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Vaccino italiano Reithera, ecco i primi dati del GRAd-CoV2

Reithera

Come va la sperimentazione del vaccino GRAd-CoV2 dell’azienda italiana Reithera? Tutti i dettagli, con la conferma che lo Stato è pronto a entrare nel capitale della società ora controllata da un gruppo svizzero

L’Italia si avvicina ad avere un suo vaccino: il GRAd-CoV2. A produrlo sarà l’azienda biotecnologia Reithera, controllata dalla società svizzera Keires, con sede a Castel Romano.

Chi c’era alla presentazione dei risultati della fase 1 del vaccino di Reithera

Nel corso di una conferenza stampa in streaming, alla presenza del ministro della Salute Roberto Speranza, e alla quale sono intervenuti il prof. Franco Locatelli (Cts), la presidentessa di ReiThera Antonella Folgori, il direttore dell’Aifa Nicola Magrini, il direttore scientifico dell’Inmi Giuseppe Ippolito, il commissario straordinario Domenico Arcuri, sono stati presentati i dati della prima fase del processo di sperimentazione del vaccino iniziata il 24 agosto all’Istituto Lazzaro Spallanzani. Per le fasi due e tre serviranno altri sei mesi, e se le risposte saranno in linea con quelle avute sino ad ora il vaccino italiano potrà essere sottoposto alle agenzia regolatorie (Ema e Aifa) entro la prossima estate.

Vaccino italiano: più sicuro di Moderna e Pfizer

Il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, Giuseppe Ippolito, ha spiegato che la sperimentazione del vaccino, iniziata la scorsa estate, ha coinvolto più di 100 persone, a 45 delle quali è stato somministrato il vaccino. “Abbiamo arruolato 100 persone e 45 sono state vaccinate con dosi diverse e tutti sono arrivati alla fine per la valutazione di sicurezza: il vaccino non ha avuto alcun avvento avverso grave nei primi 28 giorni dalla vaccinazioni, un risultato migliore rispetto a Moderna e Pfizer che hanno avuto effetti indesiderati. – ha detto il prof. Ippolito – Il picco di produzione di anticorpi a 4 settimane resta costante ed il vaccino è ad una sola dose”. Il direttore scientifico dello Spallanzani ha poi aggiunto che nella fase 1 il vaccino ha dimostrato di avere capacità di indurre risposta immunitaria degli adulti simile a quella di altri vaccini con due dosi. “Il 92,5% dei vaccinati ha avuto livello di anticorpi rilevabili e con una singola dose abbiamo risultati in linea con Moderna e Pfizer – ha detto ancora Ippolito – I livelli di anticorpi sono coerenti con uno schema di somministrazione singola e verosimilmente potranno aumentare con altre dosi. Ora ci aspetta la fase 2 per la quale è necessario l’impegno dello Stato”.

Come funziona il vaccino di ReiThera

A spiegare come funzionerà il vaccino prodotto in Italia dalla ReiThera è stata la presidentessa dell’azienda biotecnologica, Antonella Folgori. Il vaccino, che sarà somministrato con una sola iniezione, non è un vaccino genetico, cioè non utilizza parte di materiale genetico (mRNA messaggero) come nel caso del vaccino Pfizer-BionTech. Il vaccino di ReiThera si basa su un virus reso inoffensivo e incapace di moltiplicarsi, utilizzato per trasportare nel sistema immunitario umano le informazioni genetiche della proteina Spike, quella responsabile dell’ingresso del virus Sars-Cov 2 nell’organismo umano. Il virus-navetta utilizzato è un adenovirus, appartiene alla stessa famiglia dei virus del raffreddore. ReiThera ha una lunga esperienza in materia di adenovirus, e proprio dagli stabilimenti laziali è uscito il vaccino contro ebola. “Potremmo mirare ad una produzione di circa 100 milioni di dosi di vaccino per anno” – ha detto Folgori – “Il processo produttivo è scalabile ed economico e opportunamente formulato il vaccino è stabile a una temperatura fra 2 e 8 gradi”.

La collaborazione tra pubblico e privato: lo Stato pronto a entrare in Reithera

Il vaccino prodotto da ReiThera è frutto della collaborazione, iniziata già lo scorso marzo, tra la Regione Lazio, il Ministero della Salute, dell’Università e della Ricerca scientifica, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’IRCCS Spallanzani. Per questo studio il settore pubblico ha stanziato otto milioni di euro, cinque arrivati dalla Regione Lazio e tre dal Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica, mentre ReiThera ha investito 12 milioni di euro e si è avvalsa della collaborazione dell’Istituto Spallanzani di Roma per i test e la sperimentazione di fase uno. La fase due e la fase tre avranno necessità di ulteriori fondi. Il commissario straordinario Domenico Arcuri ha affermato, nel corso della conferenza, che lo Stato è pronto a entrare nel capitale di ReiThera per garantire il sostegno durante la fase 2 e la fase 3 della sperimentazione del nuovo vaccino. “Vogliamo lasciare al nostro paese una capacità di ricerca e sviluppo che non avevamo e la possibilità di acquisire dosi di vaccino in maniera stabile e costante nel tempo, aldilà all’emergenza di queste ore” – ha detto il commissario straordinario – “Proviamo a raggiungere una qualche indipendenza anche nella dotazione dei vaccini. Il Governo ha destinato risorse sufficienti a finanziare lo sviluppo successivo della sperimentazione di ReiThera e tramite una società pubblica, entrerà in ReiThera anche con una operazione di equity. I contratti di sviluppo serviranno a finanziare la ricerca e una stabilizzazione incrementale della produzione”.

Il brevetto del vaccino nelle mani di Reithera

Al termine della conferenza stampa la presidentessa di ReiThera Antonella Folgori, rispondendo a una domanda, ha posto l’accento sulla italianità dell’azienda che produrrà il vaccino: “ReiThera è controllata da una società svizzera, Keires. Ma in realtà ReiThera è una società italiana che lavora sul territorio italiano, paga le tasse in Italia e questo vaccino è stato sviluppato dai ricercatori che lavorano in Italia”. Ha anche aggiunto che il brevetto del vaccino è di proprietà di ReiThera che ha investito risorse per produrre “un vaccino in primo luogo per l’Italia e poi per dove servirà”. Quindi anche per altri Paesi, come ha sottolineato il direttore dell’Aifa, Nicola Magrini.

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