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contraccettivo maschile

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Un nuovo contraccettivo maschile è più vicino?

Uno studio della Cornell University ha individuato una fase specifica della produzione degli spermatozoi su cui intervenire in modo reversibile per realizzare un nuovo contraccettivo maschile non ormonale. Tutti i dettagli

 

Quella dei contraccettivi ormonali maschili è una storia di piccoli passi avanti e grandi passi indietro perché, sebbene per secoli la scienza si sia concentrata quasi esclusivamente sul corpo maschile e in un certo senso continui ancora a farlo, c’è un ambito in cui le cose sono andate diversamente ed è proprio quello della contraccezione.

Culturalmente considerata una questione tutta femminile, dalla fine degli anni ’50 la scienza ha studiato e approvato metodi ormonali contraccettivi solo per le donne, per cui gli effetti collaterali dei dosaggi ormonali sono da considerarsi parte del compromesso per evitare una gravidanza, mentre negli uomini, tali effetti – uniti alla questione del calo della libido – hanno sempre impedito di trovare una soluzione.

Ora, un nuovo studio della Cornell University di Ithaca, nello Stato di New York, ha condotto una ricerca sui topi riuscendo a bloccare in modo reversibile la produzione di spermatozoi, senza provocare alterazioni ormonali o effetti collaterali.

IL MECCANISMO BIOLOGICO DELLO STUDIO

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, è stato condotto da un gruppo di scienziati e scienziate della Cornell University di Ithaca e ha dimostrato la possibilità di interrompere temporaneamente la produzione di spermatozoi nei topi, senza compromettere i tessuti circostanti e senza intervenire sul sistema ormonale.

Il bersaglio della ricerca è stato un passaggio preciso della spermatogenesi, il processo che porta alla formazione degli spermatozoi e che comprende tre fasi principali: mitotica, meiotica e spermiogenesi.

Gli studiosi hanno individuato nella meiosi la fase più vulnerabile su cui intervenire, cioè il momento in cui le cellule germinali riducono il proprio corredo cromosomico per diventare spermatozoi maturi. Intervenendo su questo passaggio, la produzione di cellule sessuali può essere sospesa senza agire direttamente sul testosterone o sull’intero sistema endocrino.

Nel dettaglio, il composto utilizzato, JQ1, agisce interferendo con un checkpoint naturale della meiosi, bloccando la progressione della divisione cellulare e impedendo la formazione degli spermatozoi.

LA MOLECOLA JQ1 E L’INTERRUZIONE DELLA SPERMATOGENESI

JQ1, spiegano gli studiosi, è una piccola molecola nata come strumento di ricerca in ambito oncologico e infiammatorio. Nei test condotti sui topi, il trattamento ha eliminato cellule nella prima fase della divisione meiotica e ha bloccato l’attivazione genetica necessaria alle fasi successive dello sviluppo degli spermatozoi.

Nei soggetti trattati per tre settimane, la produzione di spermatozoi si è arrestata completamente, con alterazioni anche nel comportamento dei cromosomi durante la meiosi. Il blocco è avvenuto senza intervenire sulla produzione di testosterone, distinguendo questo approccio da molte strategie ormonali tradizionali.

REVERSIBILITÀ E RIPRISTINO DELLA FERTILITÀ

Uno degli elementi centrali dello studio riguarda la reversibilità dell’effetto. Dopo la sospensione del trattamento, i topi hanno recuperato la normale attività meiotica nel giro di circa sei settimane, tornando a produrre spermatozoi a livelli fisiologici.

Successivamente, gli animali sono stati in grado di riprodursi, generando prole sana e fertile, anch’essa in grado di riprodursi a sua volta. Secondo i ricercatori, inoltre, il processo non ha compromesso le cellule staminali germinali, permettendo il ripristino completo della funzione riproduttiva.

A CHE PUNTO È LA CONTRACCEZIONE MASCHILE

La ricerca si inserisce in un contesto più ampio in cui le opzioni contraccettive maschili rimangono limitate a preservativi, vasectomia e alcune tecniche sperimentali, come dispositivi termici o interventi sui dotti deferenti.

Storicamente, la ricerca su contraccettivi ormonali maschili ha subito rallentamenti e interruzioni rispetto a quella femminile, soprattutto per ragioni legate all’accettabilità degli effetti collaterali e a fattori culturali e sociali. In questo scenario, approcci non ormonali come quello basato su JQ1 o su altre molecole sperimentali vengono considerati un tentativo di superare i limiti che hanno caratterizzato finora lo sviluppo di alternative maschili.

MECCANISMI MOLECOLARI E LIMITI DELLA MOLECOLA

Dal punto di vista biologico, JQ1 agisce inibendo proteine della famiglia BET, tra cui BRDT, coinvolta nell’attivazione dei geni necessari alla meiosi e alla spermatogenesi. Questo comporta un’alterazione della cromatina delle cellule germinali e il blocco della produzione di spermatozoi a livello di spermatociti e spermatidi.

Tuttavia, le proteine BET non sono limitate al solo tessuto testicolare e la molecola non è perfettamente selettiva. Per questo motivo, alcune analisi evidenziano la possibilità di effetti “off-target”, cioè su altri sistemi biologici, dato il ruolo delle BET nella regolazione genica globale. Inoltre, come anticipato, JQ1 è stato già studiato anche in altri ambiti, come oncologia e malattie infiammatorie, proprio per la sua capacità di interferire con la regolazione dell’espressione genica.

PRECISAZIONI SPERIMENTALI E SVILUPPI FUTURI

Gli studi disponibili, inoltre, riguardano esclusivamente modelli animali e non esistono ancora evidenze sull’uomo relative alla sicurezza e all’efficacia del metodo. La reversibilità osservata nei topi è stata monitorata su tempi relativamente brevi, lasciando aperte questioni sul lungo periodo.

Per questo motivo, JQ1 non è attualmente utilizzabile in ambito clinico, anche a causa di possibili effetti collaterali neurologici emersi nelle fasi di ricerca. Lo studio viene dunque considerato soprattutto una dimostrazione di principio per l’esplorazione di nuove strategie contraccettive.

IPOTESI DI UTILIZZO E PROSPETTIVE

Tra le ipotesi future, i ricercatori indicano la possibilità di sviluppare un contraccettivo maschile somministrabile tramite iniezione trimestrale o cerotto transdermico, con l’obiettivo di rendere il trattamento più semplice e non legato a una somministrazione quotidiana. L’intento dichiarato è quello di ampliare le opzioni disponibili per la contraccezione maschile e ridurre lo squilibrio nella responsabilità riproduttiva, oggi ancora prevalentemente a carico delle donne.

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