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Covid, si stanno usando gli antivirali? E come?

Monoclonali Farmaci Anti Covid

L’Aifa ha previsto l’utilizzo di un registro di monitoraggio per entrambi gli antivirali, ma quello del remdesivir è riservato solamente ai medici e ai farmacisti e quello del molnupiravir non è ancora disponibile

 

L’Italia ha un numero superiore di decessi Covid rispetto ad altri Stati europei e non è solo perché siamo il secondo Paese più vecchio del mondo. Per Stefania Salmaso, epidemiologa ed ex direttrice del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità (Iss), una delle cause sta proprio nel non utilizzare abbastanza tutti gli strumenti a disposizione, dagli antivirali alla tecnologia per raccogliere più informazioni.

COSA HA DETTO SALMASO

“Bisognerebbe avere ulteriori informazioni, conoscere le comorbidità, le tempistiche dei ricoveri, l’eligibilità per trattamenti terapeutici, insomma se ci sono margini di miglioramento del terribile carico di casi fatali giornaliero”, ha detto Salmaso in un’intervista a La Stampa.

A proposito del crescente numero di decessi quotidiani attribuiti al Covid, l’epidemiologa ha aggiunto: “Ci potrebbe essere qualche inefficienza del sistema sanitario, penso per esempio alla quantificazione della quota prevenibile con antivirali entro cinque giorni dall’infezione. Mentre i vaccini sono offerti a tutti, questi farmaci sono a rischio disuguaglianza e serve una campagna sul tema che coinvolga i medici di base”.

AGGIORNAMENTO CONTINUO

Proprio dell’importanza di aggiornarsi continuamente nonostante il carico lavorativo accumulato da tutto il personale medico negli ultimi due anni faceva riferimento anche la professoressa Evelina Tacconelli parlando dello scarso utilizzo che l’Italia fa dei monoclonali.

“A parte la difficoltà di produrre rapidamente le evidenze scientifiche necessarie per le linee guida terapeutiche, ma è anche un problema di cultura medica. Gli stessi medici, sottoposti a uno stress lavorativo imponente, non hanno trovato il tempo corretto per un’informazione appropriata e questo è sicuramente comprensibile”, aveva detto ad Avvenire.

“Ma l’Italia aveva già un problema di base: rispetto ad altri Paesi l’aggiornamento medico continuo non è organizzato in maniera consistente ed è troppo spesso lasciato nelle mani delle industrie farmaceutiche. È gravissimo, perché quello che abbiamo studiato durante l’università è solo una porzione infinitesimale di quanto è possibile fare oggi, e senza un aggiornamento permanente possiamo fare errori molto gravi. Ad esempio, – prosegue Tacconelli – molte delle informazioni sulle terapie anti Covid-19 a tutt’oggi non hanno raggiunto la popolazione medica, penso alla Clorochina e alla Azitromicina, farmaci che all’inizio dell’epidemia parevano essere utili, poi sono stati controllati in studi globali condotti secondo tutte le regole dell’evidenza che ne hanno dimostrato chiaramente l’inutilità, anzi forse un rischio per il paziente che li assume”.

QUALI ANTIVIRALI SONO EFFICACI CONTRO OMICRON

Ma sugli antivirali non ci sono dubbi. “Gli antivirali orali ed endovenosi come paxlovid e remdesivir mantengono la loro efficacia contro la variante Omicron e possono aiutare a limitare il carico di malattia associato a questa variante”, ha detto Marco Cavaleri, capo della strategia vaccinale dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema).

Gli antivirali orali come paxlovid e molnupiravir, ed endovenosi come remdesivir, sono indicati per pazienti con una malattia lieve o moderata e a rischio di sviluppare una malattia grave.

È importante somministrarli non appena compaiono i primi sintomi: nel caso del molnupiravir entro 5 giorni, mentre il remdesivir può essere utilizzato fino a 7 giorni dall’insorgenza dei sintomi.

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha previsto l’utilizzo di un Registro di monitoraggio per entrambi gli antivirali, tuttavia, quello del remdesivir è riservato solamente ai medici e ai farmacisti e quello del molnupiravir non è ancora disponibile.

QUANTE PILLOLE ANTI COVID HANNO LE REGIONI?

Come Start scriveva qualche giorno fa, l’Italia finora ha ricevuto 11.899 confezioni da 40 compresse. I trattamenti sono stati così suddivisi tra le varie regioni: all’Abruzzo 360 confezioni, alla Basilicata 60, alla Calabria 120, alla Campania 480, all’Emilia Romagna 840, al Friuli Venezia Giulia 240, al Lazio 1.680, alla Liguria 1.080, alla Lombardia 1.800, alle Marche 600, al Molise 60, al Piemonte 739, alla Provincia autonoma di Bolzano 60, alla Provincia autonoma di Trento 60, alla Puglia 240, alla Sardegna 60, alla Sicilia 360, alla Toscana 1.440, all’Umbria 60, alla Valle d’Aosta 120, al Veneto 1.440.

“Abbiamo ricevuto all’inizio di gennaio l’antivirale Molnupiravir. Le prime 11mila confezioni sono state utilizzate rapidamente e a fine mese ne riceveremo altre, anche perché nel frattempo gli anticorpi monoclonali hanno perso efficacia: due tipi su tre, fra quelli che usiamo, non riescono a contrastare Omicron”, così il direttore dell’Aifa Nicola Magrini a Repubblica.

“Secondo i dati dello Spallanzani di Roma e della Lombardia la variante è ormai all’80%, mentre l’Istituto zooprofilattico del Veneto ha una percentuale un po’ più bassa. A fine gennaio – ha proseguito – dovrebbe arrivare anche l’altro antivirale di Pfizer, Paxlovid. L’uso di questi farmaci dev’essere tempestivo dopo il contagio e i rallentamenti dei tamponi, durante le feste, non ci hanno aiutato. Occorrerebbe forse dare la priorità a chi ha fattori di rischio”.

LA COMBINAZIONE DEGLI ANTIVIRALI CON I MONOCLONALI

Lazio, Liguria e Piemonte hanno iniziato a somministrare le prime dosi di molnupiravir pochi giorni fa e nelle Marche, oltre ad averli prescritti, l’Azienda ospedaliera Marche nord ha avviato un percorso sperimentale che prevede “per i pazienti positivi che si recano al pronto soccorso il trattamento ambulatoriale con anticorpi monoclonali e remdesivir”, ha detto l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini. I pazienti si devono recare per tre giorni consecutivi in ambulatorio o in ospedale senza alcun ricovero.

“Un recente studio pubblicato dal New England Journal of Medicine – ha aggiunto l’assessore – dimostra che così somministrato il farmaco produce la riduzione dell’80% dell’evoluzione della malattia e del ricovero”.

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