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Chi potrà ricevere Evusheld, il primo farmaco preventivo contro il Covid?

Evusheld

L’Aifa ha autorizzato Evusheld di AstraZeneca, il primo farmaco monoclonale per prevenire il Covid. Ecco chi potrà riceverlo e quante dosi ne ha ordinate l’Italia

 

Una novità nell’arsenale dei trattamenti anti Covid, ma questa volta si tratta del primo farmaco a base di anticorpi monoclonali pensato per prevenire l’infezione. È Evusheld di AstraZeneca e anche l’Italia si prepara a somministralo, ma solo a pazienti con determinati fattori di rischio.

CHE COS’È EVUSHELD

Evusheld di AstraZeneca è una combinazione di due anticorpi a lunga durata d’azione (Laab): tixagevimab e cilgavimab, scoperti dal Vanderbilt University Medical Center di Nashville, Tennessee.

La casa farmaceutica anglo-svedese, grazie alla sua tecnologia, li ha ottimizzati tanto da triplicare la durata dell’azione rispetto agli anticorpi convenzionali, in modo da essere in grado di restare nel corpo per mesi.

PER CHI È PENSATO

La vera rivoluzione di questa terapia è che, essendo un farmaco preventivo, può essere utile per tutte quelle persone che non possono vaccinarsi o nelle quali il vaccino potrebbe non generare un’adeguata risposta immunitaria.

È il caso di pazienti che, per esempio, sono sottoposti a chemioterapia o che devono assumere farmaci antirigetto dopo i trapianti di organi, ma anche immunodepressi o a rischio effetti collaterali in caso di somministrazione del vaccino.

A CHI VERRÀ SOMMINISTRATO

Non a caso l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha autorizzato Evusheld nei pazienti ad alto rischio: “adulti e adolescenti (di età pari o superiore a 12 anni) con compromissione immunitaria da moderata a grave dovuta a una condizione medica o a farmaci immunosoppressivi e che potrebbero non sviluppare una risposta immunitaria adeguata alla vaccinazione anti Covid-19, e per le persone per le quali l’immunizzazione non è raccomandata”.

I destinatari, inoltre, non devono essere infetti o avere avuto una recente esposizione nota con una persona positiva al Covid.

FUNZIONA ANCHE CONTRO LE VARIANTI?

Nel decreto del ministero della Salute in cui si autorizza all’uso di Evusheld si parla di “parziale mantenimento di efficacia nei confronti della variante Omicron”.

Ora, dai risultati di studi tre studi indipendenti svolti da University College di Oxford, Washington University School of Medicine di St. Louis e dalla Food and Drug Administration (Fda), sembra arrivare un’ulteriore conferma circa l’efficacia nel neutralizzare non solo le varianti precedenti ma anche Omicron.

Secondo un pre-print pubblicato su Biorxiv, in un test con 19 anticorpi neutralizzanti, solo i due anticorpi di cui si compone Evusheld si sono dimostrati efficaci contro Omicron.

I DATI SULL’EFFICACIA

Evusheld, fa sapere AstraZeneca, riduce dell’83% il rischio di sviluppare la malattia in forma sintomatica per almeno sei mesi dopo una sola dose.

A dimostrarlo è stato lo studio internazionale di fase 3 Provent su circa 5.200 individui, in cui la combinazione dei due anticorpi ha mostrato una riduzione dell’83% del rischio di sviluppare la malattia in forma sintomatica, con una protezione a lunga durata.

“È necessario un maggiore follow-up per stabilire la durata completa della protezione dal virus, ma potremmo stimarla anche oltre i 12 mesi dopo una singola somministrazione che consiste di due iniezioni intramuscolari, una per ciascun anticorpo, separate e consecutive, in successione immediata” ha spiegato Raffaela Fede, direttore medico di AstraZeneca Italia.

POTREBBE AIUTARE A PREVENIRE FUTURE VARIANTI

“Recenti evidenze indicano che proteggere le persone vulnerabili aiuta a prevenire l’evoluzione virale, che rappresenta un fattore importante nella comparsa delle varianti”, ha evidenziato Giovanni Di Perri, direttore della Scuola di specializzazione in Malattie infettive dell’Università di Torino e responsabile della Divisione Universitaria di Malattie Infettive all’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino.

QUANTO NE HA ORDINATO L’ITALIA

L’Italia, stando a quanto affermato da Fede, ha ordinato 20.000 dosi iniziali di Evusheld: “Negli Usa – ha aggiunto – c’è stato un acquisto maggiore di dosi: 1,2 milioni. Poi ci sono Francia, Spagna, Germania, Israele e l’Italia è in questo cluster con una quantità di 20.000 dosi iniziali”.

L’ORDINE DEGLI STATI UNITI

Tuttavia, nonostante gli Stati Uniti abbiano fatto un super ordine, The Atlantic scrive che “questi farmaci scarseggiano” e riferisce che il governo ne “ha ordinato solo 1,7 milioni di dosi e ne ha distribuite 400.000” – una cifra ritenuta “tristemente inadeguata dato che gli Stati Uniti hanno almeno 7 milioni di adulti immunocompromessi”.

Non mancheranno, infatti, i problemi per decidere a chi somministrare Evusheld. Negli Stati Uniti, si legge nell’articolo che “alcuni ospedali hanno dovuto fare delle lotterie per decidere chi riceve i farmaci”.

WORK IN PROGRESS

Evusheld, fa sapere Quotidiano Sanità, “è anche in sperimentazione come potenziale trattamento per i pazienti già colpiti da Covid-19. Lo studio di fase 3 Tackle ha raggiunto l’endpoint primario dimostrando di ridurre il rischio di progressione della malattia da lieve-moderata a severa o di morte rispetto al placebo in pazienti non ospedalizzati con Covid-19 sintomatici da un periodo pari o inferiore a 7 giorni”.

L’EMA (ANCORA) NON SI PRONUNCIA

L’Agenzia europea per i medicinali (Ema), tuttavia, non ha ancora dato il suo parere: “La rolling review sull’anticorpo monoclonale Evusheld* sta procedendo secondo le attese e una cornice temporale più precisa dovrebbe essere definita a inizio marzo”, ha detto il responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici dell’Agenzia, Marco Cavaleri, nel corso del periodico aggiornamento per la stampa.

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