Salute e ricerca

Perché serve l’obbligo di vaccinazione almeno per gli operatori sanitari. Parola di medico

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infermiera Synairgen covid operatori sanitari

La liceità dell’obbligo vaccinale in situazione emergenziale è affermato da una sentenza Corte Costituzionale (presidente Grossi e relatore Cartabia). L’intervento di Gianluigi Magri, medico, già sottosegretario e direttore ff Ricerca e Innovazione dell’Irccs Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna

 

Il fatto che ad oltre un anno dalla consapevolezza della pandemia continuiamo a vedere provvedimenti repentini, spesso contraddittori, dovrebbe ulteriormente far riflettere su scelte incoerenti con un indirizzo strategico oggi difficilmente intellegibile.

Dopo i poco esaltanti dubbi sulla pericolosità del virus, sull’utilità delle mascherine e sulle diverse opzioni terapeutiche, dopo la lenta risposta organizzativa siamo ormai davanti ad una strettoia ineludibile. Di fronte all’esplosione di varianti clinicamente significative la vaccinazione è di gran lunga il maggiore strumento disponibile.

Non è possibile quindi affiancare alle difficoltà logistiche (dalla disponibilità del vaccino fino all’organizzazione) una posizione timida che mini l’efficacia della campagna e ne indebolisca l’importanza dall’immagine all’efficacia.

Non è il caso di evidenziare l’utilità, direi la necessità, di vaccinare il personale non solo sanitario che operi non solo in strutture sanitarie, ma in situazioni di alta densità e promiscuità che favoriscono il contagio non solo delle persone più fragili, ma di tutti i cittadini.

Prima di tutto, per chi rifiuta il vaccino, non è possibile appellarsi alla legge 219 del 2017 che sancisce il diritto al rifiuto anche alle terapie salvavita in quanto la legge 119 del 2017 ha reso obbligatorie dieci vaccinazioni affermando il primato della tutela della salute pubblica e del mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica.

Inoltre la liceità dell’obbligo vaccinale in situazione emergenziale è affermato dalla sentenza n°5 del 2018 della Corte Costituzionale (presidente Grossi e relatore Cartabia) riaffermandone inoltre la piena compatibilità con l’art 32 della Costituzione.

Da un altro punto di vista essendo il virus in una classe biologica compatibile con l’infortunio sul lavoro ne deriva per gli operatori sanitari l’obbligo di vaccinazione per la tutela del lavoratore e dei colleghi (oltre che dei cittadini con cui si viene a contatto).

Sotto questo punto di vista l’obbligo vaccinale rappresenta anche un dovere deontologico. Tra l’altro rappresenterebbe un significativo passo in avanti rispetto all’attuale protocollo per i luoghi di lavoro.

Per gli operatori sanitari, durante una pandemia, l’accesso ad una vaccinazione efficace in assenza di terapie alternative efficaci rientra necessariamente nei criteri di idoneità al lavoro potendosi quindi motivare un provvedimento coatto dal trasferimento ad altro incarico fino al licenziamento. E’ infatti già oggi previsto l’obbligo di determinate vaccinazioni per categorie di lavoratori (es. antitetano ecc).

In modo definitivo la legge 81/08  e il TU per la sicurezza sui luoghi di lavoro, in ottemperanza dell’art 32 della Costituzione, già comportano nei fatti l’obbligo vaccinale anti Covid per gli operatori sanitari. Ridicolo tra l’altro pensare all’obbligo vaccinale per poter frequentare la scuola e la pretesa di esonerare dall’obbligo vaccinale un operatore sanitario.

Purtroppo oggi alle carenze strategiche si aggiunge un pavido tentennamento laddove ISS e CTS dovrebbero far sentire una voce troppe volte assente e dove il Ministero della Salute dovrebbe, almeno in questo, fiancheggiare con un provvedimento i tentativi delle Regioni di normare tali problematiche. I dati di mortalità del resto evidenziano, tra gli altri, l’emergenza pandemica che dovrebbe far superare eventuali timori verso i novax.

Su tutto quindi dovrebbe prevalere il concetto di emergenza pandemica a minaccia della salute della collettività, limite che supera la libera scelta individuale. E’ il tributo all’affermazione della solidarietà sancita dall’art.3 della Costituzione.

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