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Kraken: e se la sottovariante del 2023 arrivasse dagli Stati Uniti e non dalla Cina?

Kraken

Tutti gli occhi sono puntati sulla Cina ma, intanto, negli Stati Uniti una nuova sottovariante denominata Kraken, come il mostro marino, sta facendo impennare i casi da settimane. Fatti, numeri e previsioni degli esperti

 

Tanto è stato detto e fatto per tenere sott’occhio le varianti che alla fine una di cui gli esperti sono preoccupati è spuntata. Si chiama Kraken, come la piattaforma di bitcoin e il leggendario mostro marino simile a un calamaro gigante di 14 metri di lunghezza, e l’allarme non arriva dalla Cina ma dagli Stati Uniti. Oltreoceano, infatti, ha già fatto più che raddoppiare il numero di nuovi casi, superando anche Gryphon.

I DATI DEGLI STATI UNITI

Stando ai dati dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), negli Stati Uniti più del 40% dei contagi sono dovuti a Kraken, il cui nome ufficiale è XBB.1.5. Solo la scorsa settimana la percentuale era del 20% e ora, negli Stati del nord-est, le infezioni dovute a questa variante hanno addirittura raggiunto il 75%.

Fonte: Cdc
Fonte: Cdc

L’epidemiologo statunitense Eric Feigl-Ding, che aveva anche mostrato la drammatica situazione sanitaria in cui versa la Cina, stavolta si è scagliato proprio contro i Cdc che, secondo lui, si rifiutano “vigliaccamente” di ammettere che la “super variante XBB.1.5 è di origine statunitense e proviene dal nord-est del Paese”. Anche per gli esperti della Columbia University “è molto probabile che XBB.1.5 abbia avuto origine negli Stati Uniti, con il primo caso rilevato nell’area di New York ad ottobre 2022”.

Un atteggiamento non molto coerente rispetto alla decisione di monitorare e tracciare i viaggiatori cinesi, come aveva fatto notare qualche giorno fa anche la giornalista scientifica Roberta Villa, la quale si chiedeva se la decisione di testare i passeggeri provenienti dalla Cina ma non dagli Stati Uniti, dove appunto sia Gryphon che Kraken corrono, fosse puramente politica:

COSA SAPPIAMO DI KRAKEN

Kraken o XBB.1.5 è una forma mutata della prima sottovariante di Omicron XBB, nota come Gryphon. Sebbene entrambe siano immuno-evasive, ovvero in grado di eludere gli anticorpi acquisiti con la vaccinazione o l’infezione, Kraken – si legge sul Time – “sembra essere altamente trasmissibile, grazie ad alcune mutazioni chiave raccolte durante l’evoluzione del virus”.

Andrew Pekosz, virologo della Johns Hopkins University, ha dichiarato che XBB.1.5 è diversa dai suoi ‘familiari’ perché presenta una mutazione aggiuntiva che la fa legare meglio alle cellule. Informazione confermata anche da Yunlong Richard Cao, scienziato e professore presso l’Università di Pechino.

Al momento, però, le ricerche su questa variante sono ancora limitate.

Tuttavia, gli studi condotti finora sulla parente Gryphon, mostrano che non sembra causare una malattia significativamente più grave rispetto ai ceppi precedenti, soprattutto nelle persone che hanno ricevuto il richiamo con un vaccino aggiornato.

Un aspetto meno positivo riguarda, invece, l’efficacia degli anticorpi monoclonali che, secondo una ricerca pubblicata su Cell, non sono utili contro XBB e, dunque, si suppone che valga lo stesso per XBB.1.5. Gli autori dello studio avvertono inoltre che l’aumento di sottovarianti come XBB potrebbe “compromettere ulteriormente l’efficacia degli attuali vaccini e provocare un’impennata delle infezioni e delle reinfezioni”.

COSA DICONO GLI ESPERTI

Non si sbilancia troppo ma raccomanda attenzione Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, che ad Adnkronos ha detto: “Dobbiamo considerare che il coronavirus ha una ampissima variabilità e una tendenza evolutiva a fare di tutto per continuare il suo ‘sporco mestiere’ che è quello di contagiare il più possibile. Per questo dobbiamo continuare nella sorveglianza virologica che in Italia si fa poco”.

“Ci sono segnali che arrivano dagli Usa che indicano una maggiore capacità di contagio anche rispetto a chi ha l’immunità ibrida, quindi è in grado di reinfettare […] Il lato positivo – ha aggiunto – è che queste mutazioni non seguono un disegno scientifico del virus ma sono inciampi e per ora non abbiamo mai avuto varianti più patogene rispetto a Omicron, Kraken potrebbe avere una immunoevasività più alta ma occorre aspettare dati più definitivi”.

Per Matteo Bassetti, direttore Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Kraken potrebbe rispondere al ciclo completo vaccinale e quindi “il messaggio che deve arrivare forte e chiaro è che si deve fare la dose di richiamo, mentre in Italia abbiamo ancora un 70% della popolazione target che non ha fatto il booster, né il primo né il secondo”.

L’epidemiologo britannico Tim Spector ritiene che Kraken “potrebbe essere la nuova variante a cui prestare attenzione nel 2023” e lo scienziato statunitense Eric Topol, professore di Medicina Molecolare presso lo Scripps Research Institute di La Jolla, in California, ha precisato di “non aver mai visto una crescita così rapida di una variante” da quando la versione originale di Omicron.

Ma l’ipotesi più diffusa è che nonostante il numero di casi possa avere dei picchi questo non dovrebbe necessariamente riflettersi sul numero di ricoveri.

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