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Epidemia? Colpa (anche) dell’Oms e del ministero della Salute

Missione Oms Wuhan

La denuncia dell’ex direttore medico dell’ospedale di Alzano Lombardo, Giuseppe Marzulli, degli errori del ministero della Salute con le circolari nelle prime settimane di pandemia. E Sileri aggiunge: dall’Oms confusione su come fronteggiare il virus

 

“Nella fase iniziale dell’epidemia furono commessi tutta una serie di errori di cui non si è mai parlato. Sono cose che se si vanno ad approfondire sono anche difficili da credere”. Così l’ex direttore. medico dell’Ospedale di Alzano Lombardo, Giuseppe Marzulli, ad un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19, intervenendo a Non è L’Arena denuncia quanto è accaduto negli ospedali delle province lombarde tra gennaio e febbraio 2020.

E quanto è accaduto, spiega Marzulli, è frutto delle indicazioni che arrivavano dalle circolari del Ministero della Salute.

UNA GUERRA SENZA ARMI

Al Alzano lombardo il primo paziente positivo a Covid-19 è stato individuato il 23 febbraio 2020. Il pronto soccorso fu chiuso e poi riaperto. Da quel giorno il paese lombardo ha iniziato a contare le sue vittime causa pandemia.

“Ci siamo trovati improvvisamente in guerra, senza aver avuto né armi, né muzioni e senza alcuna preparazione”, racconta Marzulli a Non è L’Arena, programma di La7, condotto da Massimo Giletti.

GLI ERRORI INIZIALI

Marzulli non denuncia, con quelle parole, l’assenza di dispositivi di protezione. O almeno, non solo quella.

“Nella fase iniziale dell’epidemia furono commessi tutta una serie di errori di cui non si è mai parlato. Sono cose che se si vanno ad approfondire sono anche difficili da credere. Quanti conoscono la circolare del 27 gennaio del ministero della Salute? Quanti sanno quali conseguenze ha avuto la circolare del 27 gennaio sulla conduzione del Covid-19?”, dice l’ex dirigente medico dell’Ospedale di Alzano.

“Il virus – aggiunge Marzulli – era presente in Italia almeno dalla metà di gennaio, secondo alcuni anche da novembre-dicembre. La certezza è che circolasse a gennaio. I primi casi furono individuati i primi casi il 20 febbraio a Codogno ed il 23 ad Alzano. Sono stati individuati più di un mese dopo. Perché? Perché tutti i medici d’Italia sono incapaci o perché c’è qualcosa dietro?”

LA CIRCOLARE DEL 27 GENNAIO DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Qualcosa dietro. Per Marzulli, infatti, l’impreparazione di quei giorni derivava dal “combinato di due problemi. Uno la circolare del 27 gennaio e l’altro per il fatto che non è mai stato applicato il piano pandemico”.

“La circolare, che viene chiamata in termini tecnici definizione di caso, dice i criteri in base a cui deve essere identificato e riconosciuto il paziente affetto da Covid-19. La circolare indicava criteri esclusivamente epidemiologici e non clinici. La circolare diceva che bisognava sospettare del Covid se il paziente aveva fatto viaggi in Cina, se aveva visitato il mercato di Wuhan e banalità del genere”.

LA CIRCOLARE DEL 22 GENNAIO DEL MINISTERO DELLA SALUTE

E quella circolare che, per Marzulli, avrebbe fatto perdere tempo prezioso nell’individuazione dei pazienti affetti della malattia, andava a modificare una circolare con le giuste indicazioni per poter procedere alla diagnosi.

“Il ministero della Salute – spiega Marzulli – il 22 di gennaio aveva inviato una circolare in cui diceva cose giuste. Indicava gli stessi criteri della circolare del 27 e in più diceva che i medici qualora avessero trovato un paziente di cui non si riusciva a risalire all’origine della malattia o che aveva presentato un decorso clinico insolito allora poteva approfondire con tampone”.

LA REPLICA DI PIERPAOLO SILERI

La risposta dell’Italia alla pandemia era dunque confusa. Confusione che Pierpaolo Sileri, ex viceministro alla Salute, conferma, scaricando le colpe sull’Oms, nella replica a Marzulli: “Sono 4 le circolari in 15 giorni, mutuate anche in base alle indicazioni dell’Oms. Confusione c’era anche a monte, a livello dell’Oms”.

SILERI: NON ERAVAMO PREPARATI

Ma a non aver funzionato, secondo Sileri, intervenuto a Non è l’Arena, “è stata la carenza di preparazione: un piano pandemico sicuramente non declinato ovunque a livello periferico e quindi un mancato training adeguato formativo”.

“Non parlo solo di scorte, ma anche di abitudine a approcciarsi a qualcosa di nuovo. Non è stata solo l’Italia, anche altri Paesi Ue hanno vissuto la stessa cosa. Sicuramente in alcune aree del Paese non vi era una adeguata preparazione”, aggiunge Sileri.

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