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Il vertice Trump-Xi a Pechino visto dai giornali anglosassoni

Come emerge dal racconto fattone dalle testate in lingua inglese, il vertice Trump-Xi è stato ricco di cerimonie e toni calorosi, ma segnato da duri moniti cinesi su Taiwan, scarsi risultati sull’Iran e la chiara percezione di un rapporto tra superpotenze ormai alla pari.

Le testate anglosassoni hanno descritto il vertice Trump-Xi come un summit ricco di pompa e gesti amichevoli, ma segnato dalla fermezza cinese su Taiwan, da risultati praticamente nulli sull’Iran e dalla netta impressione di un rapporto tra superpotenze ormai sullo stesso piano.

Nel complesso, secondo le analisi fatte dalle testate che abbiamo preso in considerazione, si è trattato di un summit utile a stabilizzare i rapporti bilaterali senza risolvere le fratture profonde che dividono i due Paesi.

L’ATMOSFERA DEL VERTICE TRUMP-XI A PECHINO

The Hill parla di un vertice contrassegnato da “grande sfarzo” controbilanciato però da “ovvie tensioni” su Iran e Taiwan.

Trump si è mostrato visibilmente compiaciuto dal fasto, lodando le rose di Zhongnanhai come “le rose più belle che chiunque abbia mai visto”.

Eppure, secondo Reuters e Guardian, dietro le cerimonie impeccabili si percepiva la posizione di un presidente americano indebolito dal conflitto con Teheran e costretto a confrontarsi con un ospite pienamente consapevole della propria forza.

Time sottolinea come Trump sia stato “rimesso al suo posto” già nei primi colloqui riservati, con Xi che ha subito messo sul tavolo la questione Taiwan.

LE INTERAZIONI PERSONALI

NPR registra come Trump abbia definito Xi “un grande leader”, “un uomo che rispetto profondamente”, “un amico”, spingendosi sino a dire che sembrava “uscito dal central casting” di Hollywood.

Nel volo di ritorno, il capo della Casa Bianca ha difeso le parole del suo omologo sul declino americano attribuendole però all’era Biden.

CNN e Bloomberg mettono in evidenza che, mentre il presidente Usa appariva deferente e in cerca di sintonia personale, il suo collega è rimasto più sobrio, parlando di “trasformazione una volta ogni secolo” e proponendo che la rinascita cinese e il “Make America Great Again” possano procedere “mano nella mano”.

L’AVVERTIMENTO SU TAIWAN

Tutte le testate riportano che Xi ha definito Taiwan “la questione più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti”, ammonendo che una gestione scorretta porterebbe a “scontri e persino conflitti”, mettendo l’intero rapporto “in grave pericolo”.

Time descrive Trump come “stranamente silenzioso e a disagio” sul tema sul quale ha risposto soltanto che “la Cina è bellissima”.

Axios e Guardian notano che l’avvertimento su Taiwan è arrivato in un contesto altrimenti amichevole, utile a ribadire con forza le linee rosse di Pechino.

DOSSIER IRAN

The Hill parla di “scarsi progressi tangibili” sulla guerra in Iran, osservando che la parte cinese ha a malapena menzionato la Repubblica islamica.

Trump ha riferito che Xi si è detto disponibile ad aiutare e ha promesso di non fornire armi agli ayatollah, ma senza impegni concreti.

Yue Su dell’Economist Intelligence Unit citato da CNBC e Patricia Kim del Brookings Institution citata da Reuters evidenziano però i limiti dell’influenza cinese su Teheran.

Time aggiunge che Pechino ha tratto vantaggi indiretti dal caos, guadagnando soft power nel Sud Globale mentre Washington appare come un “guerrafondaio prepotente”.

GLI ACCORDI COMMERCIALI

Trump ha rivendicato l’acquisto di 200 Boeing, con la possibilità di salire fino a 750 ordinativi, acquisti di beni agricoli per miliardi e una maggiore apertura del mercato cinese.

Tuttavia Reuters, BBC e Axios evidenziano l’assenza di conferme ufficiali da Pechino e i precedenti deludenti. Time cita a tal proposito Chong Ja Ian della National University of Singapore: “I numeri in prima pagina sembreranno molto impressionanti (…) ma abbiamo già visto questo film”.

Xi ha promesso che “la porta della Cina si aprirà di più”, senza però dettagli vincolanti.

LO SCENARIO DELLE RELAZIONI

Time e Bloomberg parlano esplicitamente di “cambio della guardia”, con Xi che tratta Trump da pari col suo omologo americano. A tal proposito, Sung Wen-ti dell’Australian National University, citato da Time, afferma che “la Cina ha dimostrato di essersi chiaramente affermata come pari agli Stati Uniti”.

Analogamente Bloomberg riporta le parole di Richard McGregor del Lowy Institute, secondo cui “la Cina è ormai una concorrente alla pari con gli Stati Uniti”

The Hill e Guardian concludono che entrambe le parti possono rivendicare una stabilizzazione del rapporto, ma senza i grandi risultati che Trump avrebbe voluto.

UN SUMMIT SENZA SVOLTE

In sintesi, le testate anglosassoni descrivono un vertice più orientato all’immagine e alla gestione delle tensioni immediate che ai risultati concreti. The Donald ha cercato accordi rapidi da vendere in patria, mentre Xi ha consolidato con abilità il proprio status di leader di un Paese ormai sullo stesso piano di quello guidato dal suo interlocutore.

Un segnale chiaro di come il rapporto tra le due superpotenze stia evolvendo verso una competizione più equilibrata e strutturale.

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