Sanità

Perché serve il ritorno del medico scolastico

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medico scolastico

Il post di Alessandra Servidori

 

Sono ben 8.5 milioni gli studenti, di cui 7,6 milioni che frequentano la scuola statale e i restanti la scuola paritaria. Dunque chi pensa a loro, ai nostri bambini e studenti, soprattutto in tempi di pandemia destinata a reiterarsi?

La grave condizione di epidemia che viviamo ormai da mesi, legata al Sars-Cov 2, sta spingendo, anche se sempre in ritardo, a ripensare ruoli e modelli assistenziali e sanitari.

Una volta c’era il medico scolastico, era un pediatra che si occupava di visitare periodicamente tutti gli studenti a scuola. In queste situazioni così particolari e uniche sarebbe stata una figura indispensabile. Andrebbe ripristinata e andava già riorganizzata, pur con tutte le difficoltà del caso. Se ne è parlato a settembre del 2020 ma nulla è stato fatto.

Pensare che Ordine dei Medici, la Federazione nazionale dei medici di base, era ed è tutt’ora decisamente convinto che sia la scelta da fare. La sicurezza nella scuola e la frequentazione dei bambini e dei ragazzi italiani e l’organizzazione riguarda solo molto parzialmente il medico di base perché le confuse linee guida definite prevedono che gli insegnanti e tutto il personale vengono chiamati dall’Agenzie di Tutela della Salute che poi delega le Aziende Socio Sanitarie Territoriali e i centri Covid per effettuare i test sierologici.

Una situazione di incertezza che interessa tutta la società, generando comprensibili preoccupazioni. Si era pensato inizialmente che i test sierologici venissero effettuati dal medico di base e dunque una soluzione che avrebbe forse favorito l’adesione da parte del personale scolastico. Poi si è passati dai centri Aziende Sanitarie adesso si è tornati a pensare al medico di base, correggendo il CCNL Nazionale dei medici, rimpolpando le convenzioni e mettendo nella precedente legge di bilancio un 200 milioni per le attrezzature e in quella legge di bilancio che si sta predisponendo ora non ce ne è traccia.

Forse si dice che si pensa di investire con le risorse del Recovery Fund ma non si sa. Il pozzo di San Patrizio.

Certo è sbagliato affollare gli ambulatori in questo periodo in cui vi è una ripresa forsennata del virus, anche con l’abbassamento dell’età media. I test vanno effettuati da persone con le protezioni necessarie e poche ancora sono le mascherine, guanti, calzari, camici, disinfettanti. I medici di base hanno il loro da fare con le vaccinazioni antinfluenzali — vaccino che quest’anno è diventato ancora più importante per via della circolazione del coronavirus e il vaccino anti pneumococcico contro la polmonite, ma entrambi i vaccini non si trovano, non arrivano — e le persone spaventate dalla pandemia affollano gli ambulatori.

Certo è che il medico di base ha un ruolo di sorveglianza attiva ma deve essere un superman per intervenire in caso di nuovi pazienti positivi attivando le procedure in tempi rapidi e oggi virtualmente ogni istituto scolastico dovrebbe avere un suo medico competente, ma si occupa unicamente del personale che lavora nella scuola, non degli alunni.

Ripristinare il “medico scolastico” è una esigenza fondamentale, accantonata con una irresponsabilità evidente che ci porta al panico genitoriale, posto che i bambini e gli adolescenti sono dichiaratamente untori potenziali.

E dire che il Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Coronavirus aveva proposto, a nome di tutto il Comitato, il ripristino della figura del Medico Scolastico per fronteggiare adeguatamente il prevedibile aumento del rischio di diffusione del virus legato alla ormai imminente riapertura delle scuole.

Certo il un ripristino, perché il medico scolastico è stata una figura presente negli anni ‘80 e ‘90 nell’ambito dei programmi di prevenzione sul territorio in carico alle Unità Sanitarie Locali, poi soppressa sia per ragioni di bilancio, sia per una ridistribuzione delle competenze tra le varie figure della prevenzione territoriale. Che però come si sa non ha funzionato dappertutto.

Una volta il medico scolastico era un medico di base che svolgeva un compito aggiuntivo: aggiornava le cartelle vaccinali degli alunni, ordinava schermografie ad anni alterni per prevenire la tubercolosi o altre malattie polmonari, la scoliosi, il diabete, garantiva un controllo nel tempo. Quanto importante potrebbe essere oggi, non solo in ottica Covid-19.

In grado quindi di lavorare anche sulla prevenzione, in maniera strutturata, su malattie infettive, patologie legate al comportamento, agli stili di vita e a delle situazioni che soltanto il medico scolastico presente nella scuola può conoscere con un approccio evidentemente multidisciplinare.

Una figura che nel tempo, essendo presente nei plessi scolastici con continuità, può acquisire la fiducia degli alunni arrivando a diventare un punto di riferimento per quest’ultimi oltre che di collegamento sanitario tra Aziende sanitarie, Pediatri di libera scelta, Medico di medicina generale e famiglie. I medici scolastici, secondo l’identikit, non sono soltanto professionisti che si occupano di pediatria ma dovrebbero essere in grado di affrontare e capire tutto il periodo dell’età evolutiva con tutte le problematiche che questa comporta.

È importante e necessaria la figura di un medico che da un lato svolga il ruolo di consulente per insegnanti e dirigenti scolastici e, dall’altro, operando direttamente sui ragazzi, possa mantenere l’attenzione sui metodi di contenimento dell’epidemia. La sua presenza non sarebbe limitata esclusivamente alla prevenzione del Covid-19, questi medici potrebbero senz’altro prodigarsi in altri ambiti pure essenziali a seconda dell’età dei ragazzi aiutando a scoprire il prima possibile problemi dentali o posturali o potendo anche spingersi ad offrire consigli su una più corretta alimentazione e per i ragazzi più grandi informazioni sulla difesa dalle malattie sessualmente trasmissibili e la contraccezione nelle classi più mature.

Il recupero della medicina scolastica significherebbe quello che in passato era prassi, cioè andare all’interno degli asili nido per una più accurata vigilanza, controllo dell’adeguatezza delle strutture e degli ambienti in cui i bambini sono lasciati, sorveglianza sulla loro sicurezza anche attraverso l’approvazione dei materiali utilizzati per le varie attività e soprattutto interventi di prevenzione attraverso un’attenta osservazione dell’aspetto evolutivo e relazionale di ogni singolo bambino nelle sue diverse fasi di accrescimento. Si tratta quindi di una vigilanza a 360°che potrebbe essere completata anche attraverso incontri formativi per le famiglie e il personale della scuola.

Un modello che potrebbe essere replicato dall’età del nido fino a tutta la scuola dell’obbligo. E si badi bene, molti pediatri ambulatoriali sono favorevoli ad un aumento delle competenze e degli spazi di azione.

 

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