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Cosa stanno studiando Pfizer, Moderna e AstraZeneca per sconfiggere le nuove varianti

Variante Di Fuga

I vaccini anti Covid disponibili sono stati sviluppati dal ceppo originale di Wuhan, ma se comparissero varianti capaci di eludere i vaccini già autorizzati come agirebbero le Big Pharma? Ecco le risposte di Pfizer, Moderna e AstraZeneca pubblicate su Nature

 

Pfizer, Moderna e AstraZeneca sono al lavoro per aggiornare i propri vaccini anti Covid. Non perché ce ne sia bisogno ora, fanno sapere, ma per non farsi trovare impreparati di fronte a un’eventuale variante di fuga (escape variant), ovvero capace di eludere i sieri già autorizzati.

Finora le tre case farmaceutiche hanno basato i loro studi e, di conseguenza i vaccini che hanno sviluppato, sul ceppo originale di Wuhan ma adesso stanno testando dei vaccini aggiornati su alcuni volontari. La sperimentazione parte dalle varianti Beta e Delta poiché la prima ha le mutazioni più resistenti di qualsiasi altra variante.

Ecco quindi come le tre Big Pharma si stanno muovendo, secondo quanto pubblicato dalla rivista Nature.

LA PROMESSA DI BOURLA (PFIZER)

L’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, a giugno aveva fatto una promessa. Accanto al presidente degli Stati Uniti Joe Biden, durante una conferenza stampa a St Ives, nel Regno Unito, poco prima della riunione del vertice del G7, Bourla aveva detto che se ci fosse stato bisogno di un nuovo vaccino anti Covid, la sua azienda avrebbe potuto prepararne uno entro 100 giorni.

E, stando a quello che scrive Nature, non sembra impossibile. Se emergesse, infatti, una cosiddetta variante di fuga, i produttori di vaccini a mRNA come Pfizer e Moderna probabilmente potrebbero progettare e sintetizzare un primo prototipo di vaccino in pochi giorni che andrebbe poi comunque testato.

I TEST DI PFIZER

Pfizer, insieme al suo partner BioNTech, sta testando su 930 partecipanti un vaccino mRNA specifico per la variante Beta in uno studio clinico randomizzato e controllato con placebo. Le due aziende, già ad agosto, avevano avviato la sperimentazione di un vaccino multivalente sia per la variante Delta che Alfa.

Philip Dormitzer, vicepresidente e direttore scientifico di vaccini virali e mRNA presso Pfizer, ha comunque confermato che attualmente non ci sono piani per distribuire i vaccini Beta o Delta al di fuori della sperimentazione.

MODERNA RECLUTA VOLONTARI

Anche Moderna sta reclutando tra i 300 e i 500 volontari per testare nuovi vaccini a mRNA contro Beta, Delta e una combinazione di Beta e del ceppo originale. L’azienda prevede inoltre di testare anche un vaccino multivalente Beta-Delta.

Lo scopo, ha fatto sapere Jacqueline Miller, vicepresidente senior e capo della ricerca sulle malattie infettive in Moderna, è quello di presentare i casi di prova alla Food and Drug Administration (Fda) e “stabilire un processo attraverso il quale tutto questo possa accadere più rapidamente in futuro”.

L’APPROCCIO DI ASTRAZENECA

AstraZeneca, si sta invece concentrando sullo studio di un vaccino virale a vettore specifico per la variante Beta. Lanciata a giugno, la ricerca sta coinvolgendo più di 2.800 partecipanti, molti dei quali sono già stati vaccinati con un vaccino a mRNA o con AstraZeneca. “Ci stiamo esercitando”, ha detto Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo della ricerca e dello sviluppo dei biofarmaci di AstraZeneca, “ma lo stiamo anche sviluppando, e se avrà successo, lo avremo pronto per l’uso”.

PROBLEMATICHE

Tuttavia, la strada per la sperimentazione incontra difficoltà. Per esempio, dove gli studi sui vaccini sono ben consolidati, può essere difficile trovare volontari che non abbiano ancora ricevuto un vaccino, ma che siano disposti ad arruolarsi in uno studio sperimentale di uno nuovo.

Ci sono poi anche preoccupazioni etiche riguardo al reclutamento di gruppi placebo per studi randomizzati controllati, dato che vaccini efficaci sono già disponibili.

POSSIBILI SOLUZIONI

“Se non procediamo con studi controllati randomizzati per l’efficacia, un’alternativa potrebbe essere quella di fare studi di immunogenicità”, ha affermato Matthew Hepburn, consigliere speciale presso l’Ufficio di politiche scientifiche e tecnologiche della Casa Bianca.

Gli studi di immunogenicità possono misurare le risposte immunitarie innescate dai vaccini aggiornati – per esempio, un aumento dei livelli di anticorpi o di cellule B – rispetto agli effetti dei vaccini di prima generazione. AstraZeneca, per esempio, userà questo approccio nella sperimentazione del Beta-vaccino.

Anche Moderna si sta anche concentrando sui dati di immunogenicità. Tali studi “non sono perfetti”, ha ammesso Miller, che comunque si augura che il processo di aggiornamento di un vaccino anti Covid diventi snello come quello di un vaccino antinfluenzale, che in genere non richiede molto in termini di studi clinici.

QUANDO BISOGNA INIZIARE A PREOCCUPARSI

Non essendo ancora chiaro come le autorità sanitarie determineranno l’eventuale comparsa di una variante di fuga, Pangalos ha dichiarato che “se iniziamo a vedere un sacco di persone vaccinate che vanno in ospedale, allora abbiamo un problema. Ma in questo momento, non siamo neanche lontanamente vicini a questo scenario”.

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