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Che cosa succede ad AstraZeneca tra furti e cocktail

AstraZeneca

Cocktail di anticorpi e storie di spie russe. Tutte le novità che riguardano AstraZeneca

 

AstraZeneca torna in prima pagina con due notizie. La prima rappresenta un altro passo avanti nella battaglia contro il Covid-19, l’altra ha tutto il sapore invece di una spy story, ma procediamo con ordine.

COSA SI SA DEL COCKTAIL DI ANTICORPI

AZD7442 è il nome del cocktail di anticorpi sviluppato da AstraZeneca e, secondo i risultati della terza fase di sperimentazione, riduce i rischi del Covid-19 del 50% nei pazienti non ospedalizzati che hanno avuto sintomi.

Non solo funziona come un’iniezione preventiva nei non infetti, ma ha anche dimostrato di salvare vite e prevenire la malattia grave quando viene somministrato come trattamento entro una settimana dai primi sintomi.

Per questo, la casa farmaceutica anglo-svedese ha chiesto la scorsa settimana alla Food and drug administration (Fda) di concedere al farmaco l’autorizzazione all’uso di emergenza come iniezione preventiva, pensando soprattutto alle persone che non hanno una risposta immunitaria abbastanza forte ai vaccini, come i pazienti oncologici o coloro che hanno ricevuto trapianti d’organo.

Un trial a parte sta studiando anche il suo uso come trattamento per i pazienti ospedalizzati.

UN’ALTERNATIVA AI VACCINI?

Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo della R&S biofarmaceutica di AstraZeneca, ha dichiarato che i risultati del trattamento indicano soprattutto il potenziale uso futuro come prevenzione non vaccinale.

“Se e quando sarà approvato, sarà usato anche per il trattamento [dell’infezione, ndr]. Ma il vero fattore di differenziazione per questo anticorpo sarà nell’impostazione profilattica”, ha detto a Reuters.

LA DIFFERENZA CON IL VACCINO

AZD7442 è a base di anticorpi fatti in laboratorio e progettati per rimanere nel corpo per mesi contenendo il virus in caso di infezione. Un vaccino, invece, dipende da un sistema immunitario che deve sviluppare anticorpi mirati e cellule che combattono l’infezione.

GLI ALTRI COCKTAIL

Quello di AstraZeneca però non è l’unico farmaco a base di diversi anticorpi. Terapie simili, sviluppate con anticorpi monoclonali, sono state realizzate anche da Regeneron, Eli Lilly e GlaxoSmithKline (GSK) con il partner Vir.

Negli Stati Uniti, questi cocktail sono stati approvati per l’uso di emergenza per il trattamento del Covid-19 nei casi che vanno da una forma lieve a una moderata.

RISULTATI A CONFRONTO

La terapia di Regeneron ha mostrato il 72% di protezione contro l’infezione sintomatica nella prima settimana e il 93% dopo.

I risultati del farmaco di GSK-Vir indicano una riduzione del 79% del rischio di ospedalizzazione o morte e quelli di Eli Lilly una diminuzione del 70% della carica virale al settimo giorno rispetto al placebo.

LA PILLOLA MERCK

La pillola anti Covid-19 della casa farmaceutica Merck, che ha chiesto ieri l’autorizzazione all’uso di emergenza alla Fda, ha dimostrato di ridurre il rischio di ospedalizzazione o morte del 50%, secondo la fase iniziale dello studio su un campione di pazienti che aveva almeno un fattore di rischio.

LA FORMULA RUBATA

Passiamo ora a una storia avvolta dal mistero. Stando a quanto riportato dal Sun, la Russia avrebbe rubato la formula per il vaccino AstraZeneca e l’avrebbe usata per creare il proprio. Il vaccino russo Sputnik V, tra l’altro, usa una tecnologia simile a quella del vaccino progettato da Oxford.

A scoprire il furto sarebbero stati i servizi segreti inglesi, che già l’anno scorso avevano puntato il dito contro il presidente Vladimir Putin. Gli 007 britannici erano sicuri al 95% e anche di più che gli hacker al servizio del Cremlino avevano preso di mira gli organismi britannici, statunitensi e canadesi impegnati nello sviluppo di un vaccino. Ora si dicono certi dell’accaduto: il furto dei dati sarebbe stato eseguito di persona da un unico agente russo.

“Il Sun è un giornale ben noto e molto ascientifico”, ha detto il portavoce Dmitry Peskov, in un commento riportato dalla Tass. “Questo è il nostro atteggiamento verso queste pubblicazioni”.

Downing Street per ora non commenta.

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