Salute e ricerca

I test molecolari sono meno efficaci con la variante Covid? L’allarme Oms

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test variante Organizzazione mondiale della Sanità oms

Tutti i problemi che potrebbero avere i test con la variante Covid secondo l’Oms

 

Mentre Moderna e Pfizer stanno testando i vaccini per verificarne l’efficacia contro la variante certificata nel Regno Unito del coronavirus (in circolazione già da novembre, in realtà), l’Oms lancia sul fronte della diagnosi.

Alcune tipologie di test, infatti, sono meno efficaci nel riscontrare il contagio.

Andiamo per gradi.

VARIANTE SARS-COV-2, L’ALLARME OMS SUI TEST

Partiamo dalla diagnosi. Alcuni test, secondo quanto riscontrato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, potrebbero essere meno efficaci nel riscontrare la variante inglese del Covid, o meglio una delle 14 mutazioni che caratterizzano la variante. In particolare, spiega l’Adnkronos, viene espressa “preoccupazione per la perdita di prestazioni segnalata per alcuni test Pcr”, tecnologia usata per i tamponi molecolari.

I TEST MENO EFFICACI

Alcuni studi hanno riscontrato che una mutazione della variante, cioè “la delezione in posizione 69/70, influisce sulle performance di quelli che utilizzano come bersaglio il gene S (Spike)”.

IMPATTO LIMITATO?

C’è da dire che, comunque, che “la maggior parte dei test Pcr in tutto il mondo utilizza più target e quindi non si prevede che l’impatto della variante sulla diagnostica sia significativo”.

L’impatto sui test diagnostici, dunque, dovrebbe essere limitato.

COSA SI RACCOMANDA AI LABORATORI

Perché allora lanciare l’allarme? Perché l’Oms intende consigliare “ai laboratori che utilizzano kit Pcr commerciali per i quali i geni virali presi di mira non vengono chiaramente identificati nelle istruzioni di contattare il produttore per ulteriori informazioni. Anche i laboratori che utilizzano test Pcr interni che prendono di mira il gene S del virus dovrebbero essere consapevoli di questo potenziale problema. Al fine di limitare l’impatto sulle capacità di rilevamento” dell’infezione “nei Paesi, si raccomanda anche un approccio che utilizza diversi saggi in parallelo o saggi multipli, mirati a diversi geni virali, per consentire il rilevamento di potenziali varianti”.

I CONSIGLI DELL’ECDC

Che potevano esserci problemi sul lato diagnosi lo aveva anche detto il Centro europeo per il controllo delle malattie, Ecdc, che aveva chiesto ai laboratori europei di ricontrollare e aggiornare i nucleotidi usati nei vari metodi diagnostici del Sars-Cov-2, quali i tamponi molecolari e i test antigenici rapidi.

L’Ecdc, proprio come l’Oms, sosteneva che nei test non ci si può basare solo sulla rilevazione delle varianti sul gene-S e raccomanda di avere una conferma usando il sequenziamento. Per questo va aumentata la capacità di caratterizzare il virus geneticamente e antigenicamente, o di condividere con i laboratori di riferimento le sequenze isolate.

E I VACCINI?

Oltre che sul fronte diagnosi, potrebbero esserci anche problemi sul lato cura? Pfizer e Moderna hanno già avviato i test per testare l’efficacia del vaccino sulla variante.

Non ci dovrebbero essere, comunque, grossi problemi.

“Sulla base dei dati ricavati fino a oggi, ci aspettiamo che l’immunità indotta dal vaccino Moderna protegga contro le varianti recentemente rintracciate nel Regno Unito; effettueremo ulteriori test nelle prossime settimane per confermare questa aspettativa”, dicono da Moderna.

“Dal punto di vista scientifico, però, è altamente probabile che il nostro vaccino possa difendere anche contro questa variante”, ha detto invece il fondatore di Biontech, Ugur Sahin.

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