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Il caro-energia manderà in crisi l’industria farmaceutica in Europa?

Farmaceutica

La crisi dei prezzi dell’energia in Europa fa salire i costi operativi. E molti produttori di principi attivi non riescono ad assorbire i rincari, decidendo di spostarsi in Asia. L’Europa rischia di rimanere senza medicinali essenziali. Tutti i dettagli

La crisi dei prezzi dell’energia e il conseguente aumento dei costi operativi potrebbero indurre le aziende farmaceutiche a trasferire la produzione fuori dall’Europa, creando nuovi intoppi alla catena di approvvigionamento continentale e complicando l’accesso ai medicinali essenziali. L’allerta arriva da Teva Pharmaceutical Industries, società israeliana che sviluppa e produce medicinali equivalenti (o generici).

I MEDICINALI EQUIVALENTI

Come ricorda Reuters, i medicinali equivalenti sono fondamentali per il trattamento delle patologie croniche e per le operazioni chirurgiche. Non sono soggetti a copertura brevettuale e vengono venduti al prezzo più basso possibile stabilite dalle autorità sanitarie nazionali europee.

SPOSTAMENTO DELLA FILIERA VERSO L’ASIA

Ma l’aumento delle spese per la produzione di questi farmaci generici ed essenziali ha incentivato uno spostamento della manifattura dei componenti a maggiore intensità energetica – cioè che richiedono più energia per venire prodotti, come i principi attivi farmaceutici (API) – verso l’Asia, dove i costi sono inferiori: in India e in Cina, più nello specifico.

Questo processo di rilocalizzazione potrebbe crescere per via della crisi dei prezzi energetici aggravata dalla guerra in Ucraina. Il rischio, secondo Teva, è “degradare definitivamente il settore farmaceutico del continente per alcuni medicinali critici”.

LA CARENZA DI TAMOXIFENE

Teva fa l’esempio specifico della carenza in Germania di tamoxifene, un principio attivo utilizzato nelle terapie per i tumori al seno. L’unico produttore europeo di tamoxifene ha dovuto interrompere la produzione perché fattasi anti-economica; di conseguenza, le società farmaceutiche che producono i medicinali finiti hanno dovuto rifornirsi in Asia.

LE DIFFICOLTÀ DI ACCESSO AL PARACETAMOLO

È in Asia, ancora, che di norma le società farmaceutiche si riforniscono di paracetamolo (il principio attivo contenuto nella Tachipirina): l’ultimo stabilimento europeo che lo produceva ha chiuso nel 2008.

Nel periodo più critico della pandemia di coronavirus l’Europa ha avuto difficoltà ad approvvigionarsi di paracetamolo, non disponendo “della leva e della capacità logistica per aumentarne la produzione in poco tempo”. E quando l’India, un grande produttore di paracetamolo, ha momentaneamente sospeso le esportazioni del principio attivo per concentrarsi sul soddisfacimento della domanda interna, l’Europa rimase sprovvista di fornitori.

LA CRISI ENERGETICA ACCELERA LA CRISI

L’attuale contesto economico ed energetico sta causando “un accelerazione di questa tendenza” alla rilocalizzazione della filiera farmaceutica europea in Asia, secondo Erick Tyssier, responsabile degli affari europei di Teva.

L’AVVERTIMENTO DI TEVA

Attualmente, il 40 per cento dei principi attivi farmaceutici utilizzati da Teva per i suoi prodotti provengono da impianti in Europa; il resto è stato esternalizzato. La società ha fatto sapere di stare riuscendo ad assorbire l’aumento delle spese di produzione, “ma c’è un limite”, ha dichiarato un dirigente a Reuters.

– Leggi anche: Pfizer (e non solo), la passione delle Big Pharma per i paradisi fiscali

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