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Ecco le linee guida per la cura anti Covid-19 domiciliare: fatti e polemiche

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Esiste un protocollo per curare l’infezione da Covid-19 a casa? Esistono linee guida emanate dal Ministero della Salute, ma lo stesso dicastero dice che ci sono “larghi margini d’incertezza rispetto all’efficacia di alcuni degli approcci terapeutici” domiciliari. L’approfondimento di Start Magazine

 

Esiste un protocollo per curare l’infezione da Covid-19 a casa? Questa domanda, a più di un anno dallo scoppio della pandemia, è motivata dalle tante e, a volte tra di loro discordanti, voci di professionisti medici sulle terapie domiciliari.

Non esistono studi sulla terapia domiciliare dei pazienti Covid-19

Come scritto nell’Expert Opinion della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie), redatto sulla base di una corposa letteratura scientifica, non esiste ad oggi uno studio “proposto, condotto o pubblicato sulla terapia domiciliare dei pazienti con Covid-19”.  Questo però non significa che non esistano linee guida, redatte sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, degli studi clinici comparabili, emanate dal Ministero della Salute. Fonti gerarchicamente sovraordinate sono le linee guida, le ricerche e gli avvisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le linee guida del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute ha emanato la “Circolare del 30 novembre 2020. Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” nella quale viene esplicitato come comportarsi per trattare i malati con forme lievi che non necessitano l’ospedalizzazione.

Come riconoscere un paziente da curare con terapie domiciliari

Secondo le indicazioni del Ministero della Salute prima di tutto è necessario individuare i pazienti che possono essere curati a casa. “La decisione se isolare e curare un paziente Covid-19 a casa dipende dalla valutazione clinica effettuata caso per caso dei soggetti Covid-19 positivi – si legge nell’Expert Opinion della SIMG -. I pazienti asintomatici o quelli con malattia lieve o moderata senza fattori di rischio per evoluzione sfavorevole (inclusi età> 60 anni, fumo, obesità, malattie cardiovascolari, diabete mellito, malattia polmonare cronica, malattia renale cronica, immunosoppressione e cancro) possono non richiedere intervento medico in urgenza o ricovero ospedaliero e potrebbero essere sufficientemente assistiti presso il loro domicilio”. Tali indicazioni arrivano direttamente dall’OMS che lo esplicita nel suo paper “Home care for patients with COVID-19 presenting with mild symptoms and management of their contacts”, pubblicato il 17 marzo 2020 e aggiornato continuamente.

Il trattamento farmacologico suggerito dal Ministero della Salute

Come indicato dalla Circolare del Ministero della Salute del 30 novembre 2020, il trattamento farmacologico è “articolato su approcci differenziati che sono andati a coinvolgere:  farmaci a potenziale attività antivirale contro SARS-CoV-2;  farmaci ad attività profilattica / terapeutica contro le manifestazioni trombotiche; farmaci in grado di modulare la risposta immunitaria;  infusioni di plasma mirate a un trasferimento di anticorpi neutralizzanti il legame tra il nuovo coronavirus e il suo recettore espresso sulle cellule umane (ACE2)”. Nella circolare il Ministero sostiene, inoltre, che la “terapia antivirale non è raccomandata a domicilio”. In merito all’impiego di Idrossiclorochina l’Expert Opinion della SIMG afferma che “non è stata trovata alcuna prova dell’efficacia dell’idrossiclorochina o della clorochina. Al contrario, sono stati descritti eventi avversi successivi alla sua somministrazione”. I medici della SIMG sconsigliano anche l’uso di farmaci steroidi (cortisonici) per i pazienti non ospedalizzati, di farmaci antibiotici e di integratori alimentari.

Uno scenario di incertezza

Il Ministero però riconosce lo scenario di incertezza in cui si muovono i medici chiamati a contrastare la malattia. “Va anche opportunamente sottolineato che, ancora oggi, esistono larghi margini d’incertezza rispetto all’efficacia di alcuni degli approcci terapeutici sopramenzionati e l’uso delle differenti terapie piuttosto che l’assenza d’impiego delle stesse dipendono dalla severità delle manifestazioni cliniche presentate dai malati”, si legge nella circolare.

Le linee guida dell’AIFA

Le linee guida emanate dall’Aifa suggeriscono, nei primi giorni di malattia da SARS-CoV-2, di restare in “vigile attesa”, di curare “trattamenti sintomatici” attraverso paracetamolo o FANS“ e di assicurarsi “idratazione e alimentazione appropriate”. L’Aifa suggerisce, inoltre, di non ricorrere all’assunzione di complessi vitaminici o integratori alimentari.

Il Tar boccia le linee guida l’AIFA

L’ordinanza del Tar del Lazio del 2 marzo ha sancito che i medici non sono tenuti a osservare le linee guida emanate dall’Aifa il 9 dicembre scorso. “Considerato che, a una valutazione sommaria propria della fase cautelare, il ricorso appare fondato – si legge nella sentenza del Tar -, in relazione alla circostanza che i ricorrenti fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi”. Il Tar rimette la scelta della terapia più opportuna nelle mani della professionalità dei singoli medici.

I dubbi dei medici sulle linee guida dell’AIFA

A vincere il ricorso al Tar sono i medici riuniti nell’associazione “Terapia domiciliare Covid-19”. Anche i medici della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia) avevano criticato le linee guida sin dalle prime anticipazioni. “Non siamo stati coinvolti e quelle indicazioni lasciano il tempo che trovano – aveva detto il segretario della Fimmg, Silvestro Scotti -.  Il documento non dice nulla di nuovo, anzi lascia dubbi e incertezze. Siamo stufi di essere trattati come studentelli di medicina. La medicina generale ha necessità di maggiore rispetto. Questi sono atti di gente che lavora dietro le scrivanie”.

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