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Ragioni e sentimenti sul perché la spesa farmaceutica è fuori controllo

Sforamento record di 3,7 miliardi di euro per la spesa farmaceutica nei primi dieci mesi del 2025 e la voragine degli acquisti ospedalieri mette a rischio i conti del Ssn. Intanto, il ministero della Salute chiede chiarimenti all'Aifa e ipotizza una revisione del prontuario per contenere i costi. Fatti, numeri e nervosismi

 

La spesa farmaceutica nazionale si avvia a chiudere il 2025 superando la soglia record di 25 miliardi di euro, con un ritmo di crescita annuo stimato tra il 6% e il 7%.

Gli ultimi dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) evidenziano uno sforamento complessivo dei tetti di spesa di oltre 3,7 miliardi di euro nei primi dieci mesi dell’anno, una situazione che mette a dura prova la stabilità del Servizio sanitario nazionale (Ssn).

Mentre il comparto delle farmacie territoriali si mantiene entro i limiti, la voragine finanziaria generata dagli acquisti diretti ospedalieri ha innescato un durissimo scontro istituzionale tra il ministero della Salute e i vertici dell’Agenzia.

IL MODELLO DELLA CONVENZIONATA E L’EFFETTO DELLE NUOVE RICLASSIFICAZIONI

Tra gennaio e ottobre 2025, la spesa farmaceutica convenzionata ha mostrato una tenuta complessiva, attestandosi a 7.208,8 milioni di euro con un’incidenza del 6,39% sul Fondo Sanitario Nazionale. Rispetto al tetto programmato del 6,80%, la gestione territoriale ha fatto registrare un andamento positivo “generando un avanzo di 461,3 milioni di euro”.

Tuttavia, l’equilibrio del comparto è influenzato dal recepimento della riclassificazione di alcune categorie di farmaci, come le gliflozine, il cui passaggio dalla fascia ospedaliera a quella delle farmacie è destinato a incrementare la spesa territoriale riducendo quella per gli acquisti diretti.

Nonostante un aumento della spesa netta di 252,6 milioni di euro rispetto all’anno precedente, il numero di ricette erogate è rimasto sostanzialmente stabile a quota 478,8 milioni.

IL BARATRO FINANZIARIO DEGLI ACQUISTI DIRETTI E IL NODO DEL PAYBACK

Il settore degli acquisti diretti, che comprende i medicinali distribuiti dalle strutture sanitarie pubbliche, rappresenta la principale criticità del bilancio farmaceutico con una spesa di 13.605,9 milioni di euro. Il tetto programmato dell’8,30% è stato ampiamente superato, raggiungendo un’incidenza reale del 12,06% e determinando “un disavanzo rispetto alla spesa programmata di +4.243,9 milioni di euro”.

Questo sforamento miliardario attiva il meccanismo del payback, che impone alle aziende farmaceutiche di ripianare metà del deficit ospedaliero, un onere che nel 2025 potrebbe raggiungere cifre record mettendo in difficoltà il settore industriale. Gli esperti avvertono che tale strumento è però limitato da continui ricorsi legali che rendono incerta la reale disponibilità di queste risorse per le casse dello Stato.

LE CAUSE STRUTTURALI: INNOVAZIONE E INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE

La crescita della spesa non è considerata un fenomeno accidentale, ma il risultato di una criticità strutturale alimentata dall’arrivo di nuove terapie avanzate e biotecnologiche ad alto costo, specialmente in ambito oncologico e per le malattie rare.

A questo si aggiunge l’invecchiamento della popolazione, che comporta un aumento della domanda di salute per patologie croniche multiple trattate con farmaci erogati “a vita”. Complessivamente, la spesa farmaceutica totale ha assorbito il 18,64% delle risorse, “evidenziando uno scostamento assoluto rispetto alle risorse complessive del 15,30% (17.257,7 milioni di euro) pari a + 3.769,7 milioni di euro”.

Allo stesso tempo, gli investimenti per i medicinali innovativi e gli antibiotici “reserve” sono stati di 654,9 milioni di euro, una cifra che “risulta interamente coperta dal rispettivo fondo” nazionale appositamente stanziato.

TENSIONI ISTITUZIONALI E IPOTESI DI REVISIONE DEL PRONTUARIO

Come riportano sia LaPresse che Il Sole 24 Ore, l’attuale dinamica dei costi ha generato forti fibrillazioni politiche, portando il ministero della Salute a inviare una formale richiesta di chiarimenti ai vertici dell’Aifa per una crescita giudicata non sufficientemente governata. Per rispondere all’emergenza, l’Agenzia ha iniziato a valutare contromisure drastiche, tra cui la rinegoziazione dei prezzi di rimborso e una revisione annuale del prontuario farmaceutico.

L’intervento punterebbe a individuare medicinali da escludere o riclassificare, eliminando i cosiddetti “doppioni” terapeutici e introducendo prezzi di riferimento per le aree terapeutiche con farmaci fuori brevetto.

La partita resta tuttavia aperta, con le aziende farmaceutiche orientate a resistere a tagli lineari che potrebbero tradursi in nuovi oneri a carico dei cittadini per l’acquisto dei medicinali.

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