Salute e ricerca

Brevetti liberi sui vaccini anti Covid? Girotondo di opinioni

di

lezioni Covid

Chi elogia e chi critica l’idea dell’amministrazione Biden sulla sospensione temporanei dei brevetti sui vaccini anti Covid. 

 

“Le circostanze straordinarie della pandemia Covid-19 richiedono misure straordinarie”. Sono queste le parole che ha usato Katherine Tai, rappresentante commerciale degli Stati Uniti, per annunciare che l’amministrazione americana  targata Biden valuta seriamente di dire addio alla tutela della proprietà intellettuale dei vaccini contro il covid. Queste parole hanno scatenato un piccolo terremoto perché il dibattito sull’opportunità di sospendere i brevetti va avanti da mesi. Portabandiera di questa posizione erano India e Sudafrica ma fino ad oggi nessuno dei paesi più industrializzati aveva mai accolto la proposte. Neanche una lettera aperta firmata da centinaia di premi Nobel ed ex capi di Stato era riuscita a smuovere le acque. 

Il paradosso indiano 

La decisione sarebbe arrivata in risposta al gran numero di vittime di sta mietendo il Coronavirus in India. Più di 226mila decessi dall’inizio della pandemia. Una cifra molto alta, circa il doppio delle morti italiane, che va però commisurata alla popolazione indiana che nel 2019 era arrivata a 1 miliardo e 366 milioni di persone. L’India vive una situazione paradossale: è il primo produttore di vaccini al mondo ma ha vaccinato meno del 12% della sua popolazione. Il gigante asiatico è al primo posto al mondo nel settore, con il 60% della produzione mondiale di vaccini. Il Serum Institute è il primo produttore di vaccini al mondo, ogni anno produce e vende 1,5 miliardi di vaccini. Grazie alla pandemia da coronavirus ha ottenuto la licenza di produzione dei vaccini della società anglo-svedese AstraZeneca: in India viene prodotto il 38% del totale dei vaccini che Astrazeneca commercializza in tutto il mondo.  Questi numeri testimoniano il fallimento della campagna governativa di vaccinazione.

La disastrosa campagna vaccinale indiana 

Il Ceo del Serum Institute, Adar Poonawalla, ha dichiarato al Financial Times che inizialmente il governo di Narendra Modi si era limitato ad ordinare solo 21 milioni di dosi e un ordine più ampio non sarebbe stato effettuato fino a marzo, quando la seconda ondata della pandemia aveva già travolto l’India. In totale il Serum Institute of India ha confermato di aver ricevuto un ordine di circa 260 milioni di dosi. Inoltre molte aziende farmaceutiche indiane stanno già producendo da mesi su licenze americane, compresa quella concessa gratis da Moderna. La ragione per cui l’India è così indietro nella vaccinazione , come scrive Federico Rampini su “La Repubblica”, atterrebbe alla “burocrazia incompetente e corrotta, logistica al collasso”, ragion per cui l’India è costretta a chiedere aiuto all’America. 

La soddisfazione dell’OMS

L’Organizzazione mondiale del commercio negozierà i dettagli della sospensione dei brevetti solo dopo che i suoi Paesi membri avranno concordato una sorta di rinuncia, cosa che non avverrà prima di sei settimane. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito quello attuale un momento monumentale nella lotta al Covid. “L’impegno del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e dell’ambasciatore Katherine Tai, rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, a sostenere la rinuncia alle protezioni sui vaccini è un potente esempio di leadership americana per affrontare le sfide sanitarie globali – ha scritto in una nota il direttore dell’OMS -. Mi congratulo con gli Stati Uniti per la loro storica decisione per l’equità dei vaccini e per dare la priorità al benessere di tutte le persone in tutto il mondo in un momento critico”.

Il no delle aziende del settore farmaceutico

Decisamente contraria alla sospensione dei brevetti è la Pharmaceutical Research and Manufacturers of America che ha parlato di “un passo senza precedenti che minerà la nostra risposta globale alla pandemia e comprometterà la sicurezza”. Una decisione che, dice l’associazione americana di settore, “creerà confusione tra partner pubblici e privati, indebolendo già fragili catene di forniture e alimentando la proliferazione di vaccini contraffatti”. Il timore, spiega Sven Borho, di OrbiMed Advisors, società di investimento nel settore sanitario, “è che la mossa crei un precedente che renda più facile, d’ora in poi, sospendere i brevetti”. In un editoriale dal titolo “Il furto dei brevetti di Biden” il Wall Street Journal si chiede “chi finanzierà le future terapie se la Casa Bianca autorizza gli altri paesi a depredarle?”. Senza considerare le migliaia di posti di lavoro messi a rischio dalle forti oscillazioni dei titoli delle aziende farmaceutiche. 

Farmindustria: “Vaccini anti covid arrivati grazie alla proprietà intellettuale”

“I vaccini contro il Covid 19 sono arrivati con tanta celerità grazie anche alla proprietà intellettuale”. È diretto e senza giri di parole il commento di Farmindustria, l’associazione confindustriale che riunisce le aziende farmaceutiche attive in Italia.  “Senza, infatti, la spinta dei brevetti alla ricerca e alla produzione, oggi non potremmo beneficiare di questi strumenti, fondamentali per superare la crisi pandemica e ritornare a una vita normale”, continua nel comunicato. Le iniziative annunciate dalla presidenza Biden “non risolvono il problema di avere subito più vaccini”, perché “produrre un vaccino è un processo industriale complesso, che richiede ingenti investimenti, tecnologie avanzate, trasferimento tecnologico, impianti ad hoc, macchinari dedicati, personale altamente qualificato, un’expertise consolidata. Non ci si può improvvisare produttori di vaccini contro il Covid”.  La deroga ai brevetti rischierebbe di “dirottare risorse, materie prime verso siti di produzione meno efficienti.  E potrebbe determinare l’aumento della contraffazione a livello globale”. 

Il rischio di un precedente 

La rivista americana Axios si chiede se rinunciare ai diritti di proprietà intellettuale possa creare un precedente per i futuri investimenti in nuovi farmaci. “È un rischio concreto se non si aggiungono ulteriori passaggi per aumentare la disponibilità di dosi in tutto il mondo”, si legge sulla rivista. A questo si aggiunge, come sottolineato dall’ex commissario della Fda Scott Gottlieb, che:“avviare una nuova produzione, anche se si disponesse di un trasferimento tecnologico completo e si collaborasse a stretto contatto con un nuovo partner di produzione richiederebbe almeno sei mesi, di solito molto di più”. Indebolire le tutele sui brevetti, oltre a essere una soluzione potenzialmente inefficiente, potrebbe comportare rischi significativi a lungo termine. “Mi chiedo se vogliamo inviare a potenziali aziende il messaggio che più grande è la crisi sanitaria, meno rispetteremo e proteggeremo la tua proprietà. È un ottimo sistema se si crede che questa sia l’ultima pandemia che affronteremo, ha twittato Craig Garthwaite, professore alla Northwestern University.

La liberalizzazione del brevetto risolverebbe il problema? 

“La dichiarazione di Biden ha una valenza più politica che sostanziale”, ha detto al Sole 24 ore l’avvocato Vincenzo Salvatore, professore ordinario di diritto dell’Unione europea all’Università dell’Insubria e leader Focus team Healthcare and Life Sciences di BonelliErede. “Il collo di bottiglia è la capacità produttiva, che deve essere moltiplicata”, continua l’avvocato. Il tema produzione è il nocciolo della questione anche per Rachel Cohen, direttrice statunitense dell’organizzazione no-profit Drugs and Neglected Diseases, di New York: “Una rinuncia ai brevetti sarebbe solo il primo passo per aumentare la fornitura di vaccini, in secondo luogo dobbiamo trasferire le conoscenze su come realizzarli e il terzo passaggio è un massiccio investimento nella capacità di produzione”. 

La vittoria della lobby terzomondista 

La decisione di Biden fa felice l’ala sinistra e la lobby terzomondista all’interno del partito democratico americano. “Tra i fautori dell’accesso libero ai brevetti sui vaccini figura Bernie Sanders, senatore socialista che fu rivale di Biden nella corsa alla nomination un anno fa – ha scritto Rampini su “Repubblica” – . Da tempo l’ala più radicale del partito faceva una campagna molto visibile sui media, riuscendo a sovrastare voci contrarie e pur autorevoli come quella di Bill Gates”. La decisione sarebbe arrivata dopo una telefonata fra Biden e il premier indiano Narendra Modi. “La Casa Bianca punta su un rapporto strategico con l’India, per contenere l’espansionismo cinese in Asia – scrive ancora Rampini -. Venire in aiuto a Delhi nell’acuta emergenza della pandemia è un gesto obbligato, e contribuisce a contrastare le altre diplomazie dei vaccini dispiegate da superpotenze rivali come Cina e Russia”.

Vaccini pubblici o privati?

Come ricorda il centro studi ISPI, secondo la Kenup Foundation i governi del mondo hanno speso circa 93 miliardi di euro per aiutare le grandi aziende a sviluppare i vaccini contro il Covid, sia tramite fondi per la ricerca che tramite accordi di acquisto di dosi a sperimentazioni ancora in corso, mentre tutti i guadagni sono andati ai privati. Inoltre l’Oxfam denuncia che gli stati hanno stipulato contratti senza considerare che soltanto vaccinando anche la popolazione nei paesi in via di sviluppo e non solo nei paesi ricchi, si potrà davvero sconfiggere la pandemia. In tal modo nei paesi ’ricchi’ oggi risulta vaccinata una persona su quattro, nei paesi poveri la proporzione crolla a una su 500. La mossa di Biden punti proprio a raddrizzare questa stortura,  l’amministrazione Usa, come spiega al NYT Ana Santos Rutschman, esperta di diritto sanitario alla Saint Louis University School of Law, punta a costringere Big Pharma “ad accettare dei compromessi con cui potrà convivere”.

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