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Covid, a Repubblica si critica Speranza ma solo su Twitter

Regioni Sanità

Che cosa ha scritto su Twitter il corrispondente del quotidiano Repubblica sulle politiche anti Covid a Roma e a Londra

 

Il numero di decessi Covid continua a essere un tema dibattuto tra paragoni, grafici e metodi di calcolo discordanti.

Il 25 aprile, il giornalista Antonello Guerrera, corrispondente dal Regno Unito del quotidiano Repubblica, ha pubblicato un tweet confrontando i dati dell’Italia e del Regno Unito, due Paesi che hanno affrontato in modo molto diverso la pandemia.

Ecco cosa ha scritto e perché paragonare Paesi diversi è molto complicato.

IL TWEET DI GUERRERA

Nel giorno della Festa della Liberazione, Guerrera ha twittato:

A corredo del tweet segue un grafico tratto dal sito che pubblica ricerche e analisi basate su dati Our World in Data in cui viene rappresentato il numero di decessi Covid per milione di persone, anche se – come fa notare il portale – “a causa dei diversi protocolli e delle sfide nell’attribuzione della causa della morte [nei Paesi presi in considerazione, ndr], il numero di morti confermate potrebbe non rappresentare accuratamente il vero numero di morti causate dal Covid-19”.

Nel grafico, per esempio, l’India è solo al settimo posto.

IL CONTEGGIO DEI DECESSI COVID IN ITALIA

Il tema dei decessi e della mortalità dovuti al Covid, sono stati oggetto anche dell’interrogazione presentata da Annamaria Parente di Italia Viva in Senato lo scorso 21 aprile al ministro della Salute, Roberto Speranza.

“Il monitoraggio – ha spiegato il ministro – avviene con diversi strumenti. Quello quotidiano chiaramente avviene su dati aggregati e su dati essenziali, che vengono comunicati appunto quotidianamente. Poi c’è un monitoraggio di natura settimanale, anche questo gestito dall’Istituto superiore di sanità, molto più complesso, dove ci sono anche molti numeri legati alle vaccinazioni”.

“Sul tema più specifico dei decessi e della mortalità – ha chiarito Speranza – voglio richiamare un importante lavoro che è stato fatto finora sette volte e che è frutto di una collaborazione tra l’Istituto superiore di sanità e l’Istat. L’ultimo rapporto pubblicato risale al 2 marzo ed è appunto il settimo dall’inizio della pandemia. Dentro quel rapporto ci sono tutti i dati che in qualche modo venivano richiesti dall’interrogazione”.

COSA DICE IL REPORT ISTAT-ISS

Secondo l’ultimo rapporto Istat-Iss citato da Speranza, “analizzando il contesto europeo, nel 2021 l’andamento dell’eccesso di mortalità nell’Ue ha raggiunto un picco ad aprile (21,0%), quindi è sceso al 10,6% a maggio e ha raggiunto il minimo del 5,6% a luglio. In autunno si è osservato un nuovo rialzo e l’eccesso di mortalità ha raggiunto il 17,7% a ottobre e il 26,5% a novembre 2021 (dati Eurostat)”.

“Rispetto alla media europea, – prosegue il rapporto – l’Italia ha registrato un eccesso di mortalità più elevato nel mese di novembre 2020 e marzo 2021. A partire da luglio 2021 l’eccesso di mortalità nel nostro Paese scende ben al di sotto della media Ue”.

IL PARERE DI GILESTRO

Tuttavia, continuare a fare confronti semplicemente potrebbe non essere corretto perché come scriveva nel settembre 2021 il professore di Neurobiologia all’Imperial College di Londra, Giorgio Gilestro, non solo “l’arrivo dei vaccini ha complicato la scena [europea, ndr] al punto tale da rendere ogni paragone troppo aleatorio” dato che ogni Paese ha adottato la propria strategia, ma bisogna anche tenere conto di “altri strati di complessità che riguardano il comportamento delle persone (e.g.: chi indossa mascherine di stoffa, chi FFP2) o la gestione politica e sociale (e.g.: chi ha fatto affidamento sul lavoro a distanza, chi no)”.

Per spiegare quanto affermato, Gilestro porta proprio l’esempio del confronto tra Italia e Regno Unito: “Un esempio di tutto ciò lo vediamo confrontando i numeri italiani con quelli inglesi. Nel mese di settembre 2021, il Regno Unito ha contato 910 mila casi – che, per inciso, equivale all’11% di tutti i casi avuti finora dall’inizio della pandemia – e circa 3.700 decessi. L’Italia nello stesso periodo ha contato circa 120 mila casi e 1.500 decessi. In sostanza, stando a questi numeri, l’Italia ha avuto poco più di un decimo dei casi del Regno Unito, ma quasi la metà dei morti. Come si spiega questa differenza?”.

Secondo il professore ci sono varie chiavi di lettura per esempio il numero dei test diagnostici effettuati (in Italia se ne sono fatti meno ma il Regno Unito ne ha eseguiti molti nelle scuole dove le infezioni hanno conseguenze meno gravi) oppure l’età dei vaccinati (in Italia gli over 50 che non si vogliono vaccinare e che possono incorrere in una forma di Covid più grave sono molti di più rispetto al Regno Unito).

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