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Vi racconto cosa succede davvero nei pronto soccorso

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Al pronto soccorso anche con pochi e lievi sintomi Covid perché manca la medicina di territorio: le denuncia di Salvatore Manca, presidente della Società italiana di medicina d’urgenza

 

I contagi da Covid tornano vertiginosamente a salire e i pronto soccorso degli ospedali tornano ad essere in affanno.

Perché? Semplice: “Si stanno recando nei servizi di pronto soccorso anche pazienti pauci sintomatici”, dal momento che la medicina di territorio è assente o fatica ad organizzarsi, denuncia il Presidente della Società italiana di medicina d’urgenza, Salvatore Manca. Tutti i dettagli.

ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO IN CRESCITA

Partiamo da quello che, per il presidente Manca, è un dato di fatto: gli accessi al pronto soccorso sono tornati a salire. “Rispetto al primo periodo di marzo-aprile in cui c’era stata una riduzione notevole dal 30 al 60% degli accessi al pronto soccorso, ora abbiamo un aumento degli accessi, rispetto anche ai periodi non Covid”, sostiene ad Omnibus, programma di La7, il presidente della Società italiana di medicina d’urgenza, Manca.

AL PS ANCHE PAUCI SINTOMATICI

“Si stanno recando nei servizi di pronto soccorso anche pazienti pauci sintomatici o con sintomi lievi”, sostiene Manca.

MANCA LA MEDICINA DI TERRITORIO

Il problema, spiega il presidente della Società italiana di medicina d’urgenza, è che assente o quasi la medicina di territorio, quella che dovrebbe trattare i casi più lievi. “Questo accade a mio parere e a parere della mia società scientifica perché è carente l’organizzazione territoriale. Il territorio non sta funzionando adeguatamente. Le unità speciali di continuità assistenziale che dovrebbero seguire i pazienti pauci sintomatici a domicilio sono scarse numericamente”, dice Manca, che denuncia che “c’è un sovraccarico di lavoro nei servizi 118 che vengono chiamati a domicilio per visitare i pazienti sintomatici. Molte volte li lasciano a casa, ma chiaramente si sottrae il servizio del 118 da quello che è il suo compito essenziale”.

ANCHE IL TRACCIAMENTO NON FUNZIONA

Anche il tracciamento si porta dietro tutte le sue difficoltà. “C’è caos anche da questo punto di vista. C’è una difficoltà effettiva a tracciare i contatti dei pazienti”, denuncia Manca.

Il motivo? “Non vengono riversati sui servizi di igiene pubblica i nominativi dei pazienti positivi. Se vengono fatti i tamponi dai medici di medicina generale, quelli rapidi – anche se hanno una affidabilità dell’80% e quindi un 15% non viene rintracciato come positivo – i tamponi positivi vengono inviati a fare il tampone molecolare per la conferma diagnostica della positività al Covid. Questi pazienti non vengono segnalati ai servizi di igiene pubblica e quindi non è possibile rintracciare i contatti”, spiega Manca.

SERVE CHIUSURA LOCALE

Il presidente si esprime anche su un ipotetico lockdown. “La chiusura non deve essere generalizzata, vanno chiuse le zone con incidenza più alta e in cui la curva della crescita dei contagi è esponenziale”, dice Manca.

Se è vero che chiudere può essere “un danno per attività commerciali”, aggiunge Manca, è vero che “bisogna anche vedere il lato opposto, ovvero quanto costano i pazienti ricoverati e quanto costa alle famiglie un decesso legato al Covid”.

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