Sanità

Vi dico tutti i problemi che avremo nel fare i tamponi rapidi. Parola di pediatra

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Tamponi rapidi dai medici di base? Ecco dubbi e perplessità di Michele Valente, pediatra di libera scelta che opera nella Asl Roma 1 e membro del comitato scientifico della Confederazione italiana pediatri extra ospedalieri

 

Mentre il Tar del Lazio esenta i medici di base a fare visita ai pazienti malati da Covid-19, il governo chiede aiuto proprio a questi per fare i tamponi antigenici rapidi. Obiettivo: smaltire le file ai drive-in, velocizzare le risposte e, si spera, recuperare il sistema di tracciamento.

Ma non sarà semplice. E, a detta degli addetti ai lavori, non mancheranno problemi che rischierebbero di aumentare i contagi e far andare in tilt, del tutto, il sistema di tracciamento.

COSA FARANNO I MEDICI DI BASE

I medici di base, pediatri inclusi, dovranno tamponare chi è in uscita dalla quarantena o chi il medico, dopo visita, ritiene di sottoporre a tampone. E quindi coloro che hanno sintomi lievi, come raffreddore o tosse, febbricola, vomito e diarrea.

I TEMPI

Quando dovranno tamponare? Ovviamente “non nelle ore di studio. Siamo chiamati a dare il nostro contributo anti Covid, ma anche a garantire la salute di tutti i nostri pazienti. Magari di notte?”, spiega con un po’ di ironia a Start Magazine Michele Valente, pediatra di libera scelta operante nella Asl Roma 1 e membro del comitato scientifico della Confederazione italiana pediatri extra ospedalieri.

“Il momento ideale sarebbe fuori dagli orari di studio, ma la cosa non è compatibile con il fatto che dobbiamo fare il tampone a chi ha sintomi durante la visita”, aggiunge Valente, che ha dato, nonostante i dubbi e le difficoltà a mettere insieme tutti gli impegni da medico, la propria disponibilità a fare i tamponi ai bambini, anche se non presso il proprio studio.

I LUOGHI

Tempo a parte, anche il dove è importante. “Fortunatamente siamo stati ascoltati, almeno in parte, quando noi medici lamentavamo che i nostri studi non sono adatti. Il 90% degli studi medici non riuscirebbe a separare il cosiddetto percorso sporco da quello pulito e questo significherebbe non poter garantire la salute dei propri pazienti, per non parlare del fatto che molto spesso gli studi sono situati in condomini che poco gradirebbero la presenza di sospetti positivi. I tamponi saranno fatti quindi anche in sedi Asl o in sedi comunque scelti dalle Asl”, spiega Valente.

SERVONO ANCHE NUOVI INFERMIERI

Trovato tempo e luogo, tutto può procedere? Non proprio. E almeno secondo Valente, “bisognerà essere in due a fare i tamponi, se vogliamo realmente organizzare bene il tutto”.

“Magari l’infermiere farà i tamponi, mentre il dottore gestisce e coordina. Bisogna considerare, infatti, che dopo il tampone si ha l’obbligo di trasmettere i dati. Nel mio studio ho il mio sistema gestionale, nei luoghi Asl dovrò portarmi il mio computer o condividerne uno con altri? Se faccio i tamponi non posso aggiornare i dati in tempo reale. Lo posso fare dopo, ma quanto tempo dopo? Entro quando quei dati, per non far saltare il sistema di tracciamento devono essere comunicati? Nell’arco della giornata oltre a fare i tamponi dobbiamo dedicare il nostro tempo anche alle visite dei pazienti no-Covid, ai bilanci di salute e alla vaccinazione. Solo la sera ci resta del tempo per rispondere alle mail ed inviare le richieste (anche di tamponi)”.

COLLABORATORI DI STUDIO

Nella regione Lazio si è concesso ai pediatri che hanno dato la propria disponibilità la possibilità di usufruire di un collaboratore di studio. “Ma questa possibilità, non è specificato, è concessa solo a chi fa i tamponi nel proprio studio? E chi andrà a farli nelle sedi Asl? – si chiede Valente – saremo almeno affiancati da personale amministrativo?”.

RISCHIO RALLENTAMENTI ULTERIORI?

“Se non gestito bene -continua Valente – finiremo con il rallentare tutto o con il trascurare parte del nostro lavoro quotidiano e questo non va fatto. Nonostante il Covid, infatti, siamo chiamati sempre alla prevenzione. È importante fare prevenzione in un bambino piccolo, per poter analizzare la crescita ed i progressi, quanto per un adolescente in piena pubertà”.

I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

E poi l’arruolamento di nuove braccia significa anche nuova attrezzatura, adeguata. “Noi pediatri di libera scelta, per la maggior parte, possiamo essere considerati Over, siamo quasi tutti sopra i sessant’anni e quindi più a rischio. Nell’accordo non c’è traccia di tutele assicurative di cui la Regione si faccia carico per noi, per esempio tramite Inail. Non possiamo trattare il Covid come fosse lo streptococco, per cui già faccio tamponi rapidi in studio munito di mascherina”.

“Noi come Confederazione di pediatri extra ospedalieri, Cipe Lazio, abbiamo chiesto dispositivi di protezione adatti: mascherine, camici monouso, guanti, copri-scarpe, ma anche tute e formazione. Formazione vera per vestizione e svestizione. Non è semplice come si crede. In base all’accordo siglato tra la Regione Lazio ed i sindacati entro 7 giorni, a partire da martedì 17, si dovrebbero svolgere eventi formativi a cura delle ASL (?), inclusi quelli per eseguire correttamente il tampone (non è banale alcuni falsi negativi possono dipendere dalla scorretta tecnica esecutiva). Speriamo basti”.

GLI ESENTI

C’è chi, per problemi o per salute, chiederà l’esenzione dal fare i tamponi. “In questo caso l’accordo prevede che il pediatra esentato si occupi di trovare un sostituto. Ecco, ci sentiamo braccia da arruolare, non personale da coinvolgere attivamente nella lotta al Covid. In questo caso ci converrebbe passare al regime di dipendenti statali, così in caso di malattia non dovremo trovare un sostituto”, conclude Valente.

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