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Vaccino Hiv

Passi avanti e sfide di un vaccino contro l’Hiv

Un vaccino per combattere l'Hiv richiederà ancora del tempo ma alcuni ricercatori ne stanno sperimentando uno che induce in breve tempo la produzione di anticorpi altrimenti difficili da generare. Tutti i dettagli

 

Identificato per la prima volta nel 1983, il virus dell’Hiv ha contagiato più di 85 milioni di persone e causato circa 40 milioni di morti in tutto il mondo. Da allora, la ricerca di un vaccino che potesse contrastarlo non si è mai fermata e ora un team di studiosi del Duke Human Vaccine Institute ne ha sviluppato uno sperimentale in grado di generare gli anticorpi necessari a contrastare il virus nel giro di poche settimane.

Attualmente infatti gli unici farmaci in grado di ridurre significativamente il rischio di contrarre l’Hiv sono quelli noti come profilassi pre-esposizione (Prep), che però per essere efficaci devono essere presi quotidianamente, mentre un vaccino sarebbe un vero punto di svolta.

LA SPERIMENTAZIONE

Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati su Cell, ha coinvolto 20 partecipanti sani e negativi all’Hiv: 15 tra loro hanno ricevuto due delle quattro dosi previste del vaccino sperimentale e 5 ne hanno ricevute tre. I ricercatori hanno, però, dovuto interrompere la sperimentazione quando un partecipante ha manifestato una reazione allergica, che tuttavia non lo ha messo in pericolo la vita.

Il problema, secondo gli esperti, sarebbe stato causato da un additivo presente nel vaccino, che dovrebbe essere eliminato nei test futuri.

I RISULTATI

Dalle informazioni raccolte è comunque emerso che due dosi di vaccino erano sufficienti a indurre bassi livelli di anticorpi neutralizzanti in poche settimane e, una volta testati in laboratorio su campioni di Hiv, i ricercatori hanno osservato che erano in grado di neutralizzarne tra il 15 e il 35%.

“Dopo solo due immunizzazioni, il vaccino ha avuto un tasso di risposta sierica del 95% e un tasso di risposta delle cellule T CD4+ nel sangue del 100%. Si tratta di due misurazioni chiave nel dimostrare una forte attivazione immunitaria”, affermano gli autori della ricerca. Inoltre, “è importante sottolineare che gli anticorpi ampiamente neutralizzanti sono stati indotti dopo solo due dosi”.

I risultati, dunque, non solo hanno dimostrato che il vaccino può suscitare la produzione di questi anticorpi altrimenti difficili da produrre per combattere diverse varianti dell’Hiv, ma anche che può innescare il processo in poco tempo, mettendo in moto una risposta immunitaria essenziale.

Anche l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco ha commentato la scoperta: “Il fatto che questo vaccino abbia indotto la produzione di anticorpi neutralizzanti in breve tempo dopo la somministrazione di due dosi potrebbe indicare che siamo sulla strada giusta”.

GLI ANTICORPI NEUTRALIZZANTI

Gli anticorpi neutralizzanti, su cui il team si è concentrato, sono infatti in grado di riconoscere e bloccare diverse versioni del virus, il quale ha una grande capacità di mutazione.

Come spiegato da Barton Haynes, co-autore dello studio e direttore del Duke Human Vaccine Institute, alcune delle persone che contraggono l’Hiv generano naturalmente anticorpi neutralizzanti ma spesso, per riuscirci, sono necessari anni di convivenza con il virus e comunque non ne vengono prodotti abbastanza per combatterlo. “Si tratta di anticorpi strani, che l’organismo non produce facilmente”, ha detto Haynes.

Ecco perché con il suo team ha cercato di velocizzare questo processo attraverso delle molecole sintetiche che imitano una parte della membrana esterna dell’Hiv chiamata Mper, la quale rimane stabile anche quando il virus muta.

UNA STRADA IN SALITA

Sebbene ogni scoperta accorci la distanza dalla meta, la realizzazione – e poi la commercializzazione di un vaccino per combattere l’Hiv – è ancora lontana. Quest’ultimo studio infatti è alla fase 1 e il gruppo preso in considerazione molto piccolo.

“I nostri prossimi passi sono quelli di indurre anticorpi neutralizzanti più potenti contro altri siti dell’Hiv per prevenire la fuga del virus. Non siamo ancora arrivati a quel punto, ma la strada da seguire ora è molto più chiara”, ha spiegato Haynes.

Gli stessi ricercatori hanno ammesso che “c’è ancora molto lavoro da fare per creare una risposta più efficace e colpire più regioni dell’involucro del virus”. Tuttavia, “questo studio dimostra che anticorpi ampiamente neutralizzanti possono effettivamente essere indotti negli esseri umani mediante la vaccinazione” e “ora che sappiamo che l’induzione è possibile, possiamo replicare ciò che abbiamo fatto qui con immunogeni che colpiscono gli altri siti vulnerabili dell’involucro del virus”.

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