Sanità

Il governo rottamerà l’indice Rt?

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cts stato emergenza post pandemia

Come e perché ambienti di governo (secondo Repubblica), Cts ed esperti del settore (Cartabellotta della fondazione Gimbe) ritengono inadeguato l’indice Rt per misurare la pandemia

 

Due lettere. Sono solo due lettere, Rt, in questi giorni, a decidere il futuro delle regioni italiane. Il loro colore e dunque le restrizioni anti Covid da rispettare. Ma proprio queste due lettere sembrano essere poco affidabili, secondo inchieste giornalistiche e analisi di esperti e addetti ai lavori.

E il governo potrebbe fare marcia indietro. Gli esperti suggeriscono di rispolverare anche altri indici e altri tassi, magari che rendano la fotografia della pandemia più realistica possibile.

Andiamo per gradi.

L’INDICE RT

Partiamo dalla definizione. Rt è il calcolo sull’indice di riproduzione di una malattia, elaborato attraverso algoritmi e valutato in un determinato periodo di tempo (nel caso del Covid, settimanalmente). È l’indice Rt, in queste settimane, in base ai monitoraggi della Cabina di regia di Istituto superiore di sanità e ministero alla Salute a decidere quali Regioni entrano nella zona arancione e rossa oppure possono restare in quella gialla. Chi sta sopra l’1,25 va in zona arancione, chi sale sopra l’,15 diventa zona rossa.

RT INAFFIDABILE?

Ma gli indicatori della pandemia sono 21 (qui l’approfondimento di Start Magazine). E, come riporta oggi il quotidiano Repubblica, governatori e tecnici hanno sollevato numerose critiche nei confronti di chi non ne ha tenuto conto.

“Con il tracciamento che è saltato, l’Rt non funziona bene, potrebbe essere sottostimato”, ha commentato Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario dell’Ats di Milano.

LE PERPLESSITÀ DEL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO

Anche il Comitato tecnico scientifico, di cui fanno parte anche Silvio Brusaferro dell’Istituto Superiore di Sanità e Gianni Rezza del ministero della Salute (che siedono anche nella Cabina di Regia), ha perplessità sull’indice Rt.

“Il Cts rileva alcuni elementi migliorativi, che, in funzione dell’avvio del sistema, possono essere considerati dalla cabina di monitoraggio nazionale, quali: la possibilità di rivalutare il peso relativo dei singoli indicatori in base alla situazione oggettiva delle singole Regioni, l’opportunità di garantire un supporto operativo alle Regioni che non riescono a garantire un flusso informativo tempestivo e l´opzione di rivedere e riconsiderare alla luce dell’evoluzione epidemica attuale la valenza degli originali 21 indicatori”, si legge nel verbale del 9 novembre, come riportato da Repubblica.

L’ALLARME DELLA FONDAZIONE GIMBE

Sull’argomento si è espressa anche la Fondazione Gimbe, presieduta da Nino Cartabellotta. “L’attribuzione dei colori alle Regioni viene effettuata utilizzando due parametri principali: lo scenario identificato dai valori dell’indice Rt e la classificazione del rischio attraverso i 21 indicatori del DM 30 aprile 2020. Tuttavia, il valore di Rt è inappropriato per informare decisioni rapide perché, oltre ad essere stimato sui contagi di 2-3 settimane fa, presenta numerosi limiti”, ha sostenuto giorni fa Cartabellotta.

Quali questi limiti? Viene stimato solo sui casi sintomatici, circa 1/3 dei casi totali; si basa sulla data inizio sintomi che molte Regioni non comunicano per il 100% dei casi, determinando una sottostima dell’indice; è strettamente dipendente dalla qualità e tempestività dei dati inviati dalle Regioni. E ancora: quando i casi sono pochi, rischia di sovrastimare la diffusione del contagio, secondo la fondazione Gimbe.

PARISI: RT IRRILEVANTE, SALTATO TRACCIAMENTO

Salita e discesa dell’Rt sono irrilevanti anche per Giorgio Parisi, Fisico e presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei: “Il calcolo di Rt in queste ultime settimane è diventato sempre più inaffidabile e la discesa dell’Rt stimato è completamente irrilevante, anzi questa discesa è un sintomo preoccupante delle crepe che si stanno aprendo sul sistema di monitoraggio: non è un segnale che da solo autorizzi ottimismo”, ha scritto Parisi sull’Huffington Post, sostenendo che l’indice non è affidabile perché “non sono affidabili i dati, cioè i numeri che vengono usati per calcolare Rt”.

“Per motivi che non è facile identificare con precisione, ma probabilmente connessi all’eccessivo numero di casi, il sistema di monitoraggio non riesce a dare un’informazione precisa sugli sviluppi dell’epidemia”, spiega Parisi, aggiungendo: “Il sistema di calcolo di Rt si basa sul numero di persone che sviluppano sintomi, ma se – per inefficienze di varia natura – questo numero non è corretto, il valore stimato di Rt diventa anch’esso un numero non corretto”.

LE MAPPE DELL’EPIDEMIA (CON GOOGLE ED APPLE)

Qualcosa si muove per avere una fotografia sempre più realistica (ma anche predittiva) dell’epidemia?

Forse. Si è a lavoro con la fondazione Bruno Kessler di Trento che collabora con l’Istituto superiore di sanità, a un sistema basato sui dati registrati dalle mappe di Google o Apple., scrive Repubblica.

Le mappe avrebbero lo scopo di osservare il calo degli spostamenti delle persone quando ci sono le restrizioni e, dunque, predire come si muoverà il contagio nei giorni successivi alle varie misure.

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