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Il gioco di equilibrio di Kim Jong-un tra Cina e Russia

Un bilancio del viaggio di Xi Jinping a Pyongyang.

Sette anni possono sembrare un’eternità nella diplomazia asiatica. Per questo l’arrivo di Xi Jinping a Pyongyang, il primo viaggio del leader cinese in Corea del Nord dopo anni di assenza, ha assunto un valore che va ben oltre le celebrazioni ufficiali del trattato di mutua assistenza tra i due paesi. Dietro le immagini di cordialità che Xi e Kim Jong-un hanno regalato alle rispettive opinioni pubbliche si intravede infatti una partita geopolitica più ampia, nella quale Pechino cerca di riaffermare il proprio ruolo centrale sulla penisola coreana, in concorrenza con l’alleato russo, che a sua volta ha rafforzato la propria presenza accanto al regime nordcoreano.

UN SUCCESSO PER KIM

Per Kim Jong-un la visita ha rappresentato innanzitutto una vittoria simbolica. Accogliere uno dei leader più influenti del pianeta ha offerto al governo nordcoreano un potente strumento di legittimazione interna. La presenza del presidente cinese ha consentito a Pyongyang di mostrare alla propria popolazione di non essere isolata sulla scena internazionale e di poter contare sul sostegno di una grande potenza.

L’incontro ha rafforzato inoltre l’immagine di Kim come interlocutore riconosciuto dai principali attori globali. Negli ultimi anni il leader nordcoreano ha consolidato i rapporti con il presidente russo Vladimir Putin, intensificando la cooperazione con Mosca in campo militare e strategico. L’arrivo di Xi ha contribuito a proiettare l’immagine di una Corea del Nord al centro di una rete di relazioni che coinvolge due membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

LA COMPETIZIONE SILENZIOSA CON MOSCA

Cina e Corea del Nord sono legate da un accordo firmato 65 anni fa, che resta l’unico trattato bilaterale di difesa sottoscritto da Pechino. Dalla guerra di Corea, la Repubblica Popolare è il principale partner politico ed economico del vicino.

Negli ultimi due anni, tuttavia, la Russia ha guadagnato spazio. Pyongyang ha fornito uomini, munizioni e sostegno a Mosca nella guerra contro l’Ucraina, ottenendo in cambio assistenza tecnologica, cooperazione militare e forniture energetiche.

In questo scenario il viaggio di Xi ha assunto anche il significato di un messaggio politico. Pechino intende ricordare che la Corea del Nord resta parte della propria sfera d’influenza. Non si tratta di una sfida aperta al Cremlino, ma della riaffermazione di una gerarchia consolidata. La Cina accetta la collaborazione tra Mosca e Pyongyang, ma vuole evitare che questa evoluzione riduca il proprio peso strategico.

Secondo analisti occidentali, l’avvicinamento tra Corea del Nord e Russia non coincide con gli interessi di lungo periodo della Cina, che rimane determinata a preservare la propria capacità di influenza sul regime nordcoreano.

IL FATTORE DELLA SICUREZZA REGIONALE

Le motivazioni cinesi non si limitano alla competizione con la Russia. Per Pechino la Corea del Nord continua a svolgere la funzione di zona cuscinetto in una regione attraversata da crescenti tensioni. I rapporti tra Cina e Giappone restano segnati da dispute territoriali e divergenze strategiche e il rafforzamento della cooperazione tra Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone è monitorato con attenzione dalla leadership cinese.

In questo quadro, mantenere un legame privilegiato con Pyongyang significa per Xi evitare che altri attori acquisiscano influenza decisiva in un’area considerata cruciale per la sicurezza nazionale cinese. Anche le possibili conseguenze della collaborazione militare tra Russia e Corea del Nord vengono seguite con cautela. Se Mosca dovesse trasferire tecnologie capaci di accrescere sensibilmente le capacità nucleari nordcoreane, il rischio sarebbe quello di provocare una risposta da parte di Washington, Tokyo e Seul, alimentando ulteriormente le tensioni regionali. E Pechino non ha alcuna voglia che le tensioni già alte su altri quadranti del globo si trasferiscano a due passi da casa.

LA LEVA ECONOMICA DI PECHINO

Accanto alla dimensione strategica rimane fondamentale quella economica. Nonostante il crescente rapporto con la Russia, la Corea del Nord continua a dipendere in larga misura dalla Cina per il commercio estero e per l’accesso ai mercati.

Secondo le stime, circa l’85 per cento delle esportazioni nordcoreane trova sbocco in Cina, un dato che conferma quanto il regime di Kim resti legato al vicino nonostante le sanzioni internazionali imposte per il programma nucleare e per le violazioni dei diritti umani. Nell’ultimo anno sono ripresi i collegamenti aerei fra i due paesi e dalla primavera scorsa le due capitali sono collegate da treni passeggeri, anche se per il momento i viaggi in Corea del Nord sono consentiti solo a chi viaggia per motivi di lavoro, ai funzionari governativi, agli studenti e ai familiari.

Proprio questa dipendenza costituisce uno degli strumenti più efficaci a disposizione di Pechino. La capacità di influenzare gli scambi commerciali, nonostante i tentativi di Mosca di sviluppare nuove infrastrutture di trasporto transfrontaliere con la Corea del Nord, garantisce alla Cina una leva che nessun altro partner può eguagliare.

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