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I morti per Covid-19? sono sovrastimati? I dubbi del prof. de Vita

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Morti per Covid-19. Numeri, confronti e analisi

Il numero di morti per Covid-19 potrebbe essere stato sottostimato nel 2020 e sovrastimato nel 2021. Questa è la tesi dell’ultimo video del professor Roy de Vita, primario della divisione di Chirurgia Plastica dell’Istituto dei Tumori di Roma Regina Elena. Il medico – che da tempo segue e analizza l’andamento della pandemia – effettua la sua analisi a partire dal report dell’Istat “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente”.

Cos’è la mortalità sommersa

Il prof. de Vita, dal suo profilo Instagram, parte analizzando la “mortalità sommersa” nel primo periodo dell’epidemia da Covid-19 in Italia. Per calcolare la mortalità sommersa il primario suggerisce di prendere come riferimento un lasso di tempo in cui non si siano combattute guerre e non ci siano state epidemie e paragonarlo con il periodo oggetto di analisi. La differenza, il delta tra i due valori, corrisponde alla mortalità sommersa ovvero ai decessi da attribuire all’epidemia.

 

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La sottostima dei decessi per Covid-19 nella prima ondata

Nel corso della prima ondata dell’epidemia da Covid-19 ci sarebbe stata una sottostima dei decessi causati dal virus. “Prendiamo in esame il quinquennio 2015-2019 – dice il prof. de Vita nel suo video -. Nel periodo marzo-maggio, preso come riferimento, i dati ci suggeriscono che avremmo dovuto avere 109.520 morti invece ne abbiamo avuti 156.429, cioè 46.909 in più. In quel periodo però sono stati dichiarati morti per Covid solo 27.938, la mortalità sommersa sarebbe di 18.971 decessi che rappresentano un 40% di mortalità sommersa da attribuire all’epidemia”. Estendendo l’analisi a tutto i 2020 e non solo ai tre mesi più caldi della prima ondata i dati cambiano notevolmente. “Nell’anno 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso)”, si legge nel report Istat “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente”. “Nel gennaio scorso, una volta in possesso dei dati di tutto l’anno, lo scostamento totale su base annua si è assestato e ridotto al 25,4% perché l’eccesso di mortalità del 2020 si è assestato a 100.526, di cui 75.891 attribuiti ufficialmente al Covid-19 – continua il primario -. All’appello ne mancano 24.635, il 25,4%”.

La presunta sovrastima della terza ondata

Secondo l’analisi de Vita le cose cambierebbero a partire dal 2021. “Nel gennaio degli anni 2015-2019 è deceduta una media di 68.324 persone, mentre nel gennaio 2021 sono morte 70.538, quindi 2.214 in più ma i decessi attribuiti al Covid sono stati, per il mese di gennaio 2021, sono stati 12.527 con un surplus, non un minus, di 10.313 decessi – dice il professore – . Per la prima volta possiamo affermare che il numero decessi dichiarati per Covid è assolutamente sovrastimato per un valore dell’82%”.

Cosa dice l’Istat

I dati cui si riferisce il prof. de Vita non sono, però, dati reali ma stime. E l’Istat lo dice chiaramente nel suo report. “Gli effetti della seconda ondata epidemica sulla mortalità proseguono nel 2021. Per il mese di gennaio si stimano 70.538 decessi, 2 mila in più rispetto alla media dello stesso mese del periodo 2015-2019 e 8.500 in più rispetto a gennaio 2020”, si legge nel report. Andando avanti l’Istituto di statistica prova anche a trovare una motivazione a questo scostamento. ”Il valore assoluto dei decessi Covid-19 (12.527) riportato dalla Sorveglianza è superiore all’eccesso calcolato per gennaio 2021 – scrive l’Istat – . Questo fenomeno è probabilmente attribuibile alla riduzione, rispetto agli anni precedenti, della mortalità per cause diverse dal COVID-19, come ad esempio l’influenza, che grazie alle misure di distanziamento ha avuto una minore incidenza nell’ultima stagione”.

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