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Vi racconto la guerra geopolitica dei vaccini. Parla Magri (Ispi)

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Conversazione di Davide Lessi per la Stampa con Paolo Magri, vicepresidente dell’Ispi e docente di Relazioni internazionali alla Bocconi sullo scontro globale sui vaccini

 

Lo scontro globale sui vaccini «è un grande gioco dove ogni colpo appare lecito». Una partita che può «ridisegnare» la geopolitica. Per Paolo Magri, vicepresidente dell’Ispi e docente di Relazioni internazionali alla Bocconi, lo stop di AstraZeneca «crea un problema serio per le campagne di vaccinazione che salvano vite umane».

Un problema «grave» se fosse provato che è frutto della competizione tra Stati e allo stesso tempo «surreale», perché avviene in un momento di «scarsità di dosi». Professor Magri, cosa sta succedendo sui vaccini?

«C’è certamente un acceso confronto dove tutto è lecito: dalle accuse reciproche, alla propaganda, ai blocchi all’export. Per triste che possa apparire, ci dovremmo stupire del contrario: dai vaccini dipendono la salute, l’economia, e gli esiti elettorali di buona parte dei Paesi del mondo. E, sempre sui vaccini, si gioca anche la partita fra Russia, Stati Uniti, Cina e Europa. Una partita iniziata da tempo ma che può essere ridisegnata dal grande gioco sui vaccini».

È il più grande affare di sempre per le industrie farmaceutiche, in gioco ci sono tra i 120 e i 150 miliardi di dollari di ricavi. Secondo alcuni analisti dietro lo stop di AstraZeneca ci sarebbe una feroce lotta per accaparrarsi il mercato europeo. Che ne pensa?

«Se fosse provato sarebbe grave e surreale. Grave per lo stop alla campagna nei Paesi Ue. Surreale perché stiamo vivendo in un periodo di scarsità dei vaccini, non una fase di eccesso. Boicottare un avversario senza poterlo rimpiazzare sarebbe surreale oltre che grave».

In Italia si è prestata molto attenzione ai casi di morte sospette dopo la somministrazione del vaccino. All’estero?

«Se ne parla ma con toni nettamente più soffusi. Anche negli Usa dove a oggi i decessi dopo la vaccinazione sono 1.913 si tratta comunque dello 0,0018% rispetto alle 109 milioni di dosi somministrate. Certo si può anche immaginare che un ruolo simile l’abbia giocato la politica. Da noi abbiamo sospeso solo AstraZeneca, britannico, e non Pfizer, statunitense, che pure riportava un numero simile di reazioni avverse».

Una dose di AstraZeneca costa 2,80 euro, Pfizer circa 16. Non è che la sfida commerciale si è scatenata per questo?

«Se fosse confermata la guerra commerciale e fosse ispirata anche da una competizione impropria tra prodotti con prezzi diversi sarebbe ancor più grave. Dubito, però, sia così perché ogni società ha già firmato contratti per miliardi di dosi con i Paesi acquirenti concordando i prezzi: il problema principale è il mancato rispetto dei contratti firmati».

A proposito di contratti, Von der Leyen chiede «reciprocità» alla Gran Bretagna.

«Mi sembra il minimo. Ma c’è un aspetto da chiarire, per tutti: qual è il senso di esportare milioni di dosi verso un Paese, per poi chiedere allo stesso Paese di esportare milioni di dosi verso l’Europa?».

Fatto sta che Londra non ha mai interrotto la somministrazione di AstraZeneca.

«La Gran Bretagna ha tenuto la barra dritta nel somministrare i vaccini, nonostante i casi domestici di reazioni avverse al vaccino. Dietro c’è certamente anche la difesa di un “brevetto inglese”, ma ci vedrei soprattutto la volontà di tornare alla normalità prima di tutti gli altri Paesi europei, per sottolineare il modello vincente dell’autonomia post-Brexit».

Ieri sono stati annunciati anche otto nuovi brevetti. Crede sia giusto aver appaltato tutto alle case farmaceutiche private durante la più grande pandemia della storia?

«Beh. Chi altro poteva sviluppare vaccini e produrli in piena emergenza se non le imprese farmaceutiche? Altra questione, è se sia corretto lasciar totalmente in mano privata la gestione delle pandemie che si ripresentassero post Covid. In questa valutazione rientra anche una revisione della normativa sui brevetti o quantomeno l’individuazione di meccanismi di deroga più rapidi e percorribili di quelli già attualmente previsti».

 

(Articolo pubblicato su lastampa.it; l’estratto integrale è stato pubblicato qui)

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