Oltre una dozzina di aziende del settore alimentare hanno chiesto alla Commissione europea di non vietare l’uso di termini come “salsiccia” e “burger” per i prodotti a base vegetale. In una lettera indirizzata alle istituzioni dell’Unione, i firmatari sostengono che il divieto genererebbe “confusione inutile” tra i consumatori senza apportare benefici concreti. La proposta, già approvata dal Parlamento europeo, dovrà essere votata dagli Stati membri il 5 marzo per diventare legge.
LO SCONTRO SULLE DENOMINAZIONI DEI PRODOTTI VEGETALI
Secondo un’esclusiva del Guardian, più di una dozzina di imprese hanno invitato Bruxelles a “far prevalere il buon senso” in vista del dibattito sulla messa al bando di denominazioni tradizionalmente associate alla carne per alimenti che ne sono privi. Per le aziende, l’intervento normativo causerebbe “confusione inutile” per i clienti.
Il provvedimento comporterebbe la necessità di rietichettare prodotti come i burger di fagioli con termini alternativi. Anche specialità tradizionali come le salsicce Glamorgan di tradizione gallese, a base di formaggio e porri, dovrebbero probabilmente rinunciare alla parola “salsicce” per adottare definizioni diverse.
QUALI AZIENDE SI SONO SCHIERATE
Tra i firmatari, riferisce il quotidiano britannico, figura Linda McCartney Foods, marchio britannico fondato negli anni Novanta e oggi parte del gruppo Hain Celestial, specializzato in prodotti vegetariani e vegani distribuiti in numerosi Paesi europei. Ha aderito anche Quorn, azienda con sede nel Regno Unito nota per i suoi alimenti a base di micoproteine e presente sul mercato da oltre quarant’anni, così come THIS, marchio britannico più recente focalizzato su alternative vegetali alla carne.
La lettera è stata organizzata dalla Vegetarian Society, associazione fondata nel 1847 nel Regno Unito e attiva nella promozione dell’alimentazione vegetariana. Il documento è stato inviato ai rappresentanti della Commissione europea, del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea.
Nota pop: nel dibattito è intervenuto anche Paul McCartney, che a dicembre aveva sottoscritto un appello insieme a otto eurodeputati, affermando che etichettare le salsicce vegetariane come tali “dovrebbe bastare per far capire alle persone di buon senso cosa stanno mangiando”.
ANCHE ALDI E LIDL NON CI STANNO
Si sono espressi contro il divieto anche i gruppi della grande distribuzione Aldi e Lidl, entrambi con sede in Germania, il principale mercato europeo per i prodotti plant-based. Le due catene operano in numerosi Paesi dell’Unione e negli ultimi anni hanno ampliato significativamente le linee a marchio proprio dedicate alle alternative vegetali.
L’APPELLO DI SUMA WHOLEFOODS E QUORN FOODS
Paul Garner, responsabile dell’area commerciale di Suma Wholefoods, cooperativa britannica attiva dal 1977 nella produzione e distribuzione di alimenti vegetariani e biologici, ha dichiarato: “Promuoviamo il cibo vegetariano e plant-based dal 1977 e abbiamo assistito a tanta innovazione – e all’inevitabile reazione contraria che ne consegue. Ecco il punto: i consumatori sono intelligenti! Non hanno bisogno che le etichette vigilino su parole come ‘burger’ o ‘salsiccia’ per sapere cosa stanno acquistando. Elenchi ingredienti chiari e un po’ di buon senso sono sufficienti. Vietare termini familiari rende solo la vita più difficile agli acquirenti e ai piccoli produttori, senza aiutare nessuno”.
Dal canto suo, l’amministratore delegato di Quorn Foods, David Flochel, ha detto che è “deplorevole che si continui a spendere energie per riesaminare una questione che i consumatori hanno risolto da tempo”. Ha aggiunto: “In 40 anni, non una sola volta un cliente ci ha detto di aver acquistato un prodotto Quorn credendo che fosse carne. Pur sostenendo pienamente le norme che impediscono dichiarazioni fuorvianti, temiamo che queste nuove restrizioni rischino di creare confusione inutile e un onere normativo sia per i produttori sia per i consumatori. Invitiamo la Commissione europea, il Parlamento e il Consiglio a far prevalere il buon senso e a concentrarsi su politiche che sostengano l’innovazione e accelerino la transizione verso diete ambientalmente sostenibili”.
IL TEMPO STA PER SCADERE
Le misure per vietare l’uso di termini come “salsiccia” e “burger” per i prodotti a base vegetale sono state inizialmente presentate dall’eurodeputata francese di centrodestra Céline Imart e approvate dal Parlamento europeo lo scorso anno con 355 voti favorevoli e 247 contrari. Ora, per entrare in vigore, il testo dovrà ottenere il sostegno della maggioranza dei 27 Stati membri dell’Unione europea nella votazione prevista per il 5 marzo.


