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Test Covid ai pesci e non solo, così la Cina continua la guerra al virus

Test Covid Pesci Cina

Alla Cina non bastano più i severi lockdown e i tamponi a tappeto, ora ritornano anche i test Covid sugli animali, in particolare sui pesci, ritenuti veicolo del virus. I contagi, però, continuano a crescere, l’economia soffre e Pechino ne approfitta anche per punire la ribelle Taiwan

 

La paranoia della strategia zero Covid della Cina non ha limiti e dopo le scene di panico viste qualche giorno fa in un negozio Ikea di Shanghai, ora arrivano anche i test sui pesci per arginare i contagi.

CRESCONO I CONTAGI…

Nonostante i continui lockdown che paralizzano il Paese più popoloso al mondo, i casi Covid in Cina continuano ad aumentare. Dopo i 2.888 di martedì 16 agosto, ieri – con 3.424 contagi – è stato raggiunto il numero più alto da tre mesi.

…MA NON L’ECONOMIA

Tuttavia, la rigida strategia zero Covid, oltre a non dare risultati dal punto di vista sanitario sta costando a Pechino molto a livello economico. Come rilevato da diversi analisti, scriveva all’inizio del mese SkyTg24, “il Pil è cresciuto appena dello 0,4%, ben al di sotto delle previsioni intorno all’1%, e rallentando bruscamente dal 4,8% del primo trimestre”.

I TEST COVID A PESCI E PESCATORI

Questa settimana, dopo aver registrato 40 casi, la città costiera di Xiamen ha sottoposto a test Covid più di cinque milioni di persone.

Ma non è comunque bastato a contenere la preoccupazione e il comitato distrettuale di Jimei Maritime Pandemic Control della città, riferisce Agenpress, ha emesso un avviso in cui afferma la necessità di sottoporre a tampone sia i pescatori che rientrano in porto sia il frutto del loro lavoro subito dopo lo sbarco quotidiano.

I telegiornali locali hanno mostrato funzionari e operatori dotati di tute di protezione che effettuavano i tamponi su pesci e granchi vivi, suscitando fibrillazione sul web:

La ragione, scrive il Guardian, sarebbe che “alcuni pescatori avevano effettuato scambi illegali o contatti con navi d’oltremare mentre erano in mare, con conseguente importazione del coronavirus”. Ma secondo il quotidiano britannico “non è stata rilevata alcuna traccia del virus”.

NON È LA PRIMA VOLTA

Anche se può sembrare bizzarro, questa non è la prima volta che animali vivi vengono testati. Nel giugno 2020, ricorda AgenPress, uno dei focolai a Pechino aveva scatenato il panico dei salmoni e il mese prima i media ufficiali avevano diffuso filmati di un ippopotamo testato nel parco naturale di Huzhou dicendo che era necessario sottoporlo a test due volte a settimana.

Lo scorso aprile a Shanghai, città più volte colpita da rigidi lockdown, erano stati eseguiti test sia su pesci al mercato che su suini e a novembre il Paese aveva sospeso le importazioni di prodotti alimentari congelati.

LA PAURA PER IL MERCATO

Non è mai stata confermata la versione che il virus si sia diffuso a causa dello spillover, ovvero di un salto di specie, ma la paura che gli animali venduti al mercato possano essere veicolo di contagio è ancora reale. Non a caso, due anni fa, era stato proprio il mercato a diventare il primo luogo sospettato per lo scoppio della pandemia.

L’EPIDEMIA DI HAINAN

L’ansia che si è sparsa a Xiamen sembrerebbe essere stata la conseguenza di quanto si sta verificando a circa 1.200 km da lì, nell’isola di Hainan, considerata le Hawaii cinesi. L’epidemia di Hainan, si legge su SkyTg24, è diventata la più grande del Paese da quando Shanghai è stata chiusa in primavera.

E secondo AgenPress, la provincia di Hainan ha registrato più di 10.000 casi dall’inizio di agosto e le autorità hanno affermato di ritenere che questo focolaio sia probabilmente collegato alla comunità di pescatori.

Un dipendente dell’Ufficio per lo sviluppo oceanico municipale di Xiamen ha dichiarato al South China Morning Post: “Abbiamo preso lezioni da Hainan, che sta assistendo a una grave epidemia. Si dice che potrebbe essere innescato da transazioni di prodotti marini tra i pescatori locali e le loro controparti d’oltremare”.

Con i casi concentrati nella città turistica di Sanya, le infezioni accertate nell’isola di Hainan sono state 614, con 2.810 portatori asintomatici, secondo i dati diffusi nella giornata di giovedì 18 agosto dalla Commissione sanitaria nazionale.

Nell’isola sarebbero ancora bloccati migliaia di turisti, molti dei quali avrebbero iniziato a protestare contro le severe misure di lockdown imposte.

RITORSIONE COMMERCIALE?

Politica zero Covid a parte, il timore che gli animali possano essere veicolo del virus potrebbe comunque essere anche un’arma per il governo cinese che, approfittando della situazione, ha deciso – casualità, proprio dopo la visita della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi – di sospendere dal 3 agosto l’export di alcuni prodotti da Taiwan affermando di aver trovato dei batteri nei prodotti ittici del Paese e pesticidi negli agrumi importati.

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