Salute e ricerca

Ecco gli intoppi del piano vaccini in Italia

di

regioni vaccino Arcuri Gabanelli

A che punto è il piano vaccini in Italia? Il documento del governo, le rassicurazioni di Arcuri, il bando per reclutare medici e infermieri partito solo il 16 dicembre e le perplessità dei sindacati di medici e infermieri su tempi e modi. 

 

21 dicembre. Segnate la data sul calendario, potrebbe rappresentare il giorno di svolta di questo 2020: l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, potrebbe dare il via libera al vaccino anti-Covid di Pfizer-BioNTech. Tutto porta ad essere positivi: nuovi dati sul farmaco hanno spinto l’Agenzia ad anticipare la riunione, prima fissata al 29 dicembre.

L’Italia è pronta? Il Commissario Domenico Arcuri sostiene di sì. Abbiamo già un piano vaccinale, ma la verità è che la call che deve permettere di arruolare 3mila medici e 12mila infermieri vaccinatori parte dal 16 dicembre. E la gara per la fornitura delle siringhe deve essere ancora assegnata.

Andiamo per gradi.

LE PAROLE DI ARCURI

Partiamo dalle rassicurazioni. Per Arcuri l’Italia è pronta alla campagna vaccinale anti Covid. “Siamo pronti anche in caso di anticipo da parte di Ema. Non perderemo un minuto di tempo e non lasceremo nei magazzini nemmeno una dose di vaccino” ha detto a La Stampa.

IL PIANO VACCINI

In effetti, un piano vaccinale è stato già redatto ed è stato firmato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dall’Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) e dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Ad essere vaccinati subito saranno operatori sanitari e sociosanitari, persone in età avanzata e personale dei presidi residenziali per anziani. Dopo si passerà agli altri.

In sette mesi si punta a vaccinare 30milioni di persone.

LOGISTICA DEL PIANO VACCINI

Anche i dettagli sulla logistica sono stati definiti: hub di stoccaggio nazionale sarà all’aeroporto militare di Pratica di Mare. Saranno predisposti 300 punti vaccinali, condivisi con le Regioni, e organizzato tutto per la conservazione ottimale, a meno 80 gradi, dei vaccini di Pfizer-Biontech.

IL VIA LIBERA DELLA CONFERENZA STATO-REGIONI

La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al piano vaccini presentato dal Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri e nei primi giorni di gennaio partirà la vaccinazione di massa. Secondo quanto si apprende, oggi stesso il Commissario invierà alle regioni una sorta di ‘libretto delle istruzioni’ per il vaccino ed entro la settimana tutte le indicazioni per la procedura di somministrazione. Verranno consegnate il 90% delle richiede di dosi avanzata dalle Regioni e questo perché è stato stimato che non si vaccinerà il 100% del personale sanitario previsto

CALL INFERMIERI E SELEZIONI

Eppure il rischio che, pur partendo insieme con il resto d’Europa, l’Italia fino a fine gennaio si limiti ad iniettare solo qualche dose c’è. Perché, come scrive La Stampa, la call che deve permettere di arruolare 3mila medici e 12mila infermieri vaccinatori si apre oggi, 16 dicembre. E solo dopo il 28 dicembre, invece, saranno scelte le agenzie che dovranno selezionare infermieri e medici.

TEMPI LUNGHI E NUOVE SPESE

La call significa selezione, tempi lunghi, contratti e nuovi soldi da mettere sul piatto.

“Perché non coinvolgere gli oltre 30mila operatori che operano già sul territorio e negli ambulatori, oppure gli altri 250mila tra liberi professionisti e dipendenti privati che sarebbero tutti ben contenti di mettersi in gioco e integrare il proprio stipendio?”, si è chiesto il presidente del Nursing Up (sindacato infermieri italiani), Antonio De Palma, come riporta Libero Quotidiano.

SPECIALIZZANDI NON PAGATI?

E poi 3.000 medici sono pochi. Ed è per questo che Domenico Arcuri sta pensando di arruolare circa 30mila specializzandi, pagandoli con crediti formativi, riporta Libero Quotidiano.

Ma “qui non c’è alcuna attività formativa”, afferma Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, a Libero. “Nel momento in cui devi fare una semplice vaccinazione si tratta di prestazioni professionali e come tali devono essere retribuite”.

SPECIALIZZANDI IN RIVOLTA

L’idea della formazione non piace nemmeno agli specializzandi, che potrebbero non dare la propria disponibilità. “Consapevoli della gravità del momento e desiderosi di aiutare ancora una volta il Paese”, protesta Federica Viola, vicepresidente di FederSpecializzandi.

“Chiediamo che il nostro coinvolgimento venga adeguatamente riconosciuto e retribuito come verrebbe fatto per qualsiasi altro professionista sanitario, non abusando semplicemente del nostro spirito di servizio”, aggiunge Viola.

IL PROBLEMA GAZEBO

E gli eventuali intoppi, se così vogliamo chiamarli, non finisco qui. A rischio ci sono anche i i gazebo dove effettuare la vaccinazione. Da piano dovrebbero essere strutture a forma di primula, in modo da richiamare l’installazione di Piazza del popolo fatta da Stefano Boeri.

I GAZEBO

Anche su questo fronte si contano i ritardi. “Stiamo elaborando un budget e la scheda di realizzazione dei gazebo. Pensiamo che ci saranno molte aziende che svolgeranno questa funzione pro bono, ci aspettiamo e siamo certi che ciò accadrà, in qualche caso già lo sappiamo; non sarà la questione economica da considerare, molti ci regaleranno o ci stanno regalando il frutto del loro ingegno e del loro lavoro”, sostiene Arcuri. Speriamo, dunque, nel buon cuore.

MANCANO ANCHE LE SIRINGHE

Ed ancora non abbiamo le siringhe. La call per le luer lock è terminata, le offerte sono state presentate, ma i vincitori non sono stati ancora annunciati. Le siringhe arriveranno in tempo?.(qui l’approfondimento di Start Magazine)

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