Negli Stati Uniti è in corso una delle più estese epidemie di origine alimentare degli ultimi anni. I casi confermati di ciclosporiasi sono aumentati rapidamente nel giro di poche settimane e le autorità sanitarie stanno ancora cercando di identificare la fonte del contagio, mentre le indagini si concentrano su diversi prodotti ortofrutticoli. Al momento non sono stati registrati decessi, ma centinaia di persone hanno richiesto il ricovero e il numero complessivo delle infezioni è destinato a crescere a causa dei tempi necessari per la conferma diagnostica.
UN’EPIDEMIA IN RAPIDA CRESCITA
Dal 1° maggio i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) hanno confermato 1.645 casi di ciclosporiasi acquisita negli Stati Uniti, distribuiti in 34 Stati, e stanno analizzando oltre 5.100 ulteriori segnalazioni che potrebbero essere riconducibili alla stessa infezione. Si tratta di un incremento eccezionale: nello stesso periodo del 2025, infatti, erano stati registrati appena 249 casi. Se verranno confermate anche le infezioni ancora in esame, il totale – scrive la Cnn – sarà circa 27 volte superiore a quello dello scorso anno.
Secondo i Cdc, 141 persone sono state ricoverate in ospedale, mentre non è stato segnalato alcun decesso. “Stiamo osservando un numero insolitamente elevato di casi di ciclosporiasi in questa stagione”, ha dichiarato Gwen Biggerstaff, vicedirettrice della Divisione malattie trasmesse da alimenti, acqua e ambiente dei Cdc, definendo l’attuale situazione “un cambiamento davvero molto significativo” rispetto agli anni precedenti.
MICHIGAN, EPICENTRO DEL FOCOLAIO
L’epidemia è particolarmente intensa in Michigan, dove le autorità sanitarie hanno registrato oltre 3.300 casi. Altri numeri rilevanti sono stati segnalati in Ohio, New York, Kentucky, West Virginia e in numerosi altri Stati. I Cdc ritengono che almeno 400 infezioni registrate in Michigan, Ohio, Kentucky e West Virginia siano epidemiologicamente collegate e possano avere una fonte comune, mentre altre indagini riguardano cluster indipendenti o casi ancora non associati ad alcun focolaio.
Secondo Biggerstaff, “ci sono molti casi che non rientrano in questo focolaio multistatale e sono in corso numerose altre indagini”, a conferma di un quadro epidemiologico ancora in evoluzione.
COS’È LA CICLOSPORIASI E COME SI TRASMETTE
La ciclosporiasi, spiegano i Cdc, è un’infezione intestinale causata dal microscopico parassita Cyclospora cayetanensis. L’infezione si contrae ingerendo alimenti o acqua contaminati da materiale fecale e, a differenza di molte altre infezioni gastrointestinali, non si trasmette normalmente da persona a persona.
I sintomi compaiono generalmente tra 2 e 14 giorni dopo l’esposizione e comprendono diarrea acquosa, crampi addominali, gonfiore, nausea, perdita dell’appetito, dimagrimento e marcata stanchezza. In assenza di trattamento la malattia può durare settimane, con un andamento caratterizzato da miglioramenti e ricadute. Le complicanze più frequenti sono legate alla disidratazione, ma possono verificarsi anche malassorbimento, colecistite e artrite reattiva.
“Se la diarrea persiste per più di un paio di giorni, è opportuno consultare il proprio medico”, raccomanda Kawsar Talaat, infettivologa del Johns Hopkins Hospital, che aggiunge: “Se la diarrea scompare e poi ricompare, questo è un altro possibile segno di un’infezione da Cyclospora”.
AAA CERCASI RESPONSABILE
La Food and Drug Administration (Fda) sta conducendo indagini di tracciabilità lungo la filiera alimentare per individuare l’origine del focolaio. Gli investigatori ricostruiscono gli alimenti consumati dalle persone infette nelle settimane precedenti l’insorgenza dei sintomi, un’attività resa particolarmente complessa dal lungo periodo di incubazione del parassita, che può arrivare a due settimane.
In Michigan, oltre 1.000 interviste ai pazienti hanno indicato lattuga e verdure da insalata tra i possibili alimenti coinvolti. Tuttavia, le autorità precisano che non è stato identificato alcun prodotto specifico, né un coltivatore, un fornitore o un distributore responsabile del contagio. Anche la Fda sottolinea che le indagini sono ancora in corso e che, allo stato attuale, non esistono alimenti che la popolazione debba evitare in modo particolare.
A scopo precauzionale, la catena Taco Bell ha rimosso temporaneamente alcuni ingredienti in un numero limitato di ristoranti, pur precisando che le autorità sanitarie non hanno stabilito alcun collegamento tra il focolaio e l’azienda.
DIAGNOSI E PREVENZIONE
I Cdc hanno invitato i medici a richiedere test specifici quando sospettano un’infezione da Cyclospora, poiché i comuni esami coproparassitologici possono non rilevare il parassita. In alcuni casi è necessario analizzare più campioni fecali per confermare la diagnosi.
Il trattamento di riferimento, affermano gli esperti, è il trimetoprim-sulfametossazolo, un antibiotico prodotto dalla tedesca Eumedica Pharmaceuticals e commercializzato anche come Bactrim, generalmente somministrato per 7-10 giorni. Sebbene molti adulti sani guariscano spontaneamente, bambini, anziani e persone immunodepresse presentano un rischio maggiore di sviluppare forme più severe della malattia.
Poiché il parassita aderisce alla superficie dei prodotti ortofrutticoli, le autorità sanitarie raccomandano di lavare accuratamente frutta e verdura sotto acqua corrente prima del consumo e ricordano che la cottura rappresenta l’unico metodo in grado di eliminare con certezza Cyclospora dagli alimenti.






