Sanità

Chi e perché critica i tamponi rapidi Abbott anti Covid

di

Abbott

Il laboratorio di Andrea Crisanti boccia i tamponi rapidi di Abbott: 3 positivi su 10 potrebbero risultare negativi

 

Dal Veneto, la regione che per prima ha creduto, sponsorizzato e promosso il tampone rapido, arrivano le critiche al test di Abbott. Secondo un’indagine condotta a Padova, nel laboratorio di Andrea Crisanti, infatti, è risultato che con i test rapidi dell’azienda americana 3 positivi su 10 potrebbero risultare negativi.

Andiamo per gradi.

TEST POCO AFFIDABILI

Secondo il laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università di Padova, diretto dal professor Andrea Crisanti, i test rapidi antigenici di Abbott sono poco affidabili, come dimostrato in uno studio presentato proprio alla Regione Veneto il 21 ottobre scorso, secondo quanto riporta Il Giornale.

LO STUDIO

Lo studio, condotto dal laboratorio di Crisanti, in collaborazione con il reparto malattie infettive e il pronto soccorso dell’ospedale di Padova, ha coinvolto 1593 pazienti.

18 FALSI NEGATIVI

I risultati? Che al tampone rapido sono sfuggiti 18 infetti su 61, come da verifica sovrapponendo i risultati dei tamponi rapidi con quelli di un tampone molecolare classico, eseguito contemporaneamente sugli stessi pazienti.

3 POSITIVI SU 10 POTREBBERO RISULTARE NEGATIVI

Facendo qualche calcolo, secondo quanto evidenziato dal laboratorio di microbiologia dell’ospedale di Padova Crisanti, con il test rapido 3 positivi su 10 potrebbero risultare negativi.

Per lo studio, dunque, il test di Abbott avrebbe “una sensibilità di circa il 70%, inferiore a quella dichiarata” dall’azienda americana.

NON SOLO BASSA CARICA VIRALE

Quello che lascia perplessi è il fatto che i falsi negativi non riguardavano solo pazienti con bassa carica virale. “Tra i campioni risultati negativi al test antigenico vi sono ben 6 casi di pazienti con carica virale molto elevata”, spiega Crisanti, in base a quanto riportato da Repubblica.

NO REFERTI NEGATIVI SU TESR ABBOTT

In seguito a quanto evidenziato dallo studio, la virologia di Padova ha deciso “in autotutela di non emettere più referti negativi” basati su quei test rapidi.

IL VENETO CI CREDEVA

Peccato che il Veneto in quei test rapidi ci ha sempre creduto e su quei test, che si diceva avessero un’affidabilità ben più elevata, sperava di fare affidamento per la gestione dei casi sospetti a scuola e in altri luoghi.

“È su nostra sollecitazione che il ministero ha validato tutto”, aveva detto il presidente della Regione Veneto Luca Zaia il 6 ottobre scorso.

LA SPERIMENTAZIONE DI TREVISO

Tutto, in effetti, era partito dal laboratorio di microbiologia di Treviso.

L’Ussl Trevigiana aveva avuto un ruolo chiave nell’analisi e nell’adozione del test rapido, grazie al lavoro del dottor Roberto Rigoli, primario di Microbiologia di Treviso e coordinatore delle 14 Microbiologie del Veneto, e della sua équipe, che ha sperimentato il test in collaborazione dell’Istituto Spallanzani di Roma.

“I test rapidi antigenici che si stanno effettuando presso gli scali romani di Fiumicino e Ciampino e presso gli ospedali pubblici e i drive-in del Veneto si sono dimostrati efficaci ed efficienti per l’attività di screening. Sono stati effettuati sia in Veneto che nel Lazio migliaia di test di conferma con risultati sostanzialmente sovrapponibili”, affermavano in una nota congiunta del 24 agosto scorso il dottor Rigoli e la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi dello Spallanzani.

UN APPALTO DA 148 MILIONI DI EURO

Ed è su queste basi che ad emulare il Veneto sono state altre 6 regioni d’Italia (Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e la provincia autonoma di Trento) ad ordinare i test rapidi per 148 milioni di euro.

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