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Pfizer (e non solo), la passione delle Big Pharma per i paradisi fiscali

Paradisi Fiscali Big Pharma

Pfizer ha nascosto al fisco italiano 1,2 miliardi di profitti per evadere le imposte? A questo risponderanno Guardia di finanza e Agenzia delle Entrate ma, intanto, la relazione tra Big Pharma e paradisi fiscali sembra a prescindere ben consolidata. Fatti, numeri e vecchie storie

 

Blitz di Guardia di finanza e Agenzia delle Entrate nella sede italiana di Pfizer appena fuori Roma. La multinazionale è sotto inchiesta nel nostro Paese per presunti trasferimenti di profitti a divisioni in altri Stati per evitare di pagare le imposte sugli utili.

Una procedura che non sembra nuova alle Big Pharma in generale, che già da anni dichiarano il loro amore per certi paradisi fiscali.

L’INDISCREZIONE DI BLOOMBERG

Secondo Bloomberg, che è stato il primo a dare la notizia, Pfizer Italia è nel mirino delle autorità nostrane in quanto la Guardia di Finanza, in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, ha avviato una verifica fiscale, il cui esito non è ancora definito.

Bloomberg sostiene che Pfizer Italia abbia trasferito 1,2 miliardi di euro alle divisioni affiliate a Pfizer Production e Pfizer Manufacturing negli Stati Uniti e in Olanda con l’obiettivo di evitare il pagamento delle tasse sugli utili – che potrebbero arrivare fino al 26%.

È d’obbligo tuttavia ricordare che le indagini sono ancora in corso e che, dunque, è ancora tutto da dimostrare.

L’INDAGINE

Sempre stando alle informazioni riferite da Bloomberg, l’indagine – iniziata lo scorso febbraio – riguarda un periodo precedente la pandemia. Si tratta infatti di un accertamento di quanto accaduto negli anni 2017, 2018 e 2019.

Secondo Repubblica, il lavoro congiunto di Guardia di finanza e Agenzia delle Entrate nasce da “un lavoro a campione” che “stanno effettuando in questi anni sulle grandi multinazionali (…) proprio per evitare queste operazioni infragruppo tra l’Italia e le sedi estere, per lo più in paradisi fiscali”.

L’episodio che ora coinvolge Pfizer Italia ricorda, infatti, il caso del gruppo internazionale del lusso Kering, proprietario del marchio Gucci, che ha pagato al fisco 1,25 miliardi di euro per le stesse accuse.

L’IPOTESI DELLA GDF

La Guardia di Finanza, si legge su Bloomberg, sostiene che “Pfizer avrebbe deciso di non distribuire dividendi durante il periodo dell’indagine, remunerando i propri azionisti attraverso la riduzione del capitale sociale della società”.

Nell’arco di tempo preso in considerazione dall’indagine, Pfizer ha generato a livello globale un totale di 33 miliardi di dollari di utile netto rettificato.

COSA SUCCEDE ORA

L’indagine della Guardia di finanza non significa necessariamente che Pfizer abbia commesso un illecito, precisa Bloomberg. Una volta completato il lavoro, i risultati saranno esaminati dall’Agenzia delle Entrate, che ha il potere di valutare eventuali multe e pagamenti fiscali se li ritiene giustificati.

COME SI DIFENDE PFIZER

“Le autorità fiscali italiane controllano e indagano abitualmente sulle imposte di Pfizer e Pfizer collabora con tali controlli e indagini”. È il commento rilasciato dalla portavoce dell’azienda Pamela Eisele, la quale ha aggiunto: “Pfizer rispetta le leggi e i requisiti fiscali dell’Italia”.

LA REAZIONE DELLA BORSA

“Le azioni Pfizer – scriveva ieri Bloomberg – sono scese brevemente prima di riguadagnare terreno e salire dell’1,3% alle 15:51 di mercoledì a New York”.

UN SISTEMA MALATO: L’INDAGINE OXFAM

Un’indagine Oxfam del 2018 afferma che quattro società farmaceutiche – Abbott, Johnson & Johnson, Merck e Pfizer – “nascondono sistematicamente i loro profitti in paradisi fiscali all’estero”, aggravando il divario tra ricchi e poveri, uomini e donne e tra economie avanzate e in via di sviluppo.

Traducendo la tesi in numeri: questi quattro giganti aziendali, si legge nel report, “sembrano privare gli Stati Uniti di 2,3 miliardi di dollari all’anno e negano ad altre economie avanzate 1,4 miliardi di dollari”.

Grafico via report “Prescription for Poverty” elaborato da Oxfam

Questo modo di fare priverebbe, inoltre, “i governi dei Paesi in via di sviluppo, afflitti da problemi di liquidità, di circa 112 milioni di dollari all’anno, che potrebbero essere spesi per vaccini, ostetriche o cliniche rurali”.

Grafico via report “Prescription for Poverty” elaborato da Oxfam

Oxfam precisa, però, di non accusare le Big Pharma di fare qualcosa di illegale. A conferma di quanto ipotizzato anche ora dalla Guardia di finanza, si tratterebbe, infatti, più di un escamotage reso possibile da “una sofisticata pianificazione fiscale per trarre vantaggio da un sistema difettoso che consente alle multinazionali di molti settori diversi di farla franca evitando le tasse”.

IL TRUCCHETTO DELLE BIG PHARMA

Esaminando i dati pubblici disponibili su queste quattro aziende farmaceutiche statunitensi, Oxfam ha scoperto “uno schema sorprendente”.

“Nei Paesi analizzati che hanno aliquote fiscali standard per le società, ricchi o poveri che siano, i profitti al lordo delle imposte delle società erano bassi. In otto economie avanzate [tra cui l’Italia, ndr], i profitti delle aziende farmaceutiche erano in media del 7%, mentre in sette Paesi in via di sviluppo erano in media del 5%”.

Tabella via report “Prescription for Poverty” elaborato da Oxfam

Tabella via report “Prescription for Poverty” elaborato da Oxfam

Tuttavia, a livello globale, queste aziende hanno registrato profitti annui globali fino al 30%. E quindi Oxfam si chiede: dov’erano allora gli alti profitti? Risposta: nei paradisi fiscali.

“In quattro Paesi che applicano aliquote fiscali basse o nulle, queste aziende hanno registrato margini di profitto alle stelle, pari al 31%”. In particolare, i quattro Paesi indicati sono: Belgio, Irlanda, Paesi Bassi e Singapore.

Tabella via report “Prescription for Poverty” elaborato da Oxfam

Secondo i calcoli, in Italia, la sotto-contribuzione fiscale potrebbe aver generato una perdita di quasi 268 milioni di dollari. Ed è andata anche peggio a Francia (418 milioni) e Germania (316 milioni).

QUANTO VALE L’AMORE DELLE BIG PHARMA PER I PARADISI FISCALI

“Pfizer, Merck e Abbott – conclude il report – sono tra le 20 società statunitensi con il maggior numero di filiali nei paradisi fiscali; Johnson & Johnson non è molto distante. Tutte e quattro sono tra le società statunitensi con il maggior numero di denaro depositato all’estero: alla fine del 2016, queste quattro società da sole detenevano ben 352 miliardi di dollari offshore”.

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