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Perché Arcuri scarica sulle regioni i ritardi anti Covid

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Le Regioni potevano cominciare ad attuare i piani a maggio su posti letto e terapie intensive, e sarebbero state rimborsate, ma non lo hanno fatto. Le accuse di Arcuri

I contagi da Covid-19 continuano a crescere. In Lombardia, Campania, Umbria e Valle d’Aosta è già pieno quel 30% di posti letto che può essere riservato ai pazienti Covid.

Nonostante la seconda ondata fosse prevista, l’Italia si fa cogliere impreparata. Di chi è la colpa? Delle Regioni, secondo il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, che avrebbero potuto attrezzarsi, come da articolo 2 del decreto Rilancio, ma non lo hanno fatto.

Tutti i dettagli.

LE ACCUSE DI ARCURI

Partiamo dal sassolino dalla scarpa che si è tolto Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza. “In queste settimane si è detto più volte che il piano di rafforzamento degli ospedali Covid sarebbe in ritardo perché il commissario, avendo ricevuto i piani di rafforzamento regionali il 28 luglio e avendo prodotto gli atti propedeutici alla loro attivazione il primo ottobre, avrebbe perso tempo, motivo per cui le Regioni non avrebbero potuto attrezzare gli ospedali in tempo per fronteggiare la seconda ondata”, ha affermato ieri Arcuri, precisando che la colpa dei ritardi è invece da attribuire alle singole regioni.

LE REGIONI POTEVANO ATTIVARSI FIN DA MAGGIO

Alle Regioni, infatti, era stata data la possibilità di attrezzarsi fin da maggio. “Vi invito a leggere il comma 14 dell’articolo 2 del Decreto Rilancio di maggio”, ha sottolineato ieri Arcuri, rimarcando il passo in cui si prevede che “qualora la regione abbia già provveduto in tutto o in parte alla realizzazione delle opere anteriormente al presente decreto-legge il Commissario è autorizzato a finanziarle”.

“Potevano cominciare ad attuare gli allestimenti a maggio, e sarebbero state rimborsate”, evidenzia Arcuri, augurandosi che “si azzerino le polemiche”.

TEMPI ATTUAZIONE DI DUE ANNI

Non solo. “Mediamente, i piani presentati dalle Regioni prevedono tempi di attuazione di due anni”, quindi “avrebbero visto la fine della realizzazione alla fine nel 2022”, specifica Arcuri.

IL SISTEMA (ANCORA) RESISTE

La buona notizia è che ancora il sistema resiste. “Non abbiamo un problema di affollamento delle terapie intensive, ma degli ospedali”. Certo è che se i contagi continueranno a raddoppiare di settimana in settimana, allora i ritardi, imputabilità a parte, saranno pagati cari.

L’ALLARME DE LA STAMPA

A snocciolare qualche numero sull’affollamento è La Stampa. Al momento, in Italia, restano solo 477 letti disponibili per i malati Covid senza rischiare di far collassare le emergenze.

In Lombardia, Campania, Umbria e Valle d’Aosta il 30% dei posti riservati ai malati Covid è pieno.

L’APPELLO AI MEDICI DI BASE

Perchè gli ospedali tengano il più possibile, Arcuri di rivolge ai medici di base, chiedendo il loro aiuto: “dovranno aiutarci ancora di più di quanto hanno fatto finora. Dobbiamo chiedergli di curare il più possibile a casa, dotandoli dei dispositivi di sicurezza adeguati. Dobbiamo a tutti i costi alleggerire la pressione sugli ospedali”, ha detto il Commissario straordinario.

CONTAGI TANTI, MA SIAMO IN UN ALTRO MONDO

Non sono mancate, da parte di Arcuri, parole confortanti. “Stiamo vivendo un nuovo dramma, ma per affrontarlo dobbiamo capire quanto è diverso”, ha detto Arcuri sostenendo che “siamo in un altro mondo, prima il virus correva più forte di noi, correva e uccideva. Ora lo inseguiamo e lo colpiamo”, ha aggiunto.

“Abbiamo in animo di aumentare ad almeno 200mila la capacità quotidiana di tamponi e da lunedì faremo almeno altri 100mila test molecolari rapidi antigenici, quindi sarà possibile uno screening di 300mila italiani”, ha poi chiosato Arcuri, ricordando che a marzo se ne facevano “26mila tamponi al giorno”. Anche sul fronte malati siamo in un altro mondo: “A marzo il 7% dei malati era ricoverato in terapia intensiva, oggi lo 0,6%, un altro mondo”.

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