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Vaccini, possibile la licenza obbligatoria? Dibattito

Brevetti Vaccini

Licenza obbligatoria per accelerare la produzione dei vaccini anti Covid? Fatti, ipotesi, favorevoli e contrari. Ecco cosa dicono gli esperti dell’ipotesi che sta vagliando la Commissione europea

 

Obbligo di licenza dei vaccini.

Pfizer-BioNTech, Moderna e Astrazeneca, le uniche tre aziende al momento che hanno un vaccino anti Covid approvato per il commercio, potrebbero non farcela produrre le dosi necessarie ad immunizzare l’Italia, l’Europa ed il mondo intero. Ci sono altri vaccini in corsa, ma quelli pronti all’immissione in commercio sono ancora troppo pochi dinanzi al fabbisogno. Quale soluzione? L’Ue sta pensando all’obbligo di licenza dei vaccini.

La soluzione, secondo Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia Europea del Farmaco, non è di facile applicazione. Tutti i dettagli.

OBBLIGO DI LICENZA DEI VACCINI

Partiamo dal principio. E dalle definizioni. Licenza obbligatoria è quando un governo forza i possessori di un brevetto a concedere l’uso allo Stato od altri soggetti.

Si può fare? Sì, in base agli articoli 31 e 31bis dell’accordo Trips (Trade Related Intellectual Property Rights), relativo alla proprietà intellettuale, dell’Organizzazione mondiale del commercio è possibile bypassare i brevetti e concedere licenze obbligatorie per la produzione di farmaci essenziali.

UE PENSA A LICENZA OBBLIGATORIA

E se l’ipotesi non è stata ancora presa del tutto in considerazione, si guardi ai fatti, è anche vero che non è esclusa. Anzi l’Ue potrebbe presto ricorrerci per far fronte ai ritardi delle case produttrici dei vaccini.

LE PAROLE DI GUIDO RASI

Ricorso, però, che non avrebbe strada facile secondo Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia Europea del Farmaco.

“La Ue sta valutando la strada della licenza obbligatoria che può essere concessa in una situazione di emergenza. La situazione attuale della produzione dei vaccini presenta però alcune caratteristiche che vanno considerate per capire se queste misure siano applicabili e possano essere risolutive. La prima considerazione è che qui non siamo in una situazione di monopolio. I vaccini attualmente in uso o sviluppo si basano su diverse tecnologie”, scrive Rasi sul sito Sanitainformazione, aggiungendo: “La tecnologia che oggi ha dato i risultati migliori e che consente i maggiori volumi di produzione è quella a mRNA. Ma questa è anche la tecnologia più complessa. Un nuovo sito produttivo richiede sostanziali investimenti per riconvertire la tecnologia, ad esempio i bio-reattori che sono specifici per ciascun vaccino, oltre il trasferimento del know-how da parte del proprietario e la formazione delle nuove maestranze”.

NON BASTA IL BREVETTO

Insomma non basta, secondo Rasi, prendere il brevetto. “Tutto questo sarà molto difficile da realizzare senza un pieno accordo con il proprietario. Le cose sono in realtà ancora più complesse perché, ad esempio, le tecnologie a mRNA o con vettore virale sono il risultato di integrazioni di diverse tecnologie che creano una forte interdipendenza tra più licenze di brevetti. I tempi necessari per questi trasferimenti e adattamenti tecnologici possono essere considerati per sviluppi futuri, ma sicuramente non sono ipotizzabili per la gestione dell’attuale pandemia”.

GIUSEPPE REMUZZI: TOGLIERE BREVETTI E’ NECESSARIO

A sostenere l’obbligo di licenza è da tempo Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri.

Togliere i brevetti è “utopistico, ma sarebbe necessario”, sostiene Remuzzi in una intervista all’Huffington Post. “L’auspicio è che le iniziative internazionali e le promesse fatte da alcune aziende sul mantenere un costo minimo possano ridurre le disuguaglianze già esistenti nell’accesso ai vaccini e ai farmaci che penalizzano un numero estremamente alto degli abitanti del mondo”.

AGNOLETTO: UTILIZZARE LICENZA OBBLIGATORIA

Anche per Vittorio Agnoletto, medico e professore a contratto all’Università degli Studi di Milano e referente per l’Italia dell’iniziativa europea “No profit on pandemic”, si rende necessaria la licenza obbligatoria.

“Questo è a mio parere lo strumento che va utilizzato oggi. Sarebbe importantissimo se gli Stati europei, di fronte alla condizione attuale, ricorressero alla licenza obbligatoria. So benissimo che il ricorso a questa clausola non è automatico: i Paesi devono presentare documentazione, dichiarare che hanno difficoltà economiche e che necessitano di farmaci salvavita alla Wto, che poi discuterà”, ha detto Agnoletto.

MASSIMO GAUDINA: DEROGHE A TRIPS POSSIBILE SOLUZIONE

Anche Massimo Gaudina, capo della rappresentanza della Commissione Europea a Milano, apre alla licenza obbligatoria: “La Commissione europea è pronta in sede Trips a parlare di deroghe e potrebbe essere una delle soluzioni”, ha affermato Gaudina, intervenendo alla tavola rotonda in streaming dell’Ispi “Corsa al vaccino: (anche) una sfida fra Stati?”.

“Ma il problema non sono solo le dosi di vaccini, ci sono aspetti tecnici da preparare, come la catena del freddo. Certo ci sono stati dei problemi nella fornitura di vaccini da parte di Astrazeneca che 2 giorni fa ha parzialmente rimediato a questa carenza, c’è un negoziato molto serrato. In questa corsa al vaccino non è importante arrivare prima ma arrivare tutti. Noi raggiungeremo l’immunità di gregge quando il 70-80% della popolazione, europea e globale sarà vaccinata”, ha aggiunto Gaudina.

GLI STATI PRO (E QUELLI CONTRO)

E in occasione della tavola rotonda dell’Ispi, Nicoletta Dentico, responsabile del programma Salute Globale, Society for international Devolpment (SID), aveva illustrato quali fossero gli Stati pro licenza obbligatoria.

“L’accordo sulla tutela della proprietà intellettuale consente agli Stati di derogare a brevetti, sottraendolo alle case farmaceutiche a fronte del pagamento delle royalties, che si aggirano intorno al 10-15%, per ragioni di salute pubblica, non solo per ragioni di emergenza”, spiega la Dentico. “Il 2 ottobre India e Sudafrica hanno chiesto all’Organizzazione mondiale del commercio una sospensione della protezione della proprietà intellettuale – aggiunge Nicoletta Dentico – . Oggi ci sono più di 100 paesi che appoggiano questa proposta, chi si oppone sono gli USA, la Commissione Europa, Svizzera, Giappone e Australia”. Ma la Commissione, forse, ci ripensa.

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