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Non solo Astrazeneca, cosa succede in India sui vaccini

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L’India ha sospeso tutte le maggiori forniture all’estero di vaccino Astrazeneca contro il Covid-19 prodotte dal Serum Institute of India (Sii), il produttore di vaccini più grande al mondo, per far fronte al fabbisogno interno. L’approfondimento sul ruolo dell’India nella produzione dei vaccini, tutti i dettagli

L’India ha chiuso i rubinetti dell’export dei vaccini anticovid prodotti per AstraZeneca.  La decisione forse deriva dal fatto che il subcontinente indiano è alle prese con una nuova ondata di casi di infezioni da coronavirus, a fronte di una campagna vaccinale che stenta a decollare. L’azienda che produce i vaccini per conto di AstraZeneca, il Serum Institute, non ha rilasciato dichiarazioni e non ha spiegato le ragioni di questo stop.

Serum Institute: il maggior produttore di vaccini al mondo

Il Serum Institute è il primo produttore di vaccini al mondo. Fondata 54 anni fa Cyrus Poonawalla produce e vende ogni 1,5 miliardi di vaccini ed è anche la principale fornitrice dei Paesi in via di sviluppo. Grazie alla pandemia da coronavirus ha ottenuto la licenza di produzione dei vaccini della società anglo-svedese AstraZeneca. In India, infatti, viene prodotto il 38% del totale dei vaccini che Astrazeneca commercializza in tutto il mondo. Nei programmi della Serum Institute c’è l’espansione nei mercati europei e americani grazie a prezzi concorrenziali.

India: prima il profitto, poi la campagna vaccinale

L’India si trova nella paradossale situazione – sottolinea Aspenia – di essere il primo produttore di vaccini al mondo e aver vaccinato a mala pena lo 0,6% della sua popolazione. Il gigante asiatico è al primo posto al mondo nel settore, con il 60% della produzione mondiale di vaccini e 1,5 miliardi di dosi prodotte e esportate ogni anno verso 150 Paesi. A livello nazionale, però, la campagna di vaccinazione contro l’epidemia da covid-19 procede a rilento milioni: al 24 marzo gli indiani che avevano ricevuto una dose di vaccino sono 53,15 milioni, su una popolazione di circa un miliardo e 380mila abitanti. I grafici mostrano meglio delle parole quanto impietoso sia il paragone con le altre potenze mondiali.

 

Un brutto colpo per la campagna di vaccinazione inglese

I primi a soffrire per la chiusura dell’export indiano saranno i sudditi della Regina Elisabetta II. Fino ad oggi il Regno Unito ha potuto contare su un approvvigionamento costante e massiccio di dosi di vaccino AstraZeneca (14 milioni di dosi, quanto tutti i paesi europei messi insieme), mentre all’Europa sono stati consegnati meno lotti di quanto previsto. Il Serum Institute, che ha già rifornito il Regno Unito con 5 milioni di dosi AstraZeneca, già qualche giorno fa aveva annunciato ritardi nell’approvvigionamento di altre 5 milioni di dosi, oggi quel ritardo si è trasformato in uno stop. “Ci saranno dei ritardi, ma questo non influirà sulla nostra road map per l’immunizzazione – aveva rassicurato il ministro della sanità britannico Matt Hankok -. Ma la cosa principale è che siamo sulla buona strada e avremo modo di fornire i vaccini nei tempi previsti e in tempo per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi”. Inevitabilmente la campagna vaccinale britannica subirà un rallentamento, ha rimarcato l’Ispi. Le autorità britanniche al momento sono in contatto con New Delhi per ricevere la seconda tranche di 5 milioni di dosi ordinate al Serum Institute. Un portavoce della SII ha dichiarato alla BBC: “Cinque milioni di dosi sono state consegnate poche settimane fa nel Regno Unito, e proveremo a fornirne altre in seguito, in base alla situazione attuale e ai requisiti del programma di immunizzazione del governo in India”. A questo punto è lecito immaginare che il piano per la riapertura del paese, annunciato da Boris Johnson tre settimane fa, subirà dei ritardi. Il premier inglese aveva fissato nel 21 giugno il ritorno “alla normalità” per il Regno Unito.

Le ricadute sui paesi del Sud del mondo

La decisione è destinata a causare ritardi anche sulle consegne destinate al programma Covax dell’Onu: 64 Paesi a basso reddito dovrebbero ricevere le loro dosi di vaccino proprio dal Sii. Ad oggi i Paesi più ricchi, il 12% circa della popolazione mondiale, ha opzionato il 70% della produzione globale di vaccini fino alla fine del 2021. La gigantesca azienda farmaceutica indiana ha assecondato le esigenze dei migliori offerenti. Una nutrita coalizione di rappresentanti e organizzazioni della società civile indiana aveva lanciato, a fine giungo 2020, un appello al governo chiedendo accesso universale al vaccino e alle altre cure: “Mentre diversi istituti di ricerca governativi, aziende farmaceutiche e università in tutto il mondo sono impegnate in una corsa per sviluppare vaccini, terapie e strumenti di diagnosi contro il Covid-19, cresce la preoccupazione sull’accessibilità, sul costo e sulla disponibilità dei questi prodotti per le persone e le comunità più vulnerabili nei Paesi in via di Sviluppo”. Dopo la decisione di oggi il Sii ha rinviato la spedizione del preparato AstraZeneca a Paesi come Brasile, Regno Unito, Marocco e Arabia saudita.

La posizione dell’India e del Sudafrica sui brevetti

L’India e il Sudafrica avevano chiesto all’Organizzazione Mondiale del Commercio di sospendere temporaneamente la proprietà intellettuale sulle tecnologie, i farmaci e i vaccini contro il nuovo coronavirus durante la pandemia almeno fino a quando non sarà raggiunta l’immunità globale di gruppo, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima al 70% della popolazione mondiale. La Intellectual Property Owners Association, finanziata e guidata da Pfizer e Johnson & Johnsonha presentato una lettera all’amministrazione all’inizio di quest’anno chiamando l’iniziativa Sud Africa-India all’OMC come tra le “proposte pericolose” che sono “controproducenti per rispondere a questa e alle future pandemie”. Lo scorso 11 marzo la proposta indo-sudafricana è stata bocciata dall’OMC.

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