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Perché Zaia e Crisanti si azzannano sui test Covid Abbott…

Zaia Crisanti Test Covid

Dall’osannato modello veneto del presidente della regione Luca Zaia allo studio del microbiologo Andrea Crisanti che smontava l’efficacia dei test rapidi acquistati dal Veneto (e che potrebbero essere stati responsabili di un anomalo aumento dei decessi). La guerra continua e spuntano fuori alcune intercettazioni pubblicate da Report. Tutti i dettagli

 

“Sono qua a rompermi i coglioni da sedici mesi, stiamo per portarlo allo schianto e voi andate a concordare la lettera per togliere le castagne dal fuoco al Senato accademico, per sistemare Crisanti!”, così avrebbe tuonato il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, parlando al telefono con un interlocutore sotto intercettazione.

È un’anteprima di quanto andrà in onda questa sera su Rai 3 nel corso del programma Report, che approfondirà il tema dei test rapidi Panbio prodotti dalla statunitense Abbott.

I TEST ABBOTT IN VENETO

Nei primi mesi della pandemia il Veneto e il suo presidente Zaia erano stati lodati per la gestione della pandemia e l’idea – innovativa all’epoca – di acquistare i test antigenici Panbio della Abbott per tracciare i casi era sembrata lungimirante fino a quando non è arrivato il microbiologo dell’Università di Padova e oggi senatore del Pd, Andrea Crisanti, a rompere le uova nel paniere.

LO STUDIO DI CRISANTI SULL’EFFICACIA DEI TEST

Il 21 ottobre 2020, infatti, Crisanti comunicò alla regione Veneto i risultati di uno studio sui test rapidi antigenici Abbott.

L’analisi, condotta insieme al reparto malattie infettive e al pronto soccorso dell’ospedale di Padova, mostrava che i test erano efficaci solo nel 70% dei casi, una percentuale inferiore a quella dichiarata dal produttore. Il microbiologo sosteneva quindi che 3 positivi su 10 sarebbero risultati negativi ma in realtà avrebbero continuato a diffondere il virus in quanto falsi negativi.

Abbott comunque indicava nel foglietto illustrativo che i test antigenici rapidi erano sconsigliati per lo screening, confermando quanto già sostenuto anche dall’Unione europea e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), mentre in Veneto venivano usati per testare sanitari, personale e ospiti delle Rsa, come dichiarato da Crisanti in un’intervista al Corriere del Veneto.

LA PROFEZIA DI CRISANTI

Lo studio intanto era costato al microbiologo un esposto da parte di Azienda Zero, il braccio operativo della regione Veneto che, come riferito da Crisanti al Corriere, “aveva speso oltre 200 milioni di euro nei tamponi antigenici”.

Accusato di diffamazione, il professore aveva detto: “È dai tempi dell’Inquisizione contro Galileo che non si impugna il lavoro di un ricercatore […] Se andranno avanti si renderanno ridicoli davanti alla comunità scientifica internazionale”.

Nel marzo 2021 i magistrati hanno dunque aperto un fascicolo per procedere nei confronti di Crisanti.

IL MODELLO VENETO HA FALLITO?

Durante la seconda ondata, però, nell’autunno del 2020 il Veneto non è più il modello esemplare da seguire, anzi, “da regione virtuosa diventa una delle peggiori” – scriveva Il Sole24Ore – in quanto registrava il maggior numero di vittime in rapporto alla popolazione: 1.600, afferma Report.

E da qui sorge il dubbio se questo primato c’entri qualcosa con i test Abbott fasulli…

LE INDAGINI SU ROBERTO RIGOLI, L’ELON MUSK DEL VENETO

Nella seconda ondata entra in scena un nuovo personaggio: il direttore della microbiologia di Treviso, Roberto Rigoli, definito da Zaia “l’Elon Musk del Veneto”, che subentra a Crisanti nella gestione della pandemia e gioca un ruolo fondamentale nel via libera ai test Abbott.

Rigoli, infatti, da quanto scrive Repubblica, aveva l’incarico di “confermare l’idoneità clinico-scientifica dei tamponi”. Lui afferma di aver fatto i test necessari, a seguito dei quali ha dato l’ok alla fornitura da 2 milioni di euro, che è solo una parte della maxi commessa da 148 milioni di euro.

A luglio, però, la procura di Padova, in seguito all’inchiesta avviata da Report, ha chiesto il rinvio a giudizio proprio di Rigoli perché i magistrati hanno scoperto che “a giustificare appalti milionari per i tamponi rapidi, ci sarebbero attestazioni scientifiche false”. Nella stessa occasione viene rinviata a giudizio anche Patrizia Simionato, direttrice generale pro tempore di Azienda Zero, centrale regionale per gli acquisti.

LE INTERCETTAZIONI E LA STRATEGIA (FALLITA) DI ZAIA CONTRO CRISANTI

Ma le intercettazioni preannunciate da Report potrebbero ora aggiungere altro imbarazzo a Zaia, il quale ha sbottato a telefono con Roberto Toniolo, il direttore generale di Azienda Zero, per aver mandato all’aria il piano per distruggere l’immagine di Crisanti.

Zaia, stando a Repubblica, affermava di avere qualcosa per confutare le conclusioni dello studio di Crisanti: “Ho in mano una relazione autorevolissima, che lo ha preso e l’ha aperto come un carciofo…”, avrebbe detto a Toniolo, ignaro di essere intercettato.

Toniolo però, prosegue il quotidiano romano, ha scritto “all’Ateneo padovano specificando che contro Crisanti non è stata inoltrata alcuna denuncia in procura (si tratta infatti di un esposto), proprio nel momento in cui il Senato accademico sta valutando una mozione in favore dello scienziato”.

Una mossa che non è piaciuta affatto a Zaia che in un’altra telefonata del 14 maggio 2021 tuona: “Sono qua a rompermi i coglioni da sedici mesi, stiamo per portarlo allo schianto e voi andate a concordare la lettera per togliere le castagne dal fuoco al Senato accademico, per sistemare Crisanti! […] È un anno che prendiamo la mira a questo… Adesso fa il salvatore della patria”.

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