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Le mille facce dell’ossitocina, l’ormone dell’amore

Ossitocina

L’ossitocina si scopre un ormone sempre più complesso ed efficace nel trattamento di alcune malattie e condizioni, tra cui la rigenerazione delle cellule del cuore dopo un infarto e la riduzione del deterioramento cognitivo associato all’Alzheimer

 

Conosciuto come l’ormone dell’amore o delle coccole in quanto gioca un ruolo importante nell’innamoramento o nel legame che si crea tra madre e figlio, l’ossitocina ha anche molte altre caratteristiche, tra cui quella di rigenerare le cellule del muscolo cardiaco dopo un infarto e migliorare una memoria compromessa come nel caso dell’Alzheimer.

LE CELLULE DEL CUORE POSSONO RIGENERARSI

Per anni gli esperti hanno ritenuto che i cardiomiociti, ovvero le cellule del muscolo cardiaco, non potessero rigenerarsi e che, dunque, quelle perse a causa di un attacco cardiaco non potessero essere recuperate nel tempo. Tuttavia, gli studi degli ultimi vent’anni hanno dimostrato il contrario e ora un gruppo di ricercatori della Michigan State University ha pubblicato un articolo su Frontiers in Cell and Developmental Biology in cui dimostra che l’ossitocina aiuta a stimolarne la rigenerazione.

PERCHÉ L’OSSITOCINA?

“La rigenerazione è un processo molto impegnativo dal punto di vista energetico e impone gravi limitazioni alla funzione cardiaca, quindi abbiamo pensato che dovesse esserci un qualche tipo di ‘controllo centrale’ piuttosto che essere completamente autonomo”, ha spiegato a Medical News Today il dottor Aitor Aguirre, autore principale dello studio e professore presso il Dipartimento di Ingegneria Biomedica della Michigan State University.

Dopo aver selezionato una ventina di candidati ormoni neuroendocrini e utilizzato sia tessuti umani in vitro che pesci zebra, i ricercatori si sono accorti che l’ossitocina era quello che dava i risultati migliori nella capacità di attivare le cellule staminali epicardiche, che partecipano alla rigenerazione del cuore.

“L’ossitocina – ha precisato Aguirre – riprogramma una popolazione di cellule adulte negli strati esterni del cuore, chiamati epicardio, e le trasforma in cellule staminali”, che “migrano negli strati più profondi del cuore leso, il miocardio, e riparano parti della lesione rilasciando fattori di guarigione e trasformandosi in cellule perse – vasi sanguigni, cardiomiociti [e] fibroblasti”.

I NUMERI DELLE MALATTIE CARDIACHE

Le malattie cardiache, come evidenziato dagli autori, sono attualmente la principale causa di morte in tutto il mondo: nel 2019, sono state responsabili di quasi 18,6 milioni di decessi.

“L’ossitocina e i suoi analoghi sono già utilizzati in clinica per altre patologie, quindi è facile vederli come potenziali farmaci da somministrare alle persone subito dopo l’infarto del miocardio per stimolare la rigenerazione endogena, sia sotto forma di iniezione nel flusso sanguigno che di pillola con farmaci a piccole molecole” e quindi la scoperta, ha detto Aguirre, “potrebbe costituire un significativo passo avanti per ridurre la mortalità e la morbilità degli infarti e delle condizioni correlate in cui il cuore è danneggiato”.

GLI EFFETTI DELL’OSSITOCINA SUL DETERIORAMENTO COGNITIVO

Ma un altro recente studio, condotto da ricercatori dalla Tokyo University of Science, ha scoperto che un derivato dell’ossitocina potrebbe potenzialmente ridurre i disturbi cognitivi associati all’Alzheimer, per cui a oggi le opzioni terapeutiche si limitano a farmaci che aiutano a gestire i sintomi.

Sebbene le cause della malattia restino ancora da definire, alcune ricerche ritengono che una delle ragioni possa trovarsi nell’accumulo di peptidi betamiloidi nel cervello.

Dato che un precedente studio della stessa università aveva scoperto che l’ossitocina poteva invertire gli effetti dei peptidi betamiloidi nell’ippocampo dei topi, gli esperti – sempre utilizzando dei topi – hanno cercato di esaminare gli effetti dell’ossitocina negli animali con memoria compromessa

Si è dunque osservato che un derivato dell’ormone dell’amore che penetra nelle cellule – somministrato nei passaggi nasali di topi con problemi di memoria – è in grado di invertire il deterioramento cognitivo del roditore. I risultati migliori sono stati ottenuti nella memoria spaziale, quella che ci fa ricordare per esempio dove mettiamo gli oggetti.

I NUMERI DELL’ALZHEIMER

Stando a un articolo pubblicato su Nature, l’Alzheimer “colpisce 6 milioni di persone nell’Unione europea e oltre 30 milioni di individui in tutto il mondo”. Inoltre, “si prevede che queste cifre aumenteranno in modo sostanziale con il rapido invecchiamento della popolazione mondiale”.

È il caso dell’Italia che, secondo una ricerca dell’Institute of Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, pubblicata su The Lancet, avrà il 56% della sua popolazione affetta da demenza entro il 2050.

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