Mi è stato riferito di un tizio il cui figlio, fisico massiccio da rugbysta, ha semplicemente picchiato due coetanei che importunavano una ragazza e che gli si sono rivolti a brutto muso dopo essere stati invitati a lasciarla in pace. E di un altro, cui veniva raccontato il fatto, che si è detto sollevato perché suo figlio è un ragazzo tranquillissimo ma pratica la boxe, se occorre è quindi in grado di difendersi. I commenti ovviamente scaturivano dall’uccisione di Giacomo Bongiorni, il 47enne aggredito davanti al figlio di 11 anni da un gruppo di giovani a Massa, per la quale sono stati fermati un minorenne e due ventenni di origine rumena e indagati altri due ragazzi.
È ovvio che i genitori si preoccupino dei propri figli e dei loro coetanei “maranza”, bulli e bulle, violenti. Ed è ragionevole che preferiscano avere ragazzi in grado di darle, oltre che prenderle. Di più: è giusto. Non sempre la violenza va condannata ed evitata: quella difensiva, specie verso chi è più debole e vittima, è anzi doverosa. Certo, è difficile essere padri e madri, oggi come ieri. Immaginiamo quanta ansia provochino, in chi ha figli della stessa età, notizie terribili per tutti, come quelle del bimbo precipitato da una finestra a Bologna e deceduto all’ospedale Maggiore, della morte di Matteo, il 12enne rimasto incastrato nella vasca idromassaggio di un hotel, dell’altra dodicenne uccisa dalla caduta di un albero, del neonato trovato tra rifiuti e droga che qualcuno chiamerebbe “leggera”, salvato dalla polizia municipale di Roma.
Secondo qualcuno, ma l’analisi suona superficialmente causalista, quest’ansia e quella per i ragazzi isolati, iperconnessi, hikikomori, psicologicamente fragili incide nella patologia demografica del nostro paese, tra i più longevi e i meno prolifici. Un tema di cui si discute molto ma non abbastanza. E comunque difficile da risolvere. In famiglia si trova di tutto, i figli non danno la felicità sicura, si può essere sereni da soli come disperati in una casa affollata, compagnia e affetto ovviamente aiutano ma non sono una prerogativa coniugale o parentale.
La politica, in tutto questo, c’entra poco, forse persino meno che in passato. Nei giorni scorsi si è svolta la giornata dedicata dal governo all’ascolto dei bambini e dei ragazzi, con ministro e viceministro del Lavoro, Calderone e Bellucci, alla quale Giorgia Meloni ha fatto avere un messaggio garantendo l’impegno delle istituzioni. Il sottosegretario delegato Alessio Butti è intervenuto sulla normativa in fieri per l’uso di dispositivi, reti e social da parte dei minori, nella quale si propone di sanzionare i genitori che non vigilano. Forse è opportuno, con i tempi cambiano anche i modi di essere padre e madre e servono le regole, non basta l’affetto.
Eppure, resta l’impressione che in questi temi la politica c’entri poco, dopo che le destre conservatrici hanno perso l’idea di un passato che faccia da guida e le sinistre progressiste quella di un futuro che faccia da indirizzo. Ci ritroviamo tutti in una sorta di stagnazione dell’incertezza. Sempre tra gli episodi riferiti, di recente mi è capitato di sentire persone mature parlare con indifferenza della propria morte, quasi auspicarla. Sia persone sole al mondo, senza figli né coniugi o figli, sia con tutte le generazioni famigliari presenti ma divise da rapporti controversi. Cosa può fare la politica per chi è infelice, non abbastanza innamorato della vita, stanca, specie a una certa età? Poco. Anche i tentativi normativi non aiutano, c’è persino chi infila la felicità nei diritti costituzionali, e sicuramente non aiuta l’incertezza che si avverte a livello globale prima ancora che italiano.
In questo confuso contesto, la famiglia è centrale, talvolta però in senso tragico. La cronaca ce lo ricorda con un martellamento assordante. Il processo contro Alessandro Impagnatiello, il barman che ha avvelenato per mesi e poi ucciso con 37 coltellate la moglie incinta che ostacolava il suo adulterio. Elia Del Grande, che quasi 30 anni fa ha ucciso fratello e genitori, la “strage dei fornai”, ha beneficiato di provvedimenti tali da evadere due volte. Una strage simile è stata tentata a Fano in una famiglia bengalese. Padre e figlia interrogati per la morte di madre e sorella, clamorosamente virata da avvelenamento a tentato omicidio. E poi Garlasco, citata persino da Massimo Giletti nella sua lite con la Rai. Il ministro Valditara che nega i contrasti con il padre di Giulia Cecchettin, il ministro Giuli che si smarca dalla scelta di non finanziare il film su Giulio Regeni… Auguri a Francesca Lollobrigida, che col ministro omonimo non c’entra e che conferma lo stop alla carriera: dice che lo deve al marito, al figlio e al prossimo che intende avere.







