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Cos’è il virus West Nile (febbre del Nilo) e perché non c’è da preoccuparsi

Virus West Nile

Fatti, numeri e consigli sul virus West Nile o febbre del Nilo che ha causato tre decessi nel Nord Italia

 

Sono tre i decessi provocati dal virus West Nile o febbre del Nilo, più due sospetti che, se confermati, farebbero salire il bilancio a cinque in cinque giorni.

Non c’è da preoccuparsi, secondo gli esperti, ma vediamo di cosa si tratta.

CHE COS’È IL VIRUS WEST NILE

Il virus West Nile, che provoca l’omonima febbre, è stato isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto da cui prende il nome.

Il virus, si legge sul sito dell’Istituto superiore di sanità (Iss), è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

Ma niente allarmismi perché, ricordano gli esperti, il virus è presente in Italia dal 2008. La peggiore epidemia nel nostro Paese è stata nel 2018, con circa 5-6 mila casi.

COME SI TRASMETTE

Il virus si trova negli uccelli selvatici e nelle zanzare, le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo.

Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sottolinea l’Iss, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza.

È importante ricordare che la febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette.

Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli e altri.

L’INCUBAZIONE

Dalle informazioni dell’Iss si apprende che il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

I SINTOMI A SECONDA DELLE FASCE DI ETÀ

La maggior parte delle persone infette, afferma l’Iss, non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, solo circa il 20% presenta sintomi leggeri tra cui febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona.

L’Iss spiega infatti che nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave.

I sintomi più gravi, tuttavia, si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su 1.000) il virus può causare un’encefalite letale.

CURE E VACCINO

A oggi non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

Secondo quanto riferito dall’Iss, dei vaccini contro il virus West Nile sono allo studio, ma non ne esiste ancora uno.

COME PROTEGGERSI

Per ridurre l’esposizione alle punture di zanzare gli esperti consigliano di usare repellenti e indossare pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto; usare delle zanzariere alle finestre; svuotare di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante; cambiare spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali; tenere le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

I CASI IN ITALIA

A causa del virus West Nile, in Italia, sono decedute negli ultimi giorni tre persone: un 73enne di Piove di Sacco (Padova), un 88enne a Ferrara e un 77enne a Schiavonia, sempre in provincia di Padova. Altri due decessi, in provincia di Treviso, sono per ora solo sospetti e si attende il risultato dei test.

Veneto ed Emilia Romagna risultano le Regioni più colpite, ma due casi sono stati registrati anche in Piemonte, a Novara e Vercelli.

Sempre in Veneto, riferiscono gli esperti dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie, quest’anno il virus nelle zanzare è apparso a inizio giugno, con un mese di anticipo rispetto al solito. E se è vero che la siccità limita il numero di zanzare, al contempo la percentuale di quelle positive al virus è molto alta.

La Regione, come ha spiegato anche il direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, è particolarmente colpita “per una ragione molto semplice. Basta andare in giro per la campagna in quest’area e si vedranno una miriade di corsi d’acqua e tantissime fontane d’irrigazione. È proprio dunque l’orografia del Veneto, che è una Regione ricca d’acqua”, con una “fortissima vocazione agricola, che fanno sì che si generino sul campo le condizioni ideali per la moltiplicazione di zanzare”.

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