Sanità

Mancano i protocolli per curare i pazienti Covid in casa. La denuncia dei medici di base

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Non sono ancora operative le linee di indirizzo del ministero della Salute ai medici di famiglia per la cura dei pazienti Covid a casa.

“Per le cure a casa dei pazienti con Covid noi medici di famiglia siamo fermi alle indicazioni che ci sono state fornite tra marzo e aprile”. Così il segretario nazionale della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Silvestro Scotti denuncia all’Ansa la mancanza di protocolli condivisi sui trattamenti anti Covid.

Siamo a metà novembre, nel pieno della seconda ondata Covid e gli addetti ai lavori lamentano ancora l’assenza di linee guida sulle cure per trattare i pazienti affetti da Covid.

SCOTTI: TRATTIAMO PAZIENTI CON PARACETAMOLO E VITAMINE

“Per le cure a casa dei pazienti con Covid noi medici di famiglia siamo fermi alle indicazioni che ci sono state fornite tra marzo e aprile”, ha detto all‘Ansa il segretario nazionale della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Silvestro Scotti, facendo il punto sulle terapie usate dai medici di Medicina generale per trattare i pazienti a casa.

“Trattiamo gli assistiti con paracetamolo, ibuprofene, vitamine in prima battuta. Se invece la febbre si protrae, anche antibiotici e cortisone. Se sopraggiunge la dispnea e la saturimetria scende troppo indichiamo l’ospedale”, ha aggiunto Scotti.

VENESIA: SERVE UN PROTOCOLLO

Servirebbe un protocollo aggiornato, invocano i medici.

“Per curare a domicilio i pazienti affetti da Covid serve un protocollo di utilizzo omogeneo, compiti definiti, funzioni chiare”, ha detto all‘Ansa il segretario della Federazione dei medici di Medicina generale (Fimmg)Piemonte, Roberto Venesia.

“Le linee guida dovrebbero essere scritte con la collaborazione di virologi e pneumologi.
Bisogna inoltre distinguere le terapie per le persone sotto i 50 anni e per i pazienti sopra i 50”, ha aggiunto Venesia.

LA DENUNCIA DI BASSETTI

A denunciare l’assenza di protocolli condivisi, più volte, è stato Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova: “Visto che il Comitato tecnico scientifico ha di fatto accentrato a sé le regole rilevanti anti pandemia, mi aspettavo dal Cts criteri di ospedalizzazione e protocolli di trattamento. Non ci sono stati e ora c’è il caos nei pronti soccorso e negli ospedali, dove ogni medico decide in autonomia visto che non ci sono uniformi criteri di ospedalizzazione e protocolli di trattamento”, ha detto Bassetti a L’Aria che Tira, programma di La7.

E intervenendo sempre a L’Aria che tira, qualche giorno dopo, afferma: “Io credo che ci sia stato un problema di organizzazione. Molti hanno realmente bisogno del ricovero in ospedale, ma ci sono altrettanti pazienti che, se avessero avuto un supporto a casa, se avessero saputo che c’erano dei protocolli chiari, dei medici preparati che li andavano a visitare e che li tenevano collegati all’ospedale, si sarebbero fatti curare in casa”.

PRONTE LE LINEE DI INDIRIZZO

Arrivano le linee di indirizzo rivolte ai medici di famiglia per la cura dei pazienti Covid a casa. Nella bozza di Protocollo messo a punto dal gruppo di lavoro del ministero della Salute, di cui fanno parte anche il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli e altri membri del Cts, vengono indicati tra l’altro i farmaci da utilizzare nelle terapie a domicilio.

Il documento – spiegano fonti del Ministero all’Ansa – ha come obiettivo la diminuzione della pressione sugli ospedali, attraverso il monitoraggio e la gestione dei pazienti a domicilio, con modalità omogenee su tutto il territorio nazionale.

I medici di medicina generale, in collaborazione con le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) potranno seguire i pazienti Covid-19 a domicilio, indicare il trattamento farmacologico e monitorare a distanza alcuni parametri. Il paracetamolo viene indicato per i sintomi febbrili, gli antinfiammatori se il quadro clinico del paziente Covid inizia ad aggravarsi, i cortisonici solo in emergenza per evitare di aggredire il sistema immunitario del malato. Nessun antireumatico, nè antibiotici. Eparina per le persone che hanno difficoltà a muoversi.

Nel testo sono contenute anche le diverse classificazioni della malattia: l’infezione viene ritenuta lieve se il paziente ha febbre ma assenza di dispnea e alterazioni radiologiche. È moderata se il malato ha la polmonite con evidenza radiologica e l’ossigenazione del sangue si attesta sui valori di soglia.

Severa quando l’ossigenazione è al di sotto della soglia, è presente un’alta frequenza respiratoria e si riscontrano infiltrazioni polmonari. Viene infine definita come malattia in stadio critico se sono presenti insufficienza respiratoria, shock settico o insufficienza multiorgano. Il documento dà anche le indicazioni per stabilire un’alleanza terapeutica con il paziente e il suo caregiver. Sarà la valutazione del medico di medicina generale, caso per caso, a indicare quando il paziente non può essere più curato a casa ma deve essere portato in ospedale.

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