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tfa cereali

Sono un po’ velenosi i prodotti a base di cereali?

Pesticide Action Network Europe ha rilevato Tfa, un tipo di Pfas, nell’82% dei prodotti a base di cereali analizzati in Europa, con concentrazioni medie oltre 100 volte superiori a quelle dell’acqua potabile. Anche l'Italia non è immune. Tutti i dettagli.

 

Un nuovo insieme di analisi condotte dal Pesticide Action Network (Pan) Europe evidenzia una presenza diffusa dell’acido trifluoroacetico (Tfa), un prodotto di degradazione dei pesticidi contenenti Pfas (ovvero le cosiddette “sostanze chimiche perenni”), in numerosi alimenti a base di cereali in Europa.

Le concentrazioni rilevate risultano mediamente decine o centinaia di volte superiori a quelle dell’acqua potabile, coinvolgendo prodotti di largo consumo e superando i limiti precauzionali applicabili alle sostanze reprotossiche, agenti chimici o fisici che possono danneggiare la fertilità e la salute riproduttiva, nonché lo sviluppo del feto e del bambino.

I PIÙ COLPITI: I PRODOTTI A BASE DI CEREALI

Le indagini di Pan Europe hanno analizzato 65 prodotti comuni a base di cereali in 16 Paesi europei, rilevando il Tfa in oltre l’81% dei campioni. Tra gli alimenti esaminati figurano cereali per la colazione, pasta, farine, pane integrale e raffinato, croissant, biscotti e pangrattato. Le analisi mostrano livelli medi pari a 78,9 μg/kg, con valori fino a 360 μg/kg nei prodotti più contaminati.

LIVELLI SUPERIORI AI LIMITI PRECAUZIONALI

Poiché il Tfa non è ancora monitorato dalle autorità alimentari europee, si applica il valore predefinito di 0,01 mg/kg (10 μg/kg) per le sostanze classificate come reprotossiche di categoria 1B. Secondo i risultati, tutti i campioni contenenti Tfa superano questo limite, con 54 campioni eccedenti la soglia prevista.

PICCHI DI CONTAMINAZIONE IN DIVERSI PAESI EUROPEI

I valori più elevati sono stati rilevati in un’ampia varietà di alimenti. Tra i dati raccolti figurano:

  • 360 μg/kg in cereali per la colazione irlandesi
  • 340 μg/kg in pane integrale belga
  • 310 μg/kg in farina di grano tedesca
  • 210 μg/kg in una baguette francese
  • 200 μg/kg nel “Ruchbrot”, un pane svizzero
  • 180 μg/kg in un croissant francese
  • 130 μg/kg in pan di zenzero olandese

Pan Europe evidenzia inoltre concentrazioni rilevanti anche in prodotti italiani, spagnoli, greci e di altri Stati membri. Dei prodotti italiani, il Pan scrive di aver rilevato 26 µg/kg negli spaghetti e aggiunge che si tratta della “punta dell’iceberg” poiché “è stato analizzato un solo campione”.

Fonte: Pesticide Action Network Europe

L’ENNESIMA “SOSTANZA CHIMICA ETERNA”

Il Tfa, spiega lo studio, deriva dalla degradazione di pesticidi Pfas e di altre sostanze fluorurate, come gli F-gas. È altamente persistente, solubile e capace di accumularsi in acqua e suoli. Le sue caratteristiche ne determinano la classificazione come “sostanza chimica eterna”, poiché può permanere nell’ambiente per secoli.

I RISCHI ASSOCIATI ALLA SALUTE

Secondo gli studi citati, il Tfa è una sostanza reprotossica, con potenziali effetti sullo sviluppo fetale, sulla fertilità e su organi come tiroide e fegato. Analisi tossicologiche industriali lo collegano anche a un peggioramento della qualità dello sperma e a effetti sul sistema immunitario. I livelli di esposizione alimentare stimati da Pan Europe indicano che, per i bambini, il consumo dei prodotti analizzati può rappresentare fino al 184,3% della dose giornaliera ammissibile proposta.

AGIRE SUBITO

“Tutte le persone sono esposte al Tfa attraverso molteplici vie, inclusi alimenti e acqua potabile. I risultati evidenziano la necessità urgente di un divieto immediato dei pesticidi Pfas per fermare l’ulteriore contaminazione della catena alimentare”, ha dichiarato Salomé Roynel, Policy Officer di Pan Europe.

Angeliki Lysimachou, Head of Science and Policy della stessa organizzazione, ha aggiunto: “I livelli di Tfa hanno superato il limite massimo di residuo predefinito per sostanze reprotossiche o interferenti endocrini nell’81,8% dei campioni. I pesticidi che rilasciano Tfa devono essere vietati con urgenza. Non possiamo permettere che bambini e donne in gravidanza siano esposti a sostanze chimiche che sappiamo danneggiare la salute riproduttiva”.

Le organizzazioni chiedono inoltre l’introduzione di un limite di sicurezza specifico per il Tfa, il monitoraggio sistematico degli alimenti e il divieto dei pesticidi Pfas.

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