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Dispositivi Difettosi Philips

I guai di Philips (anche) in Italia per i suoi dispositivi difettosi

Una battaglia legale durata circa 16 mesi, nonché la prima class action in ambito sanitario in Italia, che si è conclusa con la condanna di Philips per i suoi dispositivi per apnee notturne difettosi. La vicenda e la sentenza

 

Le grane di Philips non si limitano più solo agli Stati Uniti, anche in Italia i suoi dispositivi per apnee notturne difettosi sono stati al centro di un’aula di tribunale, dove ieri è stata pronunciata la condanna per la multinazionale olandese.

Secondo la Corte di Appello di Milano, Philips e Respironics Deutschland GmbH dovranno infatti pagare una penale di 20mila euro per ogni giorno di ritardo (a decorrere dal 30 giugno 2023) nell’esecuzione del ritiro degli apparecchi difettosi e ritenuti dannosi per la salute dei pazienti.

Si tratta di una sentenza importante in quanto è il risultato della prima class action in ambito sanitario in Italia.

I DISPOSITIVI DIFETTOSI

Nel giugno del 2021 Philips aveva allertato le autorità competenti sul pericolo legato ad alcuni dispositivi medici per la respirazione, il cui utilizzo avrebbe comportato rischi per la salute dei pazienti che soffrono di disturbi del sonno e di patologie neuro-muscolari. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (Fda) ha registrato 100.000 segnalazioni di reclami sulle macchine e 385 decessi.

Il problema, in particolare, riguarda la schiuma fono-assorbente presente all’interno dei macchinari, la cui degradazione “provoca il rilascio di particelle e sostanze tossiche destinate ad essere inalate o ingerite dal paziente durante il trattamento”. Gli apparecchi coinvolti sono Trilogy 100, Trilogy 200, Garbin Plus, Aeris, LifeVent, BiPAP V30, BiPAP A30/A40 Series, CPAP e PAP a due livelli.

L’azienda aveva quindi rassicurato di risolvere il problema – entro dicembre del 2022 – mediante richiamo, sostituzione o riparazione dei dispositivi coinvolti.

LA CLASS ACTION ITALIANA CONTRO PHILIPS

Nonostante le rassicurazioni, però, nel settembre 2022 circa 100.000 utilizzatori italiani dei respiratori hanno intentato, da Torino, una class action contro Philips per la lentezza nei richiami.

L’azione inibitoria collettiva, la prima in materia di salute in Italia, era partita per volontà dell’Associazione Apnoici Italiani e Adusbef. Ad assisterle un pool di legali dello studio associato Ambrosio & Commodo, che aveva preparato il ricorso chiedendo di velocizzare il ritiro di quei dispositivi medici che “possono provocare lesioni gravi potenzialmente letali o danni permanenti o interventi medici per evitare danni permanenti”.

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO

Il Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso e alla luce delle considerazioni espresse anche dal ministero della Salute, aveva dunque condannato Philips Spa e Respironics Deutschland, nella sua veste di mandataria europea della fabbricante statunitense Respironics, a riparare o sostituire (entro il successivo 30 aprile) alcuni dispositivi per le apnee notturne ritenuti pericolosi per i pazienti, stabilendo una penale di 20mila euro “per ogni giorno di ritardo, nell’ottemperanza dell’ordine impartito a decorrere dalla scadenza del termine assegnato per il completamento del piano”.

Nei giorni scorsi i giudici della Corte di Appello di Milano hanno confermato quanto stabilito dal Tribunale di Milano.

Nel dispositivo, riferiscono l’Associazione Apnoici Italiani e Adusbef, si legge poi che è fissata a titolo di penale “la somma di 10mila euro per ogni giorno di ritardo” nel ritiro degli apparecchi a partire dal giorno successivo alla pubblicazione dell’ordinanza e si condanna inoltre Philips Spa e il distributore europeo Respironics Deutschland GmbH, in solido tra loro, al pagamento di “20.119 euro per competenze professionali in favore di Associazione Apnoici Italiani APS e Adusbef APS”.

NON FINISCE QUI…

Tuttavia, come ha ricordato l’avvocato Stefano Bertone, che ha coordinato il pool di legali nella class action, sebbene si tratti di una vittoria per i pazienti, “resta il fatto che più di 100.000 persone hanno inalato ed ingerito sostanze tossiche, potenzialmente letali, e ne sono comprensibilmente scioccate: di questo l’azienda dovrà rendere conto davanti ai Tribunali in una nuova serie di cause”.

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