Sanità

Astrazeneca, Moderna e Pfizer, ecco i dati sull’efficacia dei vaccini anti Covid

di

india sudafrica

Dopo Pfizer e Moderna, anche Astrazeneca ha comunicato i primi i dati sull’efficacia del vaccino anti Covid (ma la percentuale è più bassa rispetto alle altre due concorrenti)

 

Tempo di annunci anche per Astrazeneca, dopo Pfizer e Moderna. Il vaccino anti Covid prodotto dalla società, e sviluppato dall’Università di Oxford e dalla sua società spin-out, Vaccitech, in collaborazione con l’italiana Irbm, ha soddisfatto l’endpoint primario di efficacia, con una media del 70%.

Una percentuale inferiore a quello degli annunci di Pfizer e Moderna, efficaci al 95%.

Andiamo per gradi.

DUE DOSI, DUE PERCENTUALI DI EFFICACIA PER IL VACCINO ASTRAZENECA

Secondo i primi dati arrivati dalla sperimentazione del vaccino in Gran Bretagna, il vaccino di Astrazeneca ha una media di efficacia al 70%.

“Un regime di dosaggio (n = 2.741) ha mostrato un’efficacia del vaccino del 90% quando AZD1222 è stato somministrato come mezza dose, seguita da una dose piena ad almeno un mese di distanza, e un altro regime di dosaggio (n = 8.895) ha mostrato un’efficacia del 62% quando somministrato come due dosi intere ad almeno un mese di distanza. L’analisi combinata di entrambi i regimi di dosaggio (n = 11.636) ha prodotto un’efficacia media del 70%”, spiega l’azienda, annunciando che “ci sono stati un totale di 131 casi COVID-19 nell’analisi ad interim”.

ENDPOINT PRIMARIO RAGGIUNTO

Un comitato di monitoraggio della sicurezza dei dati – terzo rispetto all’azienda – ha verificato che l’analisi ha raggiunto il suo endpoint primario, con la protezione da Covid-19 che si verifica in 14 giorni o più dopo aver ricevuto due dosi del vaccino.

L’analisi aggregata include solo i dati degli studi, in singolo cieco, di fase II/III Cov002 nel Regno Unito e di fase III Cov003 in Brasile.

IL VACCINO

Facciamo un passo indietro. Il vaccino AZD1222, messo a punto dall’università di Oxfors e Irbm, sfrutta un vettore virale di scimpanzé, carente di replicazione, basato su una versione indebolita di un comune virus del raffreddore, contenente il materiale genetico della proteina spike del virus Sars-Cov-2.

Dopo la vaccinazione, viene prodotta la proteina spike superficiale, che prepara il sistema immunitario ad attaccare il Covid-19 in caso di infezione.

SPERIMENTAZIONE ANCORA IN CORSO

Attualmente il vaccino, che non ha portato reazioni avverse gravi, è ancora in fase di sperimentazione in Regno Unito, Brasile, Stati Uniti, Giappone, Russia, Sud Africa, Kenya e America Latina. Sperimentazioni programmate anche in Italia a partire da dicembre.

In totale, la società prevede di coinvolgere negli studi di fase clinica III fino a 60.000 partecipanti a livello globale. “Continueranno ad accumularsi ulteriori dati e verranno condotte ulteriori analisi, affinando la lettura dell’efficacia e stabilendo la durata della protezione”, spiega Astrazeneca.

ANDREW POLLARD: PRONTI A SALVARE MOLTE VITE

“Questi risultati mostrano che abbiamo un vaccino efficace che salverà molte vite. È interessante notare che abbiamo scoperto che uno dei nostri regimi di dosaggio può essere efficace intorno al 90% e se viene utilizzato questo regime di dosaggio, più persone potrebbero essere vaccinate con una fornitura di vaccini pianificata. L’annuncio di oggi è possibile solo grazie ai numerosi volontari che partecipano alla nostra sperimentazione e al team di ricercatori di talento e duro lavoro con sede in tutto il mondo”, ha commentato il professor Andrew Pollard, capo investigatore dell’Oxford Vaccine Trial.

VERSO L’USO EMERGENZIALE?

In attesa che l’analisi completa venga pubblicata in una rivista peer-reviewed, Astrazeneca proverà ad ottenere il via libera per l’uso di emergenza dall’Organizzazione mondiale della sanità per accelerare la vaccinazione nei paesi a basso reddito.

PERCENTUALI INFERIORI A PFIZER

Se è vero che la percentuale di efficacia del vaccino di Astrazeneca soddisfi ampiamente la soglia di efficacia richiesta dalle autorità, è anche vero che si tratta di un numero inferiore a quello annunciato dalle concorrenti americane.

I candidato vaccino a base di mRNA, BNT162b2, messo a punto dall’americana Pfizer con la tedesca BionTech ha un’efficacia del 95% (del 94% negli anziani) e non ha presentato effetti collaterali gravi, secondo la prima serie di risultati completi della sperimentazione di fase 3. Lo studio clinico ha coinvolto 44mila volontari, metà dei quali ha ricevuto il vaccino. L’altra metà ha ricevuto un placebo a base di acqua e sale. Si sono verificati, sull’intero gruppo, 170 di Covid-19, di cui 162 erano nel gruppo placebo e 8 nel gruppo vaccinato. Su 10 casi di Covid-19 grave, 9 avevano ricevuto il placebo.

….E A MODERNA

Simili i risultati di efficacia per Moderna, sempre secondo gli annunci aziendali.

La società americana che ha sede nel Massachusetts ha annunciato in un comunicato che il suo vaccino contro il Covid ha una efficacia del 94.5%. Nello studio COVE, che ha arruolato 30mila partecipanti, 95 partecipanti hanno presentato casi confermati di COVID-19. Di questi 90 sono relativi a soggetti che hanno partecipato allo studio e facevano parte del gruppo cui è stato somministrato un placebo e 5 nel gruppo cui è stato somministrato il vaccino. Lo studio è stato condotto in collaborazione col National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID).

Quello di Moderna, però, ha un vantaggio in più rispetto a quello di Pfizer. I due vaccini si basano sulla tecnologia mRna. Moderna ha annunciato una durata di conservazione più lunga: l’antidoto dovrebbe rimanere stabile a temperature standard di refrigerazione tra 2° e 8°C per 30 giorni. Si prevede una conservazione a lungo termine a temperature standard del congelatore di -20°C per 6 mesi. Il vaccino di Pfizer ha la necessità di essere conservato a meno 94 gradi Fahrenheit. Pfizer spedirà il vaccino in scatole speciali da 1.000 a 5.000 dosi riempite con ghiaccio secco e dotate di sensori abilitati Gps.

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