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Mascherine cinesi, ecco le indagini di Guardia di Finanza e procura di Roma

di

giornali arcuri

La Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine della procura di Roma, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per 70 milioni. Al centro dell’inchiesta c’è l’acquisto di 800 milioni di mascherine da 3 società cinesi compiuto dalla struttura commissariale guidata da Arcuri

 

Sequestro preventivo da 70 milioni di euro.

La Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine della procura di Roma, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per 70 milioni. Al centro dell’inchiesta c’è l’acquisto di 800 milioni di mascherine da 3 consorzi cinesi, per 1,25 miliardi fatto, avvenuto attraverso alcune imprese italiane.

I FATTI

Mentre l’Italia è alle prese con la prima, tragica, ondata della pandemia, il governo ha acquistato 801 milioni di mascherine da 3 aziende cinese Whenzou Moon Rain, Whenzou Light e Luokai Trade (quest’ultima nata 5 giorni prima che arrivasse la commessa del Governo italiano).

Responsabile della spesa, pari ad 1,25 miliardi di euro, è Domenico Arcuri, commissario straordinario all’emergenza, ma a fare arrivare le mascherine sono diversi intermediari.

MAXI COMMISSIONI AGLI INTERMEDIARI DELL’ACQUISTO DI MASCHERINE

Intermediari cui sono andati ben 72 milioni di euro, non erogati dalla struttura del Commissario.

GLI INDAGATI

Gli indagati – ha scritto il Giornale – sono Andrea Vincenzo Tommasi, che era ai vertici della società Sunsky srl, il giornalista in aspettativa dalla Rai Mario Benotti, Antonella Appulo, Daniela Guarnieri, Jorge Edisson Solis San Andrea, Daniele Guidi, Georges Fares Khozouzam e Dayanna Andreina Solis Cedeno. Le altre società entrate nell’ inchiesta sono la Partecipazioni Spa, la Microproducts It Srl e la Guernica Srl.

L’INDAGINE SULL’ACQUISTO DI MASCHERINE DA PARTE DI ARCURI

L’indagine della Procura di Roma ha preso avvio da una segnalazione di operazione sospetta, emessa dalla Banca d’Italia, dopo che Andrea Vincenzo Tommasi, aveva depositato uno schema delle rimesse di denaro attese dalle società cinesi Whenzou Moon Rain, Whenzou Light e Luokai Trade.

“Di questi soldi, circa 60 milioni di euro sono finite nel conto della società Sunksy di Tommasi, altri 12 milioni sono invece finiti alla Microproducts It, società amministrata da Benotti e per l’80% riferibile a un’ulteriore azienda, la Partecipazioni Spa, di cui sono soci, Benotti, sua moglie Daniela Guarnieri e per il 3,3% Guido Pugliesi (ex ad di Enav)”, spiega il Fatto Quotidiano.

I REATI CONTESTATI

Le accuse ipotizzate dalla procura sono, a vario titolo, ricettazione, riciclaggio, traffico di influenze illecite in concorso e aggravato dal reato transnazionale,  illeciti amministrativi in materia di responsabilità amministrativa degli enti.

IL SEQUESTRO

Nell’ambito dell’indagine, il Nucleo di polizia valutaria della Gdf a Roma e Milano ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, su conti correnti, quote societarie, beni e immobili di lusso, per 70 milioni di euro.

IL RACCONTO DI SOLIS

Ma come si sono svolti i fatti? Chi ha contattato chi? Quale il ruolo dei diversi intermediari e di Invitalia, guidata da Domenico Arcuri?

A raccontarlo, in esclusiva a Non è l’Arena, programma di La7 condotto da Massimo Giletti, è stato proprio Jorge Solis, uno degli indagati. “Il 21 febbraio io arrivo dal Sud America. Mi hanno contattato miei conoscenti della Cina per lavorare con le mascherine”, racconta Solis. “Mi ha chiamato Daniele Guidi, è mio amico da tre anni, e io gli dico: <<Daniele, la Cina mi ha chiamato, c’è l’opportunità delle mascherine>>. Io ho contattato quattro o più Paesi e abbiamo cominciato con le mascherine”.

“Daniele Guidi mi passa Tommasi al telefono. Tommasi mi ha detto <<Jorge, io vorrei che tu (mi procurassi) le mascherine, voglio credito>>. La parola credito non c’è nel vocabolario del business e per questo gli ho detto: <<Guarda io non do credito a nessuno, non ti conosco e con tutto il rispetto>>”.

Daniele Guidi è l’ex ad di Banca Cis, indagato per bancarotta dello stesso istituto finanziario, che, svela Non è L’Arena, fa affari da tempo con Tommasi.

L’INTERVENTO DI BENOTTI

In questo momento entra in gioco Mario Benotti. “Mi ha fatto chiamare da Benotti, che mi ha detto <<Solis, lei è l’uomo… Voglio che lei aiuti l’Italia>>. Lì mi chiamato il dottor Fabbrocini e mi dice <<“Solis, sono di Invitalia, io voglio che lei aiuti l’Italia. Io garantisco che la mia banca paga. Lei mi può fare nel primo appalto la pro forma per questi 10 milioni di mascherine chirurgiche e 10 milioni per le Ffp2>>”.

LA GARANZIA PER L’ITALIA PER L’ACQUISTO DELLE MASCHERINE

Rassicurato dall’esponente di Invitalia, Jorge Solis chiama il suo amico cinese. “Chiamo al signor Cai e dico <<Io metto la garanzia per l’Italia>>. Il primo contratto è stato di 27 milioni di euro. Abbiamo vinto perchè il creator del prezzo della mascherina sono io. Noi abbiamo messo capitale proprio, del gruppo mio. Dopo hanno detto: <<Voi siete bravi, certificazione…>>”.

LA CONTRATTAZIONE

E quindi con “Tommasi abbiamo iniziato l’intermediazione, con Daniele Guidi. L’Italia a noi ci deve ringraziare, perché ha risparmiato 1 miliardo di euro, le mascherine cono arrivate con certificazione europea e nessuno ha truffato, come gli altri che ancora truffano. Noi siamo tranquilli e corretti”, ha spiegato Solis. “Io ho fatto risparmiare 1 miliardo di euro e ho dato credito all’Italia per 400 milioni di euro”.

“Io ho detto a tutti i miei amici cinesi <<Io metto la faccia per l’Italia>>”.

CHI HA PRODOTTO LE MASCHERINE

A produrre le mascherine che arriveranno in Italia saranno tra diverse aziende Whenzou Moon Rain, Whenzou Light e Luokai Trade. L’ultima di queste aziende è nata 5 giorni prima che arrivasse la commessa del Governo italiano.

LE PROVVIGIONI AGLI INTERMEDIARI PER L’ACQUISTO DI MASCHERINE

Le aziende si aggiudicano un affare di 1,2 miliardi di euro, mentre agli intermediari andrà una parcella corposa: 47 milioni a Tommasi e 12 milioni a Mario Benotti.

Quanto finisce nelle mani di Jorge Solis? Più di quello che si sa. “Sono 5,8 milioni che mi sono arrivati della Whenzou Light. Io faccio fattura, con la società di mia figlia alla Whenzou Light. La Whenzou Light paga mia figlia che lavora con me”.

Credo che Tommasi abbia fatto altri affari dopo che li ha fatti con me, ognuno fa li affari suoi. Tommasi è stato pagato di più, è più forte nella logistica. (…) Il dottor Benotti è normale dopo che ha lavorato con Tommasi, io con il mio gruppo abbiamo detto <<Al dottor Benotti dobbiamo dare una provvigione per il lavoro che si è impegnato>>. Lui non ha mai chiesto un euro, niente”.

IL RUOLO DI MARIO BENOTTI

“Se la torta è grande è normale che ogni persona che sta nel gruppo mio venga pagata”, aggiunge Solis. “Benotti ha messo la faccia per l’Italia. Quando nessuno voleva dare credito all’Italia lui ha detto: <<aiutami, voi siete le uniche persone che mi possono aiutare. Io garantisco per l’Italia”. E Benotti, poi ha comunicato “alla protezione civile che aveva trovato Jorge Solis ed Andrea Tommasi”.

“Io il dottor Benotti – specifica Solis – non l’ho mai incontrato, ogni tanto mi scrive su Whatsapp: <<Jorge forza, un pò di pazienza, ti ringrazio”.

IL (NON) RUOLO DI ARCURI

E Arcuri? “La storia che il dottor Benotti ci ha messo in contatto con Arcuri è una bugia. La verità è che il dottor Tommasi è amico di Benotti, Daniele Guidi è amico di Tommasi. Daniele Guidi mi conosce che sono un uomo di business, abbiamo altre cose in comune.  Mi ha contattato il dottor Tommasi”, dice Solis.

LA DICHIARAZIONE DI ARCURI

Si dicono estranei ai fatti il Commissario Domenico Arcuri e la struttura Commissariale. ” Dalle ultime risultanze investigative che hanno determinato oggi il sequestro dei beni degli indagati nella cosiddetta “inchiesta delle mascherine” risulta evidente che la struttura commissariale e il commissario Arcuri (estranei alle indagini) sono stati oggetto di illecite strumentalizzazioni da parte degli indagati affinché questi ultimi ottenessero compensi non dovuti dalle aziende produttrici”, si legge in una nota dell’ufficio stampa di Domenico Arcuri. “La struttura commissariale e il Commissario continueranno a fornire la più ampia collaborazione agli investigatori. Nella loro veste di parti offese hanno già richiesto ai loro legali di valutare la costituzione di parte civile in giudizio per ottenere il risarcimento del danno”.

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