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Insegnanti no-vax a scuola, che cosa cambierà

Ventilazione Meccanica Scuole

Con l’inizio del nuovo anno scolastico rientreranno a scuola i docenti no-vax e i lavoratori fragili ai quali non sono state rinnovate le previgenti  tutele sanitarie. L’intervento di Francesco Provinciali

Mentre noti virologi che hanno sempre ispirato le decisioni sanitarie sul Covid da parte dei Governi in carica si candidano alle elezioni o si mettono a disposizione dell’esecutivo per rafforzare una linea di tendenza preventiva ispirata dalla scienza e dalla medicina, giunge alle scuole una Circolare del Ministro dell’Istruzione sul rientro in servizio dal 1° settembre dei docenti no-vax.

Con il 31 agosto cessano le misure di protezione sanitaria e anche i professori non vaccinati potranno ritornare a scuola, anche se impegnati in compiti diversi dall’insegnamento. Nonostante la più recente media nazionale si attesti su circa 25 mila nuovi casi e 100 decessi giornalieri, con un indice di positività tra il 15 e il 20 % a seconda delle regioni, si allentano le restrizioni ed è significativo che ciò avvenga anche a scuola, dove non sono stati adottati gli attesi provvedimenti sull’aerazione delle aule, l’organizzazione della didattica in presenza, il sovraffollamento delle classi, i distanziamenti e la profilassi dei casi: le scuole sono un luogo di compresenze variegate per età di alunni e personale ma prive di presìdi sanitari di controllo specie da quando la figura del medico scolastico è stata giubilata.

Nel frattempo, nonostante emendamenti e odg presentati in Parlamento dagli On.li De Toma e Dall’Osso, e dal Sen. Cangini, appelli e prese di posizione a mezzo stampa (anche noi abbiamo fatto la nostra parte) non sono state rinnovate le tutele per i lavoratori fragili, scadute il 30 giugno u.s. Non il lavoro agile e neppure l’equiparazione delle malattie al ricovero ospedaliero, misure sempre assunte e – salvo brevi periodi – rinnovate nei due anni e mezzo di pandemia.

Nemmeno nel Decreto aiuti-bis, nonostante voci di interessamento da parte dei Ministri del Lavoro e della Funzione Pubblica, nulla è stato deciso in proposito, ai limiti dell’inadempienza amministrativa e sanitaria nei cfr. di una categoria di lavoratori chemioterapici, immunodepressi, cardiopatici ecc. con patologie peraltro riconosciute dal Decreto Min. Salute del 4/2 u.s. e quindi sovraesposti al contagio. Ha lasciato allibiti questa totale assenza di decisioni in proposito, da parte del Governo e del Parlamento. Il Ministro Bianchi dirama dunque disposizioni per il rientro in aula, a contatto con gli studenti e i lavoratori fragili, di docenti e ATA no-vax che si sono sempre sottratti non solo ai vaccini ma ad ogni tipo di controllo sui contagi e lo fa dispiegando l’apparato burocratico del suo Dicastero per istruire nel merito le scuole di ogni ordine e grado. Evidentemente non è bastata la decisione di istituire la contestata figura del ‘docente-esperto’ al Ministro P.I. per lasciare il ricordo di una presenza scialba e poco incisiva: questa decisione di iniziare l’anno scolastico facendo rientrare contemporaneamente in servizio coloro che si sono sempre sottratti ad ogni profilassi contro il Covid e i colleghi lavoratori fragili che meritano tutele speciali per evitare il pericolo di contagi fatali, risulta evidentemente condivisa dai Ministri della Salute, del Lavoro e delle Disabilità, e ciò è inevitabile venendo meno per il personale della scuola l’obbligo della somministrazione del vaccino. Il Governo è in carica per il disbrigo degli affari correnti ma un inizio di anno scolastico impostato in questo modo suscita perplessità e sconcerto. Alterniamo periodi di fiducia e allentamento delle misure restrittive a nuovi provvedimenti cautelativi, di prevenzione, controllo e profilassi, specie in concomitanza con l’arrivo di nuove varianti.

Si prevede infatti un autunno più difficile del periodo attuale.

E sullo sfondo restano i grandi numeri della pandemia: in Italia finora 21.630.000 contagiati, 175mila morti, 250 milioni di tamponi effettuati, mentre i grafici di questi dati non hanno ancora imboccato una decisa inversione di tendenza al ribasso.

Ogni decisione politica sull’organizzazione della vita sociale e sulle tutele sanitarie individuali si rivela dunque decisiva, mentre si avvalora il detto “la prudenza non è mai troppa”.

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