Il periodo della crisi degli oppioidi che ha segnato gli Stati Uniti dalla fine degli anni ’90 al 2010 è stato fortemente caratterizzato dall’abuso di OxyContin, un antidolorifico prodotto dalla Purdue Pharma della famiglia Sackler e collegato a un’epidemia che ha causato oltre 900.000 morti.
Dopo oltre sei anni di processo, seguiti da una lunga serie di ricorsi arrivati fino alla Corte Suprema Usa, ieri un tribunale federale del New Jersey ha messo la parola fine al procedimento legale, condannando Purdue al pagamento di 5,5 miliardi di dollari. La casa farmaceutica si avvia quindi a essere sciolta e sostituita entro la fine della settimana da una nuova società orientata al bene pubblico.
Solo Purdue è stata incriminata e nessuno tra i singoli dipendenti o proprietari, nonostante nell’ambito del patteggiamento, l’azienda abbia ammesso di aver pagato tangenti a medici per aumentare le vendite di OxyContin e di aver ingannato le autorità federali riguardo alle misure adottate per prevenire l’uso illecito del farmaco.
LA SENTENZA
La condanna è stata pronunciata dalla giudice federale Madeline Cox Arleo al termine di un’udienza durata ore, durante la quale sono state ascoltate testimonianze dirette e contributi scritti di oltre 200 vittime della crisi degli oppioidi, con più di 40 interventi in aula. Molti dei partecipanti hanno chiesto il rigetto dell’accordo, ritenendo insufficienti le sanzioni economiche rispetto alla portata dei danni causati.
La giudice, riferisce Ap, ha definito il comportamento dell’azienda “uno schema criminale intenzionale, deliberato e sofisticato”, sottolineando al tempo stesso i limiti del sistema giudiziario: non essendo state presentate accuse contro dirigenti o proprietari da parte del Dipartimento di Giustizia, non è stato possibile imporre pene detentive. !Non mi sfugge che coloro che hanno dato inizio all’epidemia non sconteranno una pena”, ha dichiarato Arleo.
RESPONSABILITÀ E AMMISSIONI DI PURDUE
Nel patteggiamento del 2020, ricorda Reuters, Purdue ha riconosciuto diverse responsabilità, tra cui l’assenza di un sistema efficace per impedire la deviazione degli oppioidi verso il mercato illegale, nonostante rassicurazioni opposte fornite alle autorità. L’azienda ha inoltre ammesso di aver promosso l’OxyContin in modo ingannevole già in precedenti procedimenti, sostenendo falsamente che fosse meno soggetto a dipendenza e abuso rispetto ad altri antidolorifici.
Nel corso dell’udienza, Steve Miller, diventato presidente del consiglio di amministrazione di Purdue per guidare l’azienda durante la procedura di fallimento e che perderà l’incarico con lo scioglimento della società, ha rivolto scuse pubbliche alle vittime: “Mi scuso profondamente a nome dell’azienda per tutto ciò che ha fatto […] siamo profondamente dispiaciuti per tutto ciò che è accaduto e che è stato descritto con dovizia di particolari da tutte le vittime qui oggi”.
I LIMITI DELLE SANZIONI ECONOMICHE
La condanna prevede complessivamente 5,5 miliardi di dollari tra multe e sanzioni, ma gran parte di questa somma non sarà effettivamente riscossa: il governo federale incasserà circa 225 milioni di dollari, mentre i restanti fondi saranno destinati al rimborso dei creditori, in larga parte enti statali e locali che hanno sostenuto i costi della crisi.
In precedenza, l’accordo complessivo con il governo includeva 8,3 miliardi di dollari tra confische e sanzioni, anch’essi ridimensionati nell’ambito delle trattative. Parallelamente, il piano di risoluzione prevede un’intesa più ampia da 7,4 miliardi di dollari per compensare i danni dell’epidemia, inclusi 865 milioni destinati a un fondo per le vittime individuali. I risarcimenti previsti per i singoli variano tra circa 8.000 e 16.000 dollari.
LE CRITICHE DELLE VITTIME
Molte delle persone intervenute hanno espresso insoddisfazione per l’esito del procedimento, sostenendo che una sanzione economica non rappresenti una punizione adeguata. “Punire con una multa significa rendere tutto ‘legale a pagamento'”, ha affermato Ed Bisch, che ha perso il figlio per overdose nel 2001.
Diversi interventi hanno inoltre evidenziato le difficoltà nell’accesso ai risarcimenti, legate alla necessità di presentare documentazione medica risalente anche a decenni prima. “Meritiamo ancora giustizia […] questa non lo è”, ha dichiarato Alexis Pleus, madre di una vittima, sottolineando come molte famiglie rischino di restare escluse dai pagamenti.
La giudice ha invitato i legali dell’azienda a introdurre maggiore flessibilità nelle procedure di verifica.
IL RUOLO DELLA FAMIGLIA SACKLER
L’accordo, precisa Ap, prevede anche il contributo della famiglia Sackler, proprietaria di Purdue, che dovrà versare fino a 7 miliardi di dollari nell’arco di 15 anni. La maggior parte di queste risorse sarà destinata a programmi pubblici per contrastare la crisi degli oppioidi.
Nel periodo compreso tra il 2008 e il 2018, i membri della famiglia hanno ricevuto circa 10,7 miliardi di dollari dall’azienda, sostenendo tuttavia che quasi la metà sia stata impiegata per il pagamento delle imposte. L’intesa garantisce inoltre ai Sackler protezione da ulteriori azioni legali da parte di chi aderisce al risarcimento.
LA TRASFORMAZIONE DELL’AZIENDA
Con l’attuazione dell’accordo, Purdue cesserà di esistere come entità commerciale e sarà sostituita da una nuova società, Knoa Pharma, con un consiglio nominato dagli Stati e una missione orientata al contrasto della dipendenza da oppioidi e alla prevenzione delle overdose.
La nuova organizzazione opererà senza scopo di lucro e si occuperà della produzione di farmaci per il trattamento delle dipendenze. L’accordo prevede inoltre la pubblicazione di milioni di documenti interni dell’azienda, mentre i membri della famiglia Sackler hanno accettato di non opporsi alla rimozione del loro nome da istituzioni culturali e museali finanziate in passato.







