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Vi spiego verità e falsità su Covid, morti e ospedali

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roy de vita Covid morti

Cosa ha detto Roy De Vita, primario della Divisione di Chirurgia Plastica dell’Istituto dei Tumori di Roma Regina Elena, su Covid, morti, pronto soccorso e ospedali

 

Il Covid-19 è aggressivo come marzo-maggio? Il crescente numero dei contagi deve realmente farci preoccupare? Qual è la realtà basata sui numeri e cosa succede negli ospedali (quasi saturi)?

A rispondere a queste domande è Roy De vita, chirurgo plastico, primario della Divisione di Chirurgia Plastica dell’Istituto dei Tumori di Roma Regina Elena.

Tutti i dettagli.

STARE DIETRO AL NUMERO DEI CONTAGI E’ FUORVIANTE

Partiamo da una considerazione. “Purtroppo in questo momento se non si è catastrofisti si è classificati come negazionisti e questo non va bene. Io non sono affatto un negazionista e mi limito a leggere dei dati ufficiali forniti dall’Istituto Superiore di Sanità”, ha detto Roy De Vita nella diretta Instagram.

“Stare dietro ai contagi è fuorviante”, ha aggiunto.

IL NUMERO DEI DECESSI

Quale dato potrebbe darci contezza di quanto accade? Quello del numero dei morti per Covid. “I dati riguardanti i decessi, danno un quadro preciso affidabile”, spiega De Vita, snocciolando i numeri dell’Istituito Superiore di Sanità. “Nel trimestre marzo-maggi ci sono stati 34.225 decessi, nel trimestre giugno-agosto 1392 e nel bimestre settembre ottobre 1842. In un periodo quasi doppio, 5 mesi contro 3, dunque, abbiamo avuto tra giugno ed ottobre il 9,5% dei decessi rispetto a quelli avuti tra marzo e maggio”.

ETA’ MEDIA

Importante, per comprendere l’aggressività del Covid-19, è anche l’età dei pazienti deceduti. De Vita sostiene, su dati Iss, che “l’età media dei pazienti deceduti è di 80 anni, mentre l’età media dei pazienti contagiati è di 51 anni, più bassa di 30 anni”.

“Al 28 ottobre c’era l’1.1% dei decessi di pazienti di età inferiore ai 50 anni e lo 0.25 era di età compresa tra 0-40 anni”, spiega de Vita.

DECESSI E PATOLOGIE PREGESSE

E ancora. Un fattore da analizzare per comprendere la malattia da Covid-19 sono i decessi condizionati da patologie pregresse.

“Il 3.5% dei deceduti non aveva alcuna patologia, il 13.2% aveva una sola comorbidità, il 19,3 ne aveva due e il 64% ne aveva tre o più. La più frequente tra le patologia concomitanti è l’ipertensione arteriosa, seguita dal diabete”, spiega il chirurgo.

MANCA MEDICINA DEL TERRITORIO

“Questa seconda ondata è stata monitorata molto di più della prima, con un numero di tamponi spesso 10 volte superiore. La conoscenza di questo numero enorme di positivi è certamente maggiore e questo dato suscita paura”, spiega De Vita, aggiungendo che “manca una medicina del territorio” e “tutti vanno al pronto soccorso per un colpo di tosse”.

LE DENUNCE MEDICO-LEGALI

C’è poi, dice il chirurgo plastico del Regina Elena, anche un altro tema di cui bisogna tener conto: le denunce medico-legali, “ormai diventato uno sport nazionale”.

“Quale medico ti manda via anche con pochi sintomi dall’ospedale, con il rischio, per non dire la certezza, che il paziente lo denunci al minimo contrattempo”, spiega De Vita. “Sono già migliaia le denunce a quelli che per qualche giorno sono stati definiti eroi”, aggiunge il chirurgo.

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