Un focolaio di meningite di tipo B nel Kent, nel sud-est dell’Inghilterra, ha causato due morti e almeno 27 casi tra persone giovani, spingendo le autorità sanitarie a un intervento rapido con antibiotici e vaccinazioni mirate. La diffusione, concentrata nell’area di Canterbury e legata a un ambiente universitario, è stata definita “senza precedenti” per velocità ed estensione.
UN FOCOLAIO RAPIDO E LOCALIZZATO
L’epidemia, riferiscono i media britannici, si è sviluppata in pochi giorni nella contea del Kent, con epicentro nella città di Canterbury. I primi casi sono stati collegati a persone che avevano frequentato una discoteca tra il 5 e il 7 marzo, e il numero complessivo ha raggiunto quota 20, includendo due decessi tra giovani studenti.
Le autorità sanitarie ritengono che tutti i contagi siano riconducibili allo stesso cluster e non risultano, finora, trasmissioni al di fuori dell’area. “Tutti i casi finora sono collegati all’attuale focolaio nel Kent”, ha dichiarato un portavoce dell’UK Health Security Agency.
CARATTERISTICHE DELLA MALATTIA E SINTOMI
Il ceppo identificato è la meningite meningococcica di gruppo B (MenB), una forma batterica che può manifestarsi come meningite o setticemia, entrambe condizioni gravi e potenzialmente letali. La malattia può evolvere rapidamente e i sintomi iniziali possono essere confusi con influenza o altre infezioni comuni.
I segnali includono febbre alta, mal di testa, rigidità del collo, vomito e, nei casi più gravi, un’eruzione cutanea che non scompare alla pressione. “I sintomi iniziali possono essere molto lievi, ma il peggioramento può essere estremamente rapido, portando alla morte nel giro di poche ore”, ha spiegato Paul Hunter, professore di medicina all’Università dell’East Anglia.
MODALITÀ DI TRASMISSIONE E CONTESTO UNIVERSITARIO
La trasmissione avviene tramite contatti stretti e prolungati, come baci, condivisione di bevande o sigarette elettroniche. Gli ambienti universitari, caratterizzati da residenze condivise e intensa socialità, favoriscono la diffusione del batterio.
Inoltre, secondo gli esperti, eventi ad alta densità come feste e locali notturni possono aver agito da moltiplicatori del contagio.
COSA DICONO GLI ESPERTI
Un aumento così rapido in un’area limitata è considerato, tuttavia, anomalo, infatti, gli esperti sottolineano che la meningite, nel Regno Unito, si presenta normalmente con casi isolati o piccoli cluster.
Le cause restano dunque oggetto di indagine. Tra le ipotesi figurano un’elevata trasmissibilità in un contesto specifico o una maggiore invasività del ceppo. Per il professor Andrew Preston dell’Università di Bath, o si è verificato un “tasso di trasmissione sorprendente” oppure l’infezione si sta dimostrando “più invasiva”.
RISPOSTA SANITARIA E MISURE ADOTTATE
Le autorità britanniche, scrive il Guardian, hanno avviato una risposta su larga scala, distribuendo antibiotici a migliaia di persone potenzialmente esposte e avviando un programma di vaccinazione mirato per circa 5.000 studenti. “Stiamo distribuendo vaccini e antibiotici e tracciando i contatti. Non c’è nulla che non stiamo facendo”, ha affermato un funzionario coinvolto nella gestione dell’emergenza.
Il vaccino utilizzato, Bexsero prodotto da GSK, è ritenuto efficace contro il ceppo in circolazione. “Studi sul campo mostrano che il vaccino riduce il rischio di malattia invasiva da MenB di circa il 70–85% contro i ceppi prevenibili”, ha confermato Lilith Whittles, professoressa associata presso il MRC Centre for Global Infectious Disease Analysis dell’Imperial College di Londra.
DISPONIBILITÀ DEI VACCINI E DOMANDA IN AUMENTO
Ma l’aumento delle richieste ha messo sotto pressione le farmacie. Sebbene infatti il ministro della Salute Wes Streeting abbia dichiarato che “c’è un’ampia disponibilità di vaccini nel Paese”, le associazioni di categoria segnalano carenze a livello locale: “Le farmacie sono sommerse dalle richieste […] e la stragrande maggioranza […] non dispone attualmente di scorte sufficienti”.
Secondo Bloomberg, al momento non vi sono preoccupazioni sulla disponibilità complessiva del vaccino di GSK, ma la situazione potrebbe cambiare in caso di ampliamento significativo della campagna.
LA (MANCANZA DI) COPERTURA TRA I GIOVANI
Il vaccino contro la MenB è stato introdotto nel programma nazionale britannico nel 2015 per i neonati. Tuttavia, gli studenti coinvolti nel focolaio appartengono a una fascia d’età che non ha beneficiato della vaccinazione sistematica e potrebbe quindi non avere immunità.
La campagna avviata nelle università rappresenta quindi un intervento mirato su una popolazione considerata più esposta, con la possibilità di estendere le somministrazioni in base all’evoluzione della situazione.
Come osserva The Conversation, la scelta di limitare la vaccinazione sistematica ai neonati è stata legata a valutazioni economiche e all’assenza di un effetto significativo sulla trasmissione del batterio nella popolazione. Il governo ora però ha chiesto una revisione dei criteri di accesso alla vaccinazione, mentre proseguono le analisi per comprendere l’origine e la dinamica del focolaio.







