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Vaccinati e non vaccinati. Dati a confronto nel report Iss su contagi e ricoveri

Report Iss

In quali fasce di età aumentano i casi? Qual è la variante più diffusa in Italia? E quanto variano i numeri tra vaccinati e non? Ecco cosa risponde l’Iss (Istituto superiore di sanità)

 

Continua ad aumentare l’incidenza settimanale di nuovi casi a livello nazionale, 195 casi per 100.000 abitanti rispetto a 162 casi per 100.000 abitanti della settimana precedente. Questo e molti altri dati all’interno dell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

SEMPRE PIÙ CASI NELLA FASCIA 6-11

L’incidenza risulta in aumento in tutte le fasce di età, ma in particolare nella popolazione 0-19 anni. Si mantiene elevata soprattutto nella popolazione in età scolare tra i 6 e gli 11 anni, dove si osserva all’incirca il 50% dei casi diagnosticati nella popolazione 0-19.

Nella classe di età 6-11 anni si evidenzia, a partire dalla seconda settimana di ottobre, una maggiore crescita dell’incidenza rispetto al resto della popolazione in età scolare, con un’impennata nelle ultime due settimane.

Si osserva inoltre, nelle ultime settimane, un aumento del tasso di ospedalizzazione nella fascia sotto i 3 anni, mentre nelle altre fasce di età risulta stabile.

Fonte: Istituto superiore di sanità

Negli ultimi 14 giorni l’età mediana dei soggetti che hanno contratto l’infezione risulta quindi in leggera diminuzione, da 42 a 40 anni.

AUMENTANO I CASI TRA I NON VACCINATI

Negli ultimi 30 giorni in Italia, si legge nel report, si è rilevata anche una maggiore incidenza di casi nella popolazione non vaccinata. Osservando la tabella dell’Iss che riporta i dati sul numero di casi diagnosticati, ospedalizzati, ricoverati in terapia intensiva e deceduti per stato vaccinale e classe d’età, si nota che: le ospedalizzazioni dei non vaccinati (di cui la maggior parte nelle fasce di età 40-59 e 60-79) ammontano a 5.081 contro le 1.843 dei vaccinati da meno di 150 giorni e le 3.432 dei vaccinati da più di 150 giorni.

Anche i ricoveri in terapia intensiva per i non vaccinati sono 747, rispetto ai 174 e 220 dei vaccinati rispettivamente da meno e da più di 150 giorni. La maggior parte dei casi, anche qui, si riscontrano nelle fasce di età 40-59 e 60-79.

Fonte: Istituto superiore di sanità

QUANTO DIMINUISCE L’EFFICACIA DEL VACCINO

Dopo 150 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, l’efficacia del vaccino nel prevenire la malattia, sia nella forma sintomatica che asintomatica, scende dal 73% a 35%, afferma il rapporto.

Rimane, tuttavia, elevata l’efficacia vaccinale nel prevenire casi di malattia severa, in quanto l’efficacia del vaccino nei vaccinati con ciclo completo da meno di 150 giorni è pari al 92,7%, mentre cala all’82,6% nei vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 150 giorni.

QUANTO È EFFICACE LA DOSE BOOSTER

L’efficacia nel prevenire la diagnosi e i casi di malattia severa, fa notare l’Iss, sale rispettivamente al 75,5% e al 93,4% nei soggetti vaccinati con dose booster.

Al 15 dicembre, in Italia, la copertura vaccinale relativa alla dose booster è pari al 22,7%.

QUAL È LA VARIANTE PIÙ DIFFUSA IN ITALIA

Secondo il rapporto dell’Iss, a oggi la variante Delta rappresenta ancora la variante predominante nel nostro Paese (prevalenza stimata> 99%) mentre Omicron è presente in un numero limitato di regioni, anche se, come scriveva Start, molto dipende dal poco sequenziamento che facciamo rispetto a Paesi come Danimarca e Regno Unito dove, invece, si sequenzia parecchio di più.

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