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I lockdown hanno effetti positivi contro la pandemia? Report università di Stanford

Libertà

Che cosa emerge da una ricerca dell’Università di Stanford sull’incidenza del lockdown nella diffusione del Covid-19. Ecco le conclusioni pubblicate sull’European Journal of Clinical Investigation.

 

Il lockdown, la chiusura forzata di quasi tutte le attività e la quarantena della popolazione, non fermano il contagio del Covid-19. O almeno, non quanto si spera e dovrebbero.

A rivelarlo è uno studio dell’Università di Stanford, condotto da Eran Bendavid, Christopher Oh, Jay Bhattacharya e John PA Ioannidis, pubblicato sull’European Journal of Clinical Investigation.

Tutti i dettagli.

LO STUDIO

Gli scienziati hanno messo a confronto il trend di crescita dei contagi da Covid, tra marzo ed aprile 2020, in 10 Paesi del mondo, Inghilterra, Francia, Germania, Iran, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Corea del Sud, Svezia e Stati Uniti, analizzando quanto gli interventi non farmaceutici (NPI) più restrittivi abbiano inciso sul controllo della diffusione del Covid-19.

Lo studio, scrivono gli scienziati, aveva l’obiettivo di valutare “gli effetti sulla crescita dei casi epidemici di NPI più restrittivi (mrNPI), al di sopra e al di là di quelli di NPI meno restrittivi (lrNPI)”.

NESSUN BENEFICIO SIGNIFICATIVO CONTRO COVID CON LOCKDOWN

Se la maggior parte dei Paesi analizzati ha imposto lockdown e quarantene, Svezia e Corea del Sud non lo hanno fatto. E il confronto tra il trend di crescita dei contagi di questi due paesi con gli altri 8 mostra che interventi non farmaceutici più restrittivi non abbiano portato benefici significativi da giustificare i sacrifici della popolazione, sostengono gli esperti.

Se l’implementazione degli NPI ha sì portato a riduzioni significative della crescita dei casi in 9 paesi studiati su 10, così non è stati per le misure non farmaceutiche più restrittive: “Dopo aver sottratto gli effetti epidemici e lrNPI (NPI meno restrittivi, ndr), non troviamo alcun effetto benefico chiaro e significativo degli mrNPI (NPI più restrittivi, ndr) sulla crescita dei casi in nessun paese”.

LOCKDOWN E COVID: IL CASO DELLA FRANCIA

“In Francia – spiegano gli esperti – l’effetto degli NPI è stato del + 7% (IC 95%: −5% ‐19%) rispetto alla Svezia e del + 13% (−12% ‐38%) rispetto alla Corea del Sud (valori medi positivi pro ‐ contagio)”.

BENEFICI SIMILI SUL CONTROLLO DEL CONTAGIO ANCHE CON MISURE MENO RESTRITTIVE

Sono proprio questi numeri che portano gli esperti a sostenere che se è vero che “non si possano escludere piccoli benefici, non troviamo benefici significativi sulla crescita dei casi di NPI più restrittivi. Riduzioni simili nella crescita del caso possono essere ottenute con interventi meno restrittivi.”

CONSEGUENZE IMPORTANTI SULLA POPOLAZIONE

Ma la questione va ben oltre i piccoli benefici. Il lockdown, con la chiusura forzata delle attività, scrive oggi La Verità citando lo studio, ha anche avuto conseguenze rilevanti sulla popolazione. Tra queste “il crollo delle cure di altre patologie perché l’attenzione si è concentrata sul Covid, e quindi l’aumento di alcune malattie, la diffusione di forme di disagio psichico per mancanza di socialità, depressione, fino all’incremento di casi di violenze domestiche”.

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