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Emergenza aviaria, perché l’Inghilterra mette in lockdown polli e tacchini?

Aviaria

Il governo britannico ha stabilito che tutti gli uccelli allevati in Inghilterra vengano messi in lockdown a causa della peggiore epidemia di influenza aviaria mai registrata. Fatti, numeri e possibili rischi per l’uomo

 

Era il 30 dicembre 2021 quando Start scriveva che era in corso la peggiore epidemia di influenza aviaria nella storia d’Europa. L’allarme allora era stato lanciato da Israele ma i ricercatori dell’istituto tedesco Friedrich Loeffler (Fli), un ente governativo di ricerca sulla salute animale, già dicevano che “non si vede[va] la fine”.

Adesso, dopo più di 200 casi confermati negli ultimi 12 mesi, il Regno Unito ha annunciato che a partire da lunedì 7 novembre dovranno essere messi in lockdown “fino a nuovo avviso”, in “tutte le aree dell’Inghilterra”, tutti gli uccelli allevati. La misura, che arriva con il Natale alle porte, sta diffondendo non poca preoccupazione tra gli allevatori di polli, tacchini e anatre.

COSA STA SUCCEDENDO IN INGHILTERRA

Con oltre 200 casi confermati negli ultimi 12 mesi, che hanno portato all’abbattimento di milioni di uccelli, nel Regno Unito è in corso la più grande epidemia di influenza aviaria mai registrata.

A notificarlo sono le autorità sanitarie britanniche che, attraverso una nota, fanno sapere che tutti gli uccelli allevati in Inghilterra – che si tratti di grandi stormi liberi o di piccioni da corsa per hobby – dovranno essere tenuti al chiuso o in gabbie coperte all’aperto a partire dalla mezzanotte del 7 novembre.

Chiunque sia in possesso di uccelli – polli, anatre, tacchini, oche, piccioni (allevati per la carne), pernici, quaglie, faraone e fagiani – anche solo come animali domestici, dovrebbe registrarli. Diventa obbligo di legge per chi ne ha 50 o più.

I DATI

Dal 1° ottobre 2022 sono stati confermati 85 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) H5N1 in Inghilterra e 219 casi dall’inizio dell’epidemia il 27 ottobre 2021.

Inoltre, dall’ottobre 2021 sono morti o sono stati abbattuti circa 5,5 milioni di uccelli, di cui 2,3 milioni solo nel mese di ottobre 2022. Richard Griffiths, amministratore delegato del British Poultry Council, l’ente di categoria dell’industria della carne di pollame, intervistato da Bbc ha detto: “Il settore degli allevamenti all’aperto è stato pesantemente colpito e, al momento, vediamo che circa il 30-35% della produzione è stata direttamente coinvolta dalla malattia o è stata abbattuta a causa di essa”.

LA PREOCCUPAZIONE PER L’UOMO

Ma oltre all’abbattimento di milioni di animali e alle diametralmente diverse preoccupazioni di animalisti e allevatori, viene subito da pensare a potenziali rischi per la salute dell’uomo.

L’influenza aviaria, infatti, colpisce principalmente gli uccelli ma può infettare anche l’uomo e altri mammiferi.

Tuttavia, secondo quanto riportato dal Guardian, sia l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito che la Food Standards Agency ritengono che il rischio per la salute pubblica derivante dal virus è “molto basso”.

COME SI TRASMETTE L’AVIARIA

Un essere umano corre il rischio di contrarre l’influenza aviaria solo se entra in contatto diretto con uccelli infetti o con piume o feci contaminate.

Mentre, come ricorda il ministero della Salute, “non ci sono prove che suggeriscano che i virus […] dell’influenza aviaria possano essere trasmessi all’uomo attraverso la manipolazione delle carni di pollame o uova adeguatamente preparati e trattati termicamente, come la cottura”. I casi registrati in passato “sono stati collegati al consumo di piatti a base di sangue di pollame crudo e contaminato”.

POTENZIALI RISCHI

Bisogna però anche considerare che i rischi per l’uomo non sono inesistenti e che tenere sotto controllo o arginare queste epidemie non è così semplice perché, come ha detto il dottor Soares Magalhães ad Abc: “Finora la trasmissione dell’influenza aviaria da uomo a uomo è stata molto limitata, ma questo non significa che i nuovi ceppi non acquisiranno questa capacità”.

E come osservava tempo fa la responsabile del settore conservazione del Wwf, Isabella Pratesi: “Con oltre 20 miliardi di polli allevati nel mondo e un numero crescente di allevamenti intensivi in tutto il mondo la possibilità di nuove ondate di malattie infettive di origine animale è molto alta. Varianti dell’influenza aviaria sono già in giro tra gli allevamenti intensivi del mondo, tutte in grado di infettare e uccidere l’uomo: è un rischio potenzialmente più grave del Covid-19”.

I TACCHINI DI NATALE E GLI ALLEVATORI BRITANNICI

Ma a rischio, sia per la carenza che per i potenziali prezzi proibitivi, è anche il tradizionale tacchino di Natale che molti inglesi usano mettere al centro della tavola durante le festività. Secondo Reuters infatti la Gran Bretagna produce più di 11 milioni di tacchini all’anno, di cui poco meno di due terzi vengono consumati nel periodo natalizio.

Per risolvere il problema, il ministero dell’Agricoltura britannico, ha annunciato che i produttori di pollame potranno abbattere gli animali in anticipo, congelarli e poi scongelarli per venderli tra il 28 novembre e il 31 dicembre 2022. Gli allevatori riceveranno inoltre un indennizzo fin dall’inizio di un abbattimento pianificato, anziché alla fine.

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