Sanità

Covid: verità e frottole. 13 domande e 13 risposte

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Conversazione di Quotidiano Sanità con Donato Greco, medico specialista in Malattie Infettive e Tropicali, Igiene e Medicina Preventiva e Statistica Sanitaria, già Direttore Centro Nazionale Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute Istituto Superiore di Sanità e poi Direttore Generale Prevenzione Sanitaria Ministero Salute

 

1. Il virus è nuovo: non sembra esserci nella popolazione mondiale alcuna memoria protettiva causata da virus Corona confratelli dell’attuale, che avesse o possa significativamente contrastare l’andamento naturale dell’infezione.

2. Le indagini nazionali di sieroprevalenza ci indicano costantemente che meno del 5% della popolazione italiana possiede anticorpi IGG contro questo virus. Quindi il 95% della popolazione è suscettibile all’infezione.

3. L’incidenza di “casi” è una combinazione di più elementi:
a. La sorveglianza attiva di contatti (circa il 75%) dei positivi
b. La presenza di sintomi nel restante 25%.

4. La severità clinica dei casi con sintomi viaggia sul 5% di casi gravi, il 20% di casi con sintomi significativi, il restante 75% con sintomi lievi autolimitanti. Ma questi numeri tendono attualmente (Autunno 2020) a peggiorare nel tempo.

5. La letalità dell’attuale picco epidemico è molto inferiore di quella osservata in primavera anche se sono rimasti uguali i fattori di rischio ad essa legati (Età media dei deceduti intorno agli 80 anni, comorbidità nel 95% dei deceduti), mentre si è significativamente ridotto il tempo tra primi sintomi e ricovero e sono oggettivamente migliorate le capacità diagnostiche e terapeutiche.

6. L’attuale curva epidemica dei positivi alla RTPCR mostra un andamento “scolastico” di epidemia: il virus appare percorrere indisturbato il suo andamento epidemico con la classica “salita della campana” con un tempo di raddoppio settimanale: se rispettasse la tradizionale durata bimestrale ne avremmo almeno fino a Natale 2020.

7. Anche questo picco epidemico non sarebbe sufficiente per costruire una herd immunity che protegga l’intera popolazione: rimarrebbe comunque una larga fetta della popolazione suscettibile e pronta per un andamento endemico dell’infezione, ma anche di ulteriori picchi epidemici.

8. Le severe misure di contenimento del lockdown primaverile e quelle successive ed attuali non sembrano influire significativamente sulla attuale curva epidemica, ma non si può escludere che ne riducano le dimensioni assolute: le evidenze scientifiche sull’efficacia di queste misure restano ancora misere.

9. Il Contact tracing, per definizione, è efficace quando il numero di casi indice è relativamente contenuto, diventa ogni giorno più difficile quando si hanno migliaia di nuovi infetti al giorno, come durante picchi epidemici. Purtroppo assistiamo all’inefficacia del contact tracing digitale: come in altri paesi europei la App digitale priva di Localizzazione produce risultati molto modesti.

10. Non vi sono chiari elementi sulla durata dell’immunità dei tamponi positivi: i positivi sviluppano anticorpi protettivi, ma troppo poco tempo è passato per parlare di una protezione di lunga durata, mentre le evidenze sulle infezioni da altri coronavirus cugini dell’attuale raccontano di una fragilità e brevità dell’immunità post infezione.

11. Tutti i Paesi del mondo adottano misure restrittive ed hanno fatto e fanno lockdown, possibile che tutti sbagliano?
Intanto non tutti i Paesi hanno fatto lockdown: per non andar troppo lontano basta vedere la Svezia: niente lockdown, niente seconda ondata, ridottissimi danni economici e sociali. Abbiamo già visto recentemente panico collettivo universale e ben poco giustificato: solo nell’ultimo ventennio vi ricordate la Sars 2003? Grandi danni economici e sociali per un impatto sanitario ben modesto (in Italia 4 casi e molti miliardi di euro persi), e l’aviaria del 2005?: crollo del mercato delle carni e del pollame e nessun caso; vi ricordate la pandemia influenzale 2009? Anche qui Londra invocava l’esercito per scavare fosse comuni, l’Italia ha speso miliardi in farmaci e vaccini, ma l’impatto è stato ben inferiore all’influenza stagionale. Si sono ripetuti scenari di panico collettivo ben sostenuto da opinioni di esperti sempre incollati agli scenari peggiori e da politici che, doverosamente, scelgono sempre il peggio per giustificare il loro ruolo di salvatori della Patria, il tutto ben manipolato dai media che trovano pabulum ideale per le loro quotidiane scorribande sulla paura dei lettori.

12. E le agenzie tecniche internazionali WHO, CDC.. .sbagliano tutte?
Assolutamente no, infatti tutte ammettono l’incertezza delle conoscenze su questa pandemia e la debolezza delle evidenze scientifiche sull’efficacia delle misure di contenimento.
Tuttavia queste agenzie parlano all’intero mondo, non alla singola città o regione, quindi necessariamente devono considerare gli scenari più estremi per offrire cautele generalizzabili a tutte le Nazioni. Non è poi certo loro compito l’applicazione concreta delle misure di contenimento né il tayloring di queste nelle specifiche situazioni.

13. Allora non è successo niente? Certamente l’attuale pandemia è causata da un virus nuovo che ha trovato l’intero globo suscettibile e quindi ha fatto e sta facendo gravi danni alla salute di tutti i Paesi: negarlo sarebbe irrazionale, tuttavia è realistico pensare che la persistenza della circolazione virale impone la riconsiderazione delle misure di risposta coscienti dell’ineluttabile evidenza di dover convivere col virus per tempi relativamente lunghi.

(Breve estratto di un approfondimento di Quotidiano Sanità)

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